Una conferenza stampa il 25 aprile, giorno di festa per l’anniversario della Liberazione? Ma non potevano scegliere un’altra data? No, che non potevano sceglierla, i giovani animatori culturali dell’associazione Veneto Barbaro. Perché la nuova edizione del festival itinerante Veneto Barbaro, da loro organizzato, è dedicata al tema del “fare resistenza”, in tutti i sensi, che spazia dalla storia agli scenari preoccupanti dell’attualità di oggi. E poi l’incontro coi cronisti per la presentazione della sesta edizione del festival viene ospitato nel parco di Villa Angaran San Giuseppe a Bassano, immerso nel verde e nell’accogliente clima primaverile di una splendida giornata di sole. C’è di peggio nella vita.
“Resistenza, ora” è il titolo nonché il filo conduttore di Veneto Barbaro 2026, che si concentrerà ancora nei territori dei Comuni di Solagna e Valbrenta, con eventi, attività culturali e incontri da maggio a settembre.
“Focus di quest’anno del festival di Veneto Barbaro – spiega e conferma il presidente dell’associazione Leonardo Scapin – è il concetto di resistenza: quella storica italiana, ancora così difficile da raccontare e condividere come patrimonio comune; quella del popolo iraniano conteso tra i fuochi occidentali e quelli di un regime repressivo e tirannico; o ancora quella culturale di associazioni, enti del terzo settore, case editrici e realtà che sopravvivono in un mondo sempre più polarizzato e appiattito.”
“Fare resistenza oggi – ha aggiunto Scapin – significa cogliere nel particolare l’universalità, fare lotta politica e culturale, destarsi dal sonno in cui questo tempo vorrebbe abbandonarci, ignari e ignavi di tutto e concentrati soltanto sulla nostra individualità, senza un’idea di collettività e di condivisione. Resistere a questo significa riprendere il proprio spazio e ridefinire il futuro prima che altri lo facciano al posto nostro, con esiti imprevedibili e disastrosi.”
Resistenza come arma di pensiero per combattere il torpore del disimpegno e dell’omologazione, quindi. “Penso dunque esisto”, affermava Cartesio quattro secoli fa. “Penso dunque resisto”, lo si potrebbe tradurre ai giorni nostri. Questioni di principio che trovano compimento nel programma dell’edizione 2026 del Festival, illustrato dalla vicepresidente di Veneto Barbaro Camilla Baron.
Si parte lunedì 11 maggio alle 20 al Cinema di Solagna con la presentazione del libro Sentieri partigiani di Paolo Malaguti, in collaborazione con la Sezione Valbrenta dell’ANPI e col Gruppo Cineforum Solagna. Si prosegue sabato 6 giugno alle 18 alla Fornace di Solagna con Ferite fiorite, incontro con l’artista ed attivista iraniana Shiva Jabarikhatab, proposto in collaborazione con la Scuola di Politiche Oltrevia, che ha sede proprio in Villa Angaran San Giuseppe. Residente in Italia da più di dieci anni e laureatasi in Arte Visiva all’Accademia di Brera a Milano, l’artista di Teheran pone al centro delle sue opere un’incessante denuncia sulla situazione femminile nel suo Paese d’origine. Un tema di stringente attualità che sarà affrontato all’incontro di Solagna in presa diretta.
Il terzo appuntamento di Veneto Barbaro si terrà sabato 1° agosto in Piazzetta delle Poste a San Nazario: l’esibizione Trio senza pianoforte con Diego Dalla Via e Bàcan, in collaborazione con Operaestate Festival Veneto. Sabato 5 settembre alle 16 sarà invece il turno della tavola rotonda Resistere, oggi. Il luogo e i nomi dei relatori sono ancora da confermare ma, come anticipano gli organizzatori, saranno tutte “persone che resistono nei rispettivi campi di attività, nell’ambito dello sport, della scuola, del territorio”. Infine, sempre sabato 5 settembre ma alle ore 20.30, al Chiosco Terrabona a Solagna è in programma la presentazione del libro Tre cose belle di Paola Vivian, in collaborazione con Chiosco Terrabona e con Ronzani Editore.
In definitiva, Veneto Barbaro 2026 è un “atto di resistenza culturale” ma anche, come sempre, di condivisione. Per questo alla conferenza stampa gli organizzatori lasciano spazio agli interventi dei loro “compagni di viaggio” per questa edizione della manifestazione. Ottorino Bombieri, presidente del nuovo partner del festival ANPI Valbrenta, parla della Resistenza storica nella Valle prendendo spunto dal libro fresco di stampa “I ‘sovversivi’ della Valbrenta”, realizzato dalla stessa ANPI Valbrenta per Attilio Fraccaro Editore, che sarà ufficialmente presentato il prossimo 6 giugno alle Grotte di Oliero.
“È un volume – chiarisce Bombieri – che parla non solo dei partigiani ma anche delle tante persone della Valbrenta che furono perseguitate dal fascismo e schedate come “sovversivi”: ammoniti, diffidati, confinati, internati. Tutto attinto dai fascicoli del Casellario Politico Centrale. La Valbrenta ha avuto il maggior numero di schedati in rapporto alla popolazione in tutta la provincia di Vicenza, che era già una delle più insofferenti nei confronti del regime.” “Lo abbiamo fatto – continua il presidente ANPI Valbrenta – per cercare di capire la situazione, fare conoscenza e memoria. È una questione di giustizia. La collaborazione con Veneto Barbaro va in questa direzione: se vogliamo che le cose vadano avanti, dobbiamo inevitabilmente fondarci sui giovani.”
Ma non di sola Resistenza storica vive l’uomo. E per entrare nel mood delle resistenze di oggi, altri due collaboratori di Veneto Barbaro 2026 si raccontano brevemente al pubblico presente. Leonardo Franceschini, del gruppo musicale culturale Bacàn, riferisce come l’amore per la Vallata sia nato a seguito di una residenza artistica che li ha “connessi fortemente alle tematiche della Valbrenta, del fiume, della Valle e delle persone”. Il tutto poi sfociato nell’evento dell’anno scorso “Negli stessi fiumi” a Campolongo sul Brenta per Operaestate Festival. Elena Fantinato di Oltrevia spiega invece la genesi e la mission della sua organizzazione, vale a dire “un gruppo nato in pandemia che discute di temi ambientali e di giustizia sociale nel territorio”.
Saluti conclusivi affidati a Silvia Dalla Rosa, presidente di Rete Pictor, il consorzio che ha in gestione Villa Angaran San Giuseppe, ovvero semplicemente “Villa” per gli amici. “Oggi – sono le sue parole – vorremmo che la Villa sia un bene comune della città, un luogo sociale e di cultura in cui le persone possano sperimentare bellezza, condivisione e relazioni umane.” E “bellezza”, guarda caso, è una parola ricorrente nei discorsi di chi interviene.
“Vi ringraziamo per essere qui con noi oggi, in questo luogo di bellezza – affermano infatti i giovani di Veneto Barbaro -. Che non cambierà il mondo ma magari ci porterà a cambiare almeno strada e paradigma. Citando Camus: la bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma c’è un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno di lei.” Una dichiarazione che fa da pendant al verso conclusivo della poesia di Francesca Bottari La vita in un fiore, tratta dal suo primo libro Guarderai il cielo e letta dall’autrice all’inizio della conferenza stampa: “La rivoluzione è comprendere che non è la bellezza a salvare il mondo, ma l’uomo, accorgendosi di essa.”
Insomma: la Grande Bellezza è dentro di noi, basta saperla cercare tra uno slancio di resistenza e l’altro.