Ma guarda un po’: negli ultimi tre anni Etra Spa ha premuto l’acceleratore sulle isole ecologiche nel territorio, grazie soprattutto ai fondi del Pnrr, per incentivare la raccolta differenziata. Anche laddove funzionava senza problemi la raccolta porta a porta: e le infinite Scoassenovele delle due aree per i press container h24 realizzate in quartiere San Vito e in quartiere XXV Aprile a Bassano del Grappa rimarranno a perenne memoria di una modalità di intervento calato dall’alto senza il coinvolgimento preventivo della popolazione residente. Ma questa, egregi lettori, è già una pagina del passato, per quanto ancora molto recente.
Dal passato passiamo adesso al presente con una notizia che a suo modo ha del clamoroso: i livelli di raccolta differenziata nel bacino Etra non solo non hanno registrato un sensibile miglioramento ma “risultano inferiori fino al 10% rispetto ad altre realtà pubbliche territorialmente, amministrativamente e “politicamente” comparabili, come ad esempio Contarina S.p.A., che rappresenta un benchmark nazionale ed europeo con raccolta differenziata che tocca il 92%”.
È quanto attesta, nero su bianco, una mozione protocollata per il prossimo consiglio comunale di Bassano del Grappa, convocato per martedì 28 aprile, e presentata dai consiglieri di minoranza Roberto Campagnolo (primo firmatario), Paola Tessarolo, Riccardo Poletto e Paolo Retinò.
Nel testo della mozione gli interroganti hanno usato il pallottoliere e affermano: “Una differenza di 10 punti percentuali di raccolta differenziata comporta effetti rilevanti sia sul piano economico che ambientale. Assumendo come riferimento una popolazione di circa 500.000 abitanti, nei fatti quella servita da Etra SpAa tale differenza equivale a circa: 25.000 tonnellate annue di rifiuto residuo in più da avviare a smaltimento o incenerimento (500 kg X 500.000 abitanti X 10% maggior differenziata).” Di conseguenza: “tali 25.000 tonnellate corrispondono, in termini concreti, ad un volume di circa 5 campi da calcio ogni anno completamente coperti da rifiuti secchi, alti circa 2 metri”. Inoltre, come si legge sempre nel testo dell’atto consiliare, “sul piano economico, ciò determina un costo stimabile in 5 milioni di euro annui a carico dei cittadini (a seconda dei costi di smaltimento)” e “sul piano ambientale, comporta: circa 20.000 tonnellate di CO₂ equivalente in più ogni anno”.
“Tali numeri – evidenzia la mozione – dimostrano che il tema della raccolta differenziata non è solo ambientale, ma anche economico e tariffario.” Si sottolinea ancora che “il modello pubblico in house rappresenta una grande opportunità, ma richiede una governance efficace, obiettivi chiari e monitoraggio costante dei risultati” e che “esistono già esperienze pubbliche virtuose che dimostrano la fattibilità concreta di miglioramenti significativi in tempi relativamente brevi”.
E allora, come se ne esce? La soluzione proposta dai firmatari della mozione impegna il sindaco e la giunta, se il documento sarà approvato, “ad attivarsi presso Etra Spa e il Consiglio di Bacino Brenta affinché venga predisposto un piano operativo straordinario fortemente orientato al miglioramento della raccolta differenziata” e “a richiedere formalmente l’adozione di un obiettivo misurabile, pari ad un incremento di almeno 10 punti percentuali di raccolta differenziata entro 5 anni”. Si richiede, contestualmente, anche di “sollecitare la definizione di indicatori chiari di performance, di un cronoprogramma degli interventi e di sistemi di monitoraggio e rendicontazione periodica ai Comuni soci”. Infine, la mozione impegna l’amministrazione comunale “a promuovere l’adozione delle migliori pratiche già sperimentate in contesti pubblici virtuosi, in particolare in termini di organizzazione della raccolta, ottimizzazione dei passaggi, riduzione del rifiuto residuo, formazione e informazione puntuale nei quartieri” e “a riferire periodicamente al consiglio comunale sugli sviluppi e sui risultati conseguiti”.
Riusciranno i nostri eroi a convincere l’amministrazione Finco a “tallonare” la società multiutility affinché l’auspicato incremento della raccolta differenziata sia un obiettivo fattibile e misurabile?
Ai posteri, come sempre, l’ardua scoassa.