La città di Marostica ha questo strano destino: finire periodicamente sulle cronache nazionali per questioni che non c’entrano nulla con gli scacchi e con le ciliegie. Era accaduto l’anno scorso, con l’inedita e incredibile vicenda del cineforum negato dal sindaco Mozzo e sta accadendo anche adesso, in maniera molto più altisonante, con il caso delle due classi quinte della scuola primaria “Arpalice Cuman Pertile” in visita scolastica tra i profughi della rotta balcanica in piazza della Libertà, ribattezzata la “piazza del mondo”, a Trieste.
A seguito degli attacchi alle insegnanti della primaria e delle interrogazioni al ministro dell’Istruzione Valditara di alcuni esponenti politici del centrodestra, seguiranno in questi giorni delle ispezioni del Ministero nella scuola elementare di Marostica che dovranno fare luce su un’attività didattica in trasferta che era stata già comunque approvata lo scorso ottobre dagli organi scolastici competenti e dai genitori degli alunni.
Ma c’è anche chi afferma che le ispezioni ministeriali contro l’“Arpalice Cuman Pertile” sono “una ingerenza inaccettabile nell’autonomia scolastica”. Si tratta della consigliera regionale del Pd Chiara Luisetto, che interviene nuovamente sulla questione, degenerata in una polemica politica nazionale.
“È grave che un Ministro dell’Istruzione si presti a quella che continua ad essere una strumentalizzazione politica, mandando gli ispettori a Marostica per indagare un’attività che, come era chiaro dall’inizio, era già stata autorizzata dall’Istituto e condivisa con le famiglie – dichiara Luisetto tramite comunicato stampa –. È una ingerenza inaccettabile nell’autonomia scolastica, che la nostra Costituzione tutela con chiarezza”. “Ed è altrettanto pesante – continua – che l’assessore regionale all’Istruzione parli addirittura di azione che ‘appare lesiva’ riferendosi a un progetto costruito dentro un percorso di educazione civica, che molte scuole venete hanno portato avanti in questi anni. Qui è chiaro che non siamo davanti a una discussione nel merito didattico. Siamo davanti a una campagna politica contro una scuola pubblica.”
Il riferimento è all’assessore veneto all’Istruzione Valeria Mantovan (Fratelli d’Italia). la quale ha dichiarato che “la scuola deve restare un luogo di formazione libera, equilibrata e pluralista, mai di condizionamento ideologico” e ha ritenuto “lesivo” il fatto di aver bendato gli alunni in classe per farli immedesimare nelle difficoltà affrontate durante il viaggio dai migranti della rotta balcanica.
“Gli articoli usciti in queste ore – aggiunge Chiara Luisetto – raccontano bene il clima che si è creato: una scuola da sempre punto di riferimento educativo per il territorio, finita nel mirino della propaganda nazionale della destra. Una escalation che dovrebbe preoccupare tutti, perché colpisce insegnanti, famiglie e perfino alunni pur di alimentare uno scontro ideologico.” “E la cosa peggiore – prosegue – è che chi ci governa, davanti ai problemi veri della scuola e delle famiglie, continua a scegliere altre priorità. Non parla di stipendi degli insegnanti, di sostegno allo studio, di sicurezza degli edifici scolastici, di contrasto alla dispersione o di programmi che aiutino ragazze e ragazzi a sviluppare senso critico e strumenti per leggere la contemporaneità. Trova invece tempo ed energie per alimentare odio contro una scuola che fa il proprio dovere, una pericolosa azione di distrazione di massa, questa sì lesiva, usata per non entrare nei problemi veri.”
“E questo è un precedente grave – sottolinea la consigliera regionale dem –. Perché se passa il principio che un’attività scolastica possa diventare oggetto di campagne d’odio e ispezioni ministeriali solo perché non piace alla destra, allora viene colpita l’idea stessa di scuola libera. Una scuola che dovrebbe insegnare a conoscere, a capire, a confrontarsi con la realtà. Non ad avere paura della politica che entra in classe per indagare su chi educa”. “Chi oggi soffia sul fuoco dell’odio si sta assumendo una responsabilità molto grave – conclude Luisetto –. La scuola pubblica non è un campo di battaglia ideologico.”
Ma guarda un po’: di solito è la scuola che fa gli esami. In questo caso, è la scuola che finisce sotto esame.