Domanda: chi ha più fantasia di uno scrittore per l’infanzia o di un autore di libri di fantascienza? Risposta: un politico, quando dice una cosa completamente scollegata dalla realtà ma perfettamente collegata a quello che i suoi elettori vogliono sentirsi dire.
In questo senso, il caso dei bambini della scuola elementare di Marostica che sono andati in visita scolastica dai migranti della rotta balcanica in piazza della Libertà a Trieste, offrendo loro del cibo assieme ai volontari adulti della rete “Fornelli Resistenti” che ogni sera servono un pasto caldo a questi disperati, è un esempio emblematico di narrazione fuorviante a beneficio di chi vuol essere fuorviato.
Me ne sono già occupato nei due articoli precedenti e qui voglio porre l’attenzione su quello che hanno testualmente dichiarato gli esponenti politici del centrodestra, scandalizzati da questo episodio “che se fosse confermato, sarebbe estremamente grave”. Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega: “Prima il lavaggio del cervello in classe, dove i bambini sono stati costretti a simulare la rotta balcanica (…) e poi portati in gita scolastica in mezzo ai clandestini”. Silvio Giovine, parlamentare di Fratelli d’Italia: “Gli alunni sarebbero stati coinvolti (…) in un percorso esperienziale volto a farli immedesimare nel cammino di migranti irregolari costretti a sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine”. Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d’Italia, quasi un copia-incolla di Giovine: “Bambini fatti immedesimare in clandestini costretti a fuggire ai controlli delle forze dell’ordine”. Erik Pretto, parlamentare della Lega: “Bambini di una scolaresca di Marostica portati in viaggio d’istruzione a Trieste per aiutare i volontari di un’associazione a distribuire cibo agli immigrati irregolari che stazionano in una piazza della città”.
Polemiche mirate a denunciare il coinvolgimento degli scolari in una specie di covo di clandestini e la trasformazione di una scuola pubblica “in uno spazio di militanza politica costruita sulla pelle dei più giovani” (Donazzan) ma basate su un presupposto totalmente fasullo. Perché i migranti accolti in piazza della Libertà a Trieste non sono clandestini e non sono irregolari.
Ho scritto non in neretto perché il concetto sia chiaro a tutti. E dovrebbe essere chiaro, principalmente, ai politici che intervengono su queste questioni. Per esserne coscienti basterebbe una spolverata di diritto internazionale: non dico la prima lezione del “diritto internazionale per principianti” ma se non altro l’ABC, di cui chi detiene responsabilità politiche nazionali ed europee dovrebbe avere una conoscenza almeno al minimo sindacale.
I migranti della cosiddetta rotta balcanica arrivano tutti i giorni nel nostro Paese, provenienti dal Medio Oriente e dall’Asia centrale, e perfino dal Nepal, dopo aver percorso migliaia di chilometri a piedi, tra insidie e violenze. Quelli che lungo la rotta non sono morti o scomparsi, dall’ultimo Paese attraversato ovvero la Slovenia varcano il confine italiano e arrivano a Trieste. L’anno scorso è stata riscontrata una media di nuovi arrivi di migranti dalle 15 alle 25 persone al giorno. Ma l’anno prima erano il triplo mentre nel 2023 si era arrivati a 100-150 nuove persone al giorno.
Trieste non è il loro approdo definitivo: molti vogliono continuare il loro viaggio fino al Nord Europa, soprattutto in Germania, per altri si profila invece un destino di rifugiati in Italia. E non sono clandestini, né tantomeno stranieri sconosciuti alle autorità italiane. La loro permanenza più o meno lunga nel nostro Paese comincia con l’identificazione e registrazione alla Questura di Trieste a cui, dopo alcune settimane, segue la consegna delle carte per chiedere asilo politico o protezione internazionale.
Nel frattempo, di notte dormono dove gli è consentito dormire, in particolare in due ostelli messi a disposizione dal vescovo di Trieste mons. Enrico Trevisi, il quale, come mi hanno detto i triestini, “ha preso a cuore la questione”. E quando cala la sera, dalle 18 alle 19, e fino a notte tarda, confluiscono tutti in piazza della Libertà, davanti alla stazione ferroviaria. Perché qui c’è chi li accoglie, li cura e dà loro da mangiare.
Si tratta dell’ODV Linea d’Ombra, fondata da una coppia di coniugi di Pordenone: Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi. Lei, 71 anni, psicoterapeuta e lui, 90 anni, professore di Filosofia e Storia in pensione. Entrambi dedicano ogni sera le proprie energie ai migranti della rotta balcanica, aiutati dai volontari della rete nazionale dei “Fornelli Resistenti”. Non solo: fanno parte del grande gruppo anche due migranti stanziali arrivati dalla stessa rotta e stabilitisi a Trieste, che con cortesia e professionalità collaborano con l’organizzazione e aiutano nell’erogazione dei pasti.
I migranti pertanto non “stazionano” nella piazza della città, come affermato da Erik Pretto, ma vi confluiscono a un orario preciso, sempre quello, tutti i giorni dell’anno, con qualsiasi condizione meteorologica. E non “sfuggono” alle forze dell’ordine, come sostenuto da Giovine e da Donazzan: la Polizia di Stato conosce molto bene il rito quotidiano di piazza della Libertà; in quel punto della città, se vuole, può controllare chiunque e la Polizia Ferroviaria è di lì a due passi. Per questo la narrazione proposta da Cisint & C. è completamente fuorviante. Potrei andare avanti ancora, ma mi fermo qui.
È questo il reale contesto in cui gli alunni della scuola primaria di Marostica hanno vissuto la loro esperienza, che solo se provata “dal vivo” può essere totalmente compresa e produttiva per la loro formazione di futuri adulti in un mondo che, purtroppo, produce ingiustizie ed emergenze umanitarie impossibili da comprendere nella comfort zone di un’aula scolastica.
E allora, caro politico che ci sobilli sul “fatto estremamente grave” dei bambini “portati in gita scolastica in mezzo ai clandestini”: cerca di sparare meno panzane e cerca invece di lavorare di più su un’informazione corretta e non strumentale di quello che accade a Trieste. Bora et Labora.