Quando accadde il dramma di Milena Bianchi, gli attuali studenti e le studentesse dell’ITET Einaudi di Bassano del Grappa, che era la scuola frequentata da Milena, non erano ancora nati. La triste vicenda risale infatti ad oltre trent’anni fa, al 23 novembre 1995, quando la studentessa bassanese diciottenne scomparve da Nabeul, in Tunisia, dove si trovava per motivi di studio e dove era ospite di un’amica, senza più lasciare tracce. Il suo corpo venne ritrovato dopo 16 mesi, nel marzo del 1997. La sua non è solo la storia di una ragazza strappata alla vita nel fiore degli anni ma anche di una famiglia che non si è mai arresa per ricercare la verità, sia nei lunghi mesi della sua scomparsa che nei successivi anni dedicati ad onorarne la memoria, affiancandosi alle storie di tante altre famiglie di persone scomparse, riunite nell’associazione Penelope.
La mamma Gilda e il papà Bertillo, simboli di un incrollabile impegno non solo per perpetuare il ricordo della loro figlia unica ma anche per aiutare ed essere vicini a chi ha vissuto la sventura della scomparsa di un proprio caro, portano avanti ancora oggi la loro missione e la loro testimonianza. E non potevano certamente mancare al significativo appuntamento che si celebra all’Istituto Einaudi: l’inaugurazione di un’aula dedicata a Milena. In realtà un locale della scuola in memoria di Milena Bianchi c’era già, dal 2018: un’aula-laboratorio collocata al piano interrato dell’istituto. La nuova aula ospita invece le varie classi che vi si alternano a seguire le lezioni ed è situata al pianterreno, vicino all’ingresso, in posizione molto più centrale e visibile, come voluto dalla dirigente scolastica Miriam Avila.
“Trent’anni fa, durante un viaggio in Tunisia, ci lasciava prematuramente Milena Bianchi, una studentessa del nostro istituto – si legge nel testo di invito alla cerimonia, a firma della preside –. Oggi, quel legame non si è mai spezzato: vogliamo renderle omaggio dedicandole uno spazio permanente all’interno della nostra scuola, un luogo di studio, crescita e incontro che porterà il suo nome.”
C’è il sindaco Nicola Finco al taglio del nastro dell’aula e alla scopertura della targa dedicata a Milena, assieme ai genitori della ragazza, alla dirigente scolastica e al sindaco di Colceresa Enrico Costa, in rappresentanza della Provincia. Davanti a loro una folla di studenti, per una ventata di gioventù senza la quale un appuntamento del genere perderebbe il suo vero significato.
Ma non è tutto, perché la giornata ha voluto essere anche un’occasione di riflessione sul tema della violenza sulle donne perché “attraverso la memoria di Milena e il suo ricordo” si è voluto “non solo mantenere viva la sua presenza, ma anche offrire un segnale di speranza e consapevolezza alle nuove generazioni”. Da qui l’apertura della mostra “Ed io avrò cura di te”: un percorso espositivo allestito da alcuni studenti dell’ITET Einaudi con una raccolta di fotografie e riflessioni dedicate al valore della vita, alla dignità delle donne e alla forza della memoria, e realizzato con la collaborazione della fotografa Vania Broccoli.
Ma qual è il vero significato dell’intitolazione di un’aula a Milena Bianchi? Per Gilda Milani non è solo un tributo alla memoria e alla conoscenza del passato ma anche di consapevolezza per i giovani del presente. “C’era già stata qualche anno fa l’inaugurazione di un’aula dedicata a Milena, però la dirigente ha voluto portarla al piano superiore perché ha detto che è giusto che i ragazzi conoscano la storia – mi spiega Gilda, “mamma coraggio” –. Oggi l’emozione è tanta, però sinceramente mi ha fatto tanto piacere e spero che sia anche da monito per i ragazzi perché sapendo quello che è successo, anche se sono passati trent’anni, capiscano che sono cose che possono succedere sempre.” “Il monito è che purtroppo, quando meno te lo aspetti, ci si può trovare in pericolo – aggiunge Gilda Milani –. Perché anche noi come genitori e Milena stessa, quando ha fatto la scelta di andare a fare questo corso in Tunisia, non pensavamo al pericolo di quello che poteva succedere. È una cosa impossibile da programmare, ma neppure da pensare, neanche minimamente. Può succedere a tutti.”
E allora, per questi ragazzi e ragazze che trent’anni fa non erano ancora nati, quale può essere il vero messaggio evocato dal nome di Milena Bianchi?
“Il messaggio è che il bene può vincere il male e che la solidarietà ha una importanza fondamentale”, risponde l’avvocato Nicodemo Gentile, già presidente nazionale dell’associazione Penelope, presente all’evento dopo essere stato il relatore in mattinata all’incontro “Le facce della violenza” all’Oratorio Frassati. “Essere solidali – continua Gentile – significa essere empatici e il messaggio che Milena sta mandando attraverso i suoi famigliari, attraverso la mamma, il papà, tutte le persone che le sono state vicine, è che bisogna mettersi nei panni degli altri, conoscere gli altri, proteggerli, sostenerli e aiutarli nell’ora buia del destino. E Milena ci dice questo. Che i giovani devono essere abituati a vincere questa chiusura, l’analfabetismo emotivo, e cercare di capire che il bene esiste e che la solidarietà genera vicinanza e genera protezione verso una società sicuramente migliore.”
E un pezzetto di società sicuramente migliore è già qui, dentro queste mura scolastiche.