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Marostegans in New York

Columbus Day a New York: alla grande parata sulla 5th Avenue ha sfilato una delegazione dell’Associazione Pro Marostica con alcuni figuranti e coi vessilliferi della Partita a Scacchi. In parata assieme a loro, i gemellati Sbandieratori dei Borghi e dei Sestieri Fiorentini. È stato il momento culminante di un programma di tre giorni nella Grande Mela.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Ott 13, 2026

magzin magzin
Fermo immagine da YouTube – Diretta streaming NYC Live, The 82nd Annual Columbus Day Parade 2026 #afrazexplores

Eh già, Colombo è dappertutto: c’è l’uovo di Colombo, c’è il tenente Colombo e c’è anche il Giorno di Colombo. È il Columbus Day, la ricorrenza celebrata negli Stati Uniti per commemorare il giorno dell’arrivo di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo, il 12 ottobre 1492, 534 anni fa. Dicono che in quella precisa data sia finito il Medio Evo e sia cominciata l’era moderna. Da allora il Nuovo Mondo è diventato parte del mondo, nel 1776 sono nati ufficialmente gli Stati Uniti d’America e questa storia di sviluppo e di progresso a stelle e strisce si è evoluta fino ad arrivare a Donald Trump. Davvero fantastico.

Da 82 edizioni a questa parte, il Columbus Day viene celebrato a New York con una spettacolare parata sulla 5th Avenue, la via più glamour di Manhattan dove in mezzo agli altri grattacieli, Empire State Building compreso, si erige anche la Trump Tower (non possiamo farci nulla, c’è sempre lui di mezzo).

Istituita in onore del grande navigatore genovese, ma i cui natali vengono rivendicati anche dalla Spagna, dal Portogallo e persino dalla Polonia, la Columbus Day Parade nel cuore della Grande Mela è in tutto e per tutto una sfilata celebrativa della numerosa comunità italo-americana, tinta dal tricolore.

A NYC (New York City), come nel resto degli USA, le parate sono un genere di americanata molto diffuso: a Pasqua a Manhattan c’è la Easter Parade, in marzo c’è la parata irlandese del St. Patrick’s Day, c’è la parata del Giorno del Ringraziamento e c’è anche quella del Capodanno Cinese a Chinatown, solo per citarne alcune. Ma la parata del Columbus Day ha un fascino tutto suo. È un bagno di orgoglio italiano che sfila in passerella per dimostrare che la Little Italy non è poi così Little, ma una comunità che rivendica la sua importanza nella storia della metropoli e più in generale degli Stati Uniti, con la partecipazione nell’occasione anche di ospiti provenienti dal Bel Paese d’origine. 

Quest’anno, come ben sappiamo, il privilegio di prendere parte alla parata newyorkese è toccato all’Associazione Pro Marostica, che nella giornata di ieri, lunedì 12 ottobre, ha sfilato tra due ali di folla sulla 5th Avenue. La delegazione della Pro Loco della Città degli Scacchi, capitanata dal presidente Simone Bucco in costume d’epoca, era composta da alcuni membri del direttivo e da alcuni personaggi (le due coppie di re e regine dei bianchi e dei neri in primis) e dai vessilliferi della Partita a Scacchi a personaggi viventi.

Assieme ai rappresentanti di Mozzo City hanno sfilato anche i gemellati Sbandieratori dei Borghi e dei Sestieri Fiorentini di Figline e Incisa Valdarno, giunti in terra americana assieme al loro sindaco David Ermini e tornati a NYC dopo la loro prima partecipazione del 2024.

La trasferta è nata da un’amicizia di lunga data, diventata ufficiale lo scorso settembre con la firma del Patto di Gemellaggio tra la Città di Marostica e il Comune di Figline e Incisa Valdarno, dove ha sede per l’appunto l’associazione degli Sbandieratori dei Borghi e dei Sestieri Fiorentini. Alla base c’è lo storico legame tra la Partita a Scacchi di Marostica e gli sbandieratori toscani, che da più di 50 anni condividono il celebre spettacolo sulla scacchiera. Un rapporto pluridecennale, fatto di prove, rappresentazioni e tradizioni comuni, che ora ha attraversato l’oceano.

Per la Partita quella di New York ha rappresentato una vetrina internazionale di primo piano, arrivata a poche settimane da un’edizione 2026 da record, con quattro serate sold out e oltre 14.000 spettatori. Ed è stato anche un ritorno, seppure con una rappresentanza ristretta, alle grandi trasferte che hanno portato lo spettacolo della sfida per la mano della Bella Lionora in giro per il mondo, Australia compresa.

“La trasferta a New York corona un anno memorabile per la nostra associazione – ha dichiarato il presidente di Pro Marostica Simone Bucco –. Nei decenni passati abbiamo vissuto trasferte bellissime, che poi si sono interrotte per i costi insostenibili e per la difficoltà di muovere gruppo così numerosi. Quella di quest’anno è una delegazione ridotta, ma nasce proprio con l’intento di riprendere questa grande tradizione.”

La sfilata all’82sima Columbus Day Parade è stata solo il momento culminante di un programma di tre giorni per i portacolori di Marostica e per gli sbandieratori fiorentini. Sabato 10 ottobre ha avuto luogo il primo impegno in scaletta con un’esibizione da Cipriani, a Wall Street, uno dei templi della ristorazione italiana a New York. Domenica 11 la delegazione ha partecipato alla cerimonia di deposizione di una corona ai piedi della statua di Cristoforo Colombo, a Columbus Circle. Infine ieri, lunedì 12, il giorno più atteso: dopo la messa nella cattedrale di St. Patrick, vessilliferi, figuranti e sbandieratori si sono immersi nella grande parata del Columbus Day, portando la Partita a Scacchi nel cuore della festa.

La partenza dei gemellati toscani e dei marostegani, anzi dei marostegans, per il rientro in Italia è prevista per domani, mercoledì 14 ottobre. E la valigia della Pro Marostica sarà sicuramente piena di ricordi, senz’altro forieri di programmi futuri.

Che dire, in conclusione? Non mi resta che parafrasare, visto che è sempre in mezzo, lo slogan politico di Donald Trump: Make Marostica Great Again.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.