Questo è il mio secondo e spero ultimo editoriale dedicato al “caso nazionale” delle due classi quinte della scuola elementare di Marostica recatesi in visita scolastica dai migranti della rotta balcanica a Trieste. Gli sviluppi di cronaca non sono ancora conclusi, alla primaria “Arpalice Cuman Pertile” sono attesi gli ispettori del Ministero, ma la storia è stata ormai inquadrata in tutti i suoi aspetti e il comunicato del dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo prof. Gianluca Garlini ha chiuso degnamente il cerchio sull’esatta successione e spiegazione dei fatti.
Su questo episodio scaraventato nel vortice dei media da alcuni politici di centrodestra, si è parlato e si è sparlato – inevitabilmente – anche troppo. Europarlamentari, deputati, assessori e consiglieri regionali, amministratori locali tra cui il sindaco di Trieste Dipiazza, associazioni e altre componenti attive della società civile, vescovi (quello di Trieste) e unità pastorali, ODV Linea d’Ombra e Fornelli Resistenti Bassano del Grappa, e quant’altro, senza contare la miriade di interventi e di commenti nei social: in moltissimi hanno fatto a gara a dire la propria su quanto è accaduto e a prendere posizione di conseguenza. In moltissimi, eccetto uno. Vale a dire il primo amministratore pubblico che avrebbe dovuto dire qualcosa su questa vicenda e che invece è rimasto zitto: il sindaco di Marostica Matteo Mozzo.
A tutt’oggi nessun comunicato stampa, nessun intervento sul profilo Facebook della Città di Marostica. Per il primo cittadino tutto il terremoto che ha travolto la scuola primaria del suo Comune è come se non fosse esistito. Da parte sua, solo una breve “non dichiarazione” rilasciata al volo a un Tg locale: “In questo momento non rilasciamo dichiarazioni come Comune. Attendiamo la scuola che dia le spiegazioni necessarie.”
Posso anche capire che la sua agenda sia piena di impegni, tali da distogliere il pensiero verso altre cose. Ad esempio sabato scorso, quando la “bomba” era già scoppiata, tutte le energie del sindaco e dell’amministrazione marosticense si sono concentrate sull’inaugurazione del Museo Internazionale degli Scacchi “Giovanni Longo” al Castello Inferiore. Domenica è poi seguita la Festa dello Sport in piazza Castello e tutto l’apparato comunale è già proteso verso l’organizzazione dell’82sima Festa della Ciliegia di Marostica IGP in programma nell’ultimo weekend di questo mese. Davvero una notevole serie di incombenze ravvicinate da sbrigare.
Tuttavia, ciò non giustifica l’assenza di Mozzo nella questione che ha sbattuto il suo Comune in prima pagina. Un sindaco non deve farsi sentire solo per le questioni che riguardano la sua amministrazione. Ed è proprio in momenti come questi, quando il mondo casca addosso al Comune di cui sei tu il primo cittadino, che devi far capire e comunicare in primis ai tuoi concittadini che sei presente, che sei sul pezzo, che stai seguendo l’evolversi della situazione. Questo non è successo, per via di un sindaco stretto tra l’incudine della sua carta d’identità politica e il martello della comunità che lui per primo rappresenta, di cui la scuola è un elemento centrale.
Matteo Mozzo è un leghista. Di più: è un leghista puro. Uno di quelli che vanno a Pontida ad ascoltare Salvini, tanto per intenderci. Pensare che possa essere in qualche modo favorevole a un’esperienza scolastica di incontro coi migranti della rotta balcanica, definiti erroneamente “clandestini” e “irregolari” da esponenti del suo stesso schieramento politico, è una Mission: Impossibile. Ma esprimersi negativamente nei confronti di un’iniziativa della scuola primaria “Arpalice Cuman Pertile” sarebbe controproducente. Perché scuola vuol dire bambini, bambini vuol dire famiglie e famiglie vuol dire consensi e voti. Meglio, dunque, mettere il silenziatore. In questo modo si ottiene un doppio risultato: il “silenzio assenso” del sindaco nei riguardi delle prese di posizione dei suoi colleghi di partito (in primis l’europarlamentare leghista Anna Maria Cisint, che ha fatto scoppiare tutto questo casino) e al contempo si evitano incidenti diplomatici con l’istituzione scolastica. Silenzio obbligato.
E anche adesso che la scuola ha dato “le spiegazioni necessarie”, col preciso e circostanziato comunicato del dirigente scolastico, il primo cittadino ha continuato a tacere. Prima o poi forse parlerà ma, nel caso, probabilmente lo farà per forza di cose e non per spontanea volontà di dire finalmente la sua. Perché c’è qualcosa che mi fa intendere come il percorso di educazione civica della scuola primaria di Marostica, di cui la trasferta a Trieste è stato l’atto conclusivo, non sia e non possa essere nelle corde di Mozzo, a prescindere.
Incontrare i profughi della rotta balcanica è infatti un’esperienza forte e di confronto diretto con un indescrivibile dramma umano, comunque la si pensi al riguardo. Coi migranti della “piazza del mondo” – come è capitato a me – si può anche ridere, scherzare, conversare con chi parla un po’ di inglese e giocare persino a pallone. Molti di loro sono giovani, alcuni anche giovanissimi, e con lo spirito giusto non è difficile creare contatti di questo tipo. Ma dietro ai loro occhi rimane il mistero del mondo violento da cui sono fuggiti e delle famiglie da cui sono stati strappati. Scenari di guerra, di diritti umani calpestati, di povertà, di disperazione. E questo concentrato di desolazione umana, per la massima carica del municipio di via Tempesta, non è in linea con l’esigenza di alleviare i problemi che abbiamo già per conto nostro.
Matteo Mozzo è infatti il sindaco che l’anno scorso – facendo nuovamente conquistare al suo Comune i titoli di prima pagina – aveva cancellato il Cineforum di Marostica, con conseguenti dimissioni in blocco del Comitato della Biblioteca Civica che lo aveva organizzato, perché il programma prevedeva la proiezione di tre film d’autore, tra cui il Premio Oscar “No Other Land”, coproduzione israelo-palestinese sulla complessa e drammatica realtà dell’occupazione israeliana in Cisgiordania. Tre titoli che il sindaco aveva bocciato, ritenendoli “troppo politici e impegnati” e poco adatti “a questo periodo difficile, in cui c’è bisogno di leggerezza”.
Ecco: in “questo periodo difficile in cui c’è bisogno di leggerezza” i bambini delle due classi della scuola primaria di Marostica hanno fatto esattamente il contrario. Grazie alle insegnanti che li hanno preparati, sono andati a scoprire di persona che il mondo in cui viviamo non è fatto solo di famiglie del Mulino Bianco. E invece c’è chi ha accusato la scuola di aver fatto il “lavaggio del cervello” agli alunni, facendo partire la macchina del fango. Un danno d’immagine per Marostica, e per la sua comunità, finita nel tritacarne mediatico nazionale per le sparate non verificate di qualche politico. Ma nessuno, dal palazzo comunale, ha avuto fino ad oggi alcunché da ridire.
Il silenzio è d’oro? No: il silenzio è Mozzo.