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In Alto gli scudi

Dodici sindaci dell’Alto Vicentino si schierano contro il Tribunale di Bassano: “Chiediamo di essere esclusi dall’inserimento nella nuova circoscrizione giudiziaria”. Il deputato leghista Erik Pretto: “Una richiesta di attenzione che abbiamo il dovere di ascoltare”

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Mag 19, 2026

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Foto di Fulbicildrone. Archivio Seven Magazine

Oh, benon: oggi mi occupo nuovamente del nascente (?) nuovo Tribunale di Bassano del Grappa. Avrei dovuto scrivere questo articolo già lo scorso fine settimana, ma sono stato “risucchiato” dal caso nazionale, finito nel tritacarne dei media e dei social, della scuola primaria di Marostica in visita ai migranti della rotta balcanica a Trieste. Ritorno adesso sui consueti canali della rotta giudiziaria, contraddistinta nel nostro territorio dalle due eterne questioni, tra loro collegate: da una parte, lo stato di crisi del Tribunale di Vicenza, penalizzato dalla cronica carenza di organico e, dall’altra, l’eventuale (a tutt’oggi) istituzione del nuovo Tribunale di Bassano, attualmente ancora impantanata nei meandri delle commissioni parlamentari.

Ne scrivo perché dalle sabbie mobili in cui sembra essersi da tempo congelata la questione, è improvvisamente scaturita una scudisciata di attualità.

Si tratta della presa di posizione ufficiale di dodici sindaci dell’Alto Vicentino, i cui Comuni verrebbero compresi nella nuova circoscrizione giudiziaria di Bassano del Grappa: Thiene, Breganze, Caltrano, Carrè, Chiuppano, Fara Vicentino, Lugo di Vicenza, Montecchio Precalcino, Sandrigo, Sarcedo, Zanè e Zugliano. In un documento congiunto, i dodici primi cittadini affermano la loro netta opposizione al Tribunale bassanese e chiedono di mantenere i rispettivi Comuni sotto la giurisdizione del Tribunale di Vicenza.

Niente di nuovo sotto il sole. Già nel marzo del 2025 i sindaci di 28 Comuni dell’Alto Vicentino, compresi quelli indicati all’interno del nuovo circondario giudiziario di Bassano, avevano scritto una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio dichiarando la loro contrarietà al “progetto nostalgico, anacronistico e inidoneo a garantire nel nostro territorio una giustizia di qualità” del Tribunale della Pedemontana. Ma oggi la situazione è diversa: quella che allora era solo una promessa ai bassanesi, ora è un disegno di legge del Governo in attesa di essere convertito in legge dal Parlamento e di diventare, pertanto, effettivo. E i dodici Comuni dell’area thienese si chiamano fuori: di far parte del progetto giudiziario “pedemontano” non ne vogliono sentir parlare.

“Come rappresentanti dei Comuni dell’Alto Vicentini destinati a confluire nell’istituendo nuovo circondario – scrivono i sindaci –, vogliamo esprimere ancora una volta e con forza la nostra contrarietà a questo progetto. La riapertura del Tribunale di Bassano, che passa per lo smembramento di quelli di Vicenza, Padova e Treviso, è stata criticata a livello tecnico da tutti gli operatori della giustizia.”

Processo sempre più telematico e sempre minori spostamenti fisici; necessità di una giustizia “celere, efficiente e competente” che richiede “piante organiche adeguate e concentrazione di risorse”; il recente inserimento del Tribunale di Vicenza nella lista delle “sedi disagiate” che rende “del tutto incomprensibile un disegno di legge che preveda nuovi costi, frammentazione e il drenaggio di personale dai tribunali limitrofi”. In più, una “prossimità geografica” ovvero una giustizia di prossimità che è “perfettamente garantita dall’attuale collocazione dei nostri Comuni all’interno della circoscrizione di Vicenza”. Sono i motivi per i quali i dodici sindaci ritengono “penalizzante” il passaggio sotto Bassano.

“Per queste ragioni – scrivono e sottoscrivono i primi cittadini –, confermiamo la nostra contrarietà al progetto e, nella denegata ipotesi in cui lo stesso dovesse perfezionarsi, chiediamo di essere esclusi dall’inserimento nella circoscrizione del nuovo Tribunale di Bassano.” “Ci aspettiamo – concludono – che i promotori del progetto facciano un passo indietro, anteponendo il bene del territorio vicentino a questioni di campanile o a valutazioni elettorali.”

Alla presa di posizione dei sindaci dell’area dell’Alto Vicentino, fermamente e compattamente schieratisi contro l’ipotesi dell’apertura del Tribunale a Bassano, non è rimasto insensibile l’on. Erik Pretto, deputato vicentino della Lega. La quale, per la cronaca, è lo stesso partito del sen. Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia nonché “bassanese ad honorem”, dal 2023 folgorato sulla via Marinali, primo propugnatore del cosiddetto Tribunale della Pedemontana.  

“Ho letto con attenzione – dichiara Pretto in un comunicato trasmesso in redazione – l’appello sottoscritto da 12 Sindaci dell’Alto Vicentino, preoccupati per le criticità che potrebbero derivare dall’apertura del Tribunale della Pedemontana, relativamente alla frammentazione giurisdizionale che il nostro territorio rischierebbe di subire. È questa una richiesta di attenzione che abbiamo il dovere di ascoltare, specialmente in forza dei principi autonomistici che da sempre caratterizzano il nostro modo di fare politica e buona amministrazione.” “L’Alto Vicentino – prosegue il parlamentare della Lega – è un territorio omogeneo e ben definito, socialmente ed economicamente assai rilevante nel panorama provinciale e regionale, che può e deve saper ragionare in maniera sinergica e compatta; in tal senso, il fatto che la proposta di riforma della geografia giudiziaria in discussione preveda di tagliarlo in due, mantenendo l’area di Schio nella circoscrizione di Vicenza ed assegnando l’area di Thiene alla circoscrizione di Bassano del Grappa, crea legittime perplessità che meritano adeguati approfondimenti.” “Avrò dunque piacere – conclude l’on. Erik Pretto – di incontrare i sindaci firmatari di questa lettera per confrontarmi con loro e per assicurarmi che la loro istanza possa giungere alle Commissioni parlamentari competenti.”

In Alto gli scudi: Bassano vuole il suo Tribunale ma l’Alto Vicentino non ci sta.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.