AttualitàEvidenzaSeven +
  • 4 min lettura

Il prezzo della guerra

Non solo carburanti, luce e gas ma anche fertilizzanti e prossimamente le bollette telefoniche. Sono solo alcuni degli aumenti conseguenti alla guerra all’Iran. Con l’inflazione che è salita a +1,7% e il carrello della spesa a +2,2%

Domenico Riccio Domenico Riccio
  • Apr 2, 2026

magzin magzin
Foto: Seven Magazine

Da quando USA e Israele hanno iniziato la guerra contro l’Iran abbiamo pagato gli effetti sui mercati globali. Le borse sono in drastico calo ormai da settimane (con i consueti alti e bassi) e i prezzi di carburanti ed energia sono saliti in maniera esponenziale.
Oggi fare il pieno ad un’auto con motore a scoppio costa molto più di un mese fa, con un aumento netto del prezzo della benzina di 10 centesimi per litro, nonostante le manovre varate dal governo per sospendere le accise. Manovre che comunque termineranno a breve.
Oltre ad aver bruciato miliardi di dollari nelle borse questa guerra ha conseguenze più dirette e immediate, soprattutto per gli italiani.
Secondo un report del IMF (Fondo Monetario Internazionale) del 30 marzo, se il conflitto in Medio Oriente e le limitazioni all’export di petrolio gas e fertilizzanti si prolungheranno e “tutto porta ad un aumento dei prezzi e a un rallentamento della crescita a livello mondiale”. A farne le spese maggiori saranno quei Paesi già fortemente indebitati e che quindi avranno un accesso limitato alle risorse che potrebbero essere utilizzate per attenuare gli effetti della crisi, tra cui l’Italia.

Appena la sospensione delle accise finirà il prezzo della benzina tornerà a superare i 2€ al litro (quello del gasolio è già oggi oltre quella soglia) e i rincari delle bollette di elettricità e riscaldamento saliranno:
“In Europa, lo shock sta facendo riemergere lo spettro della crisi del gas del 2021–22, con Paesi come l’Italia e il Regno Unito particolarmente esposti a causa della loro dipendenza dall’energia elettrica prodotta dal gas, mentre Francia e Spagna sono relativamente protette grazie alla loro maggiore capacità nucleare e di energie rinnovabili” si legge sul report del IMF, che prosegue “Sebbene la guerra possa influenzare l’economia globale in modi diversi, tutte le strade portano a prezzi più alti e a una crescita più lenta”, si sottolinea nell’analisi. “Un conflitto di breve durata potrebbe far impennare i prezzi del petrolio e del gas prima che i mercati si adeguino, mentre uno di lunga durata potrebbe mantenere elevati i costi energetici e mettere a dura prova i paesi che dipendono dalle importazioni”.

All’aumento dei costi di carburanti ed energie si affianca quello dei fertilizzanti. I prezzi dei fertilizzanti azotati da cui dipendono le coltivazioni di cereali, soprattutto grano e mais, sono raddoppiati nell’ultimo mese passando dai 400 dollari agli 800 dollari per tonnellata attuali. Questo prezzo ricade direttamente sugli agricoltori italiani per i quali questa è una fase dell’anno critica. I mesi di marzo e aprile sono quelli in cui il grano ha più bisogno della concimazione azotata in vista del raccolto: se gli agricoltori riducono le dosi per contenere i costi, l’effetto più probabile è una minore resa finale.

Se Atene piange, Sparta non ride: sul mais il problema è ancora più urgente visto che siamo a ridosso della semina, operazione che richiede un uso importante di fertilizzanti azotati. Visto l’aumento dei prezzi, molti coltivatori stanno addirittura valutando di rinunciare a questi cereali e lo sappiamo perché la richiesta di semi di soia è aumentato vertiginosamente, poiché quel tipo di coltura richiede una varietà di fertilizzanti diversa (e più economica).

Ciliegina sulla torta, il Centro di formazione e ricerca sui consumi ha comunicato un aumento dei prezzi delle tariffe telefoniche per “esigenze economiche connesse alle mutate condizioni di mercato”. Una frase che farebbe riferimento alla crescita del prezzo dell’energia. Gli aumenti previsti sono:

* Vodafone aumenterà le sue offerte mensili di un prezzo incluso tra gli 0,95 euro e il 3,99 euro dal 30 aprile;
* Fastweb aumenterà le offerte della sua rete fissa tra 1 euro e 3 euro al mese a partire dal 30 aprile;
* WindTre aumenterà il costo di alcune offerte mobili e fisse di 2 euro dal 16 maggio;
* Tim modificherà alcune tariffe, aggiungendo 2 euro al mese alle offerte ricaricabili dal 18 maggio, 2,99 euro a quelle fisse dal 1 maggio e tra i 12 e 48 euro all’anno per TimVision tra il 26 aprile e il 1 maggio.

Nei prossimi giorni partiranno le comunicazioni unilaterali di modifica dei contratti da parte dei gestori e, per stessa ammissione delle società di telefonia, una volta passata la crisi difficilmente i prezzi torneranno quelli di prima.

Dopo un mese di guerra in Italia ci ritroviamo con un’inflazione salita a +1.7%, un carrello della spesa che ci costa 2.2% in più di un mese fa (secondo gli ultimi dati ISTAT), energia e carburanti a prezzi esorbitanti, rischiamo di perdere migliaia di tonnellate di cereali, aumenteranno le tariffe telefoniche e il nostro sistema paese non ha le risorse economiche per contrastare questi aumenti ed aiutare i cittadini.
USA e Israele hanno iniziato una guerra, ma a pagarla per ora è tutto il mondo. Italiani in prima fila.

Domenico Riccio

“Ho lavorato come Responsabile Comunicazione in ambito politico per anni, poi ho deciso di fare il salto dall’altro lato. Appassionato di politica, storia e citazioni. Vedo il giornalismo come l’arte di raccontare la verità, non formare opinioni.”