Oggi ho fatto una scoperta degna di Discovery Channel: alle 9 di mattina i nostri parlamentari già lavorano. È fissata infatti a quest’ora, prima dell’inizio del lavori in aula, la prima delle ben dieci audizioni informali spalmate tra la mattina e il primo pomeriggio della Commissione Giustizia della Camera sul disegno di legge “Disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie”: quello prodotto dal Governo, e ora all’esame della Camera per la conversione in legge, che prevede tra le altre cose l’istituzione del nuovo Tribunale di Bassano del Grappa.
Il barometro prevede già tempesta nei confronti di Bassano: la maggior parte dei nomi compresi nell’elenco degli auditi sono quelli di figure notoriamente contrarie, ciascuna per il proprio campo di competenza, alla rinascita del presidio di giustizia in riva al Brenta. Ma dopo l’audizione della settimana scorsa dei favorevoli al Tribunale della Pedemontana, adesso tocca a loro.
Il primo della lista è il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai. Il quale, in sostanza, ricorda come il territorio del Vicentino (ma anche del Trevigiano e non solo, vedi Castelfranco Veneto) sia disunito sulla nascita di un nuovo tribunale. “Non è un derby fra territori – afferma il sindaco –. Se deve esserci una riforma, che sia una riforma organica e non un taglia e cuci.” Riguardo al problema del personale, che secondo il ddl verrebbe trasferito a Bassano dai tribunali limitrofi: “Quando ero consigliere regionale e il governatore era Zaia facevano votare delle mozioni in cui si assicurava che quello di Bassano sarebbe stato tutto personale extra. Si è raccontata al territorio una condizione, e la condizione è diversa.” “Il CSM ha classificato il Tribunale di Vicenza come sede disagiata – rimarca Possamai –. Rischiamo ora di avere due sedi disagiate invece di una.”
L’on. Ciro Maschio, presidente di Commissione, chiede al sindaco cosa ne pensi della proposta di legge collegata per l’istituzione di una seconda Corte d’Appello nel Veneto che comprenda Verona, Vicenza e un terzo tribunale. Proposta che, per la cronaca, è stata promossa dall’on. Maschio medesimo. “Mi sembra, da notizie di stampa, che il terzo tribunale sia Rovigo”, osserva Possamai. Maschio non controbatte. “Anche in questo caso – aggiunge – non avremmo contrarietà se la riforma si facesse su base nazionale, con un principio diverso, e se ci fosse un ragionamento strutturato sull’impostazione della giustizia.”
A Venezia la Festa del Redentore è già passata da un pezzo, ma adesso arrivano i fuochi artificiali. Il secondo audito dalla Commissione è infatti l’avv. Gaetano Crisafi, presidente del Comitato per una Giustizia di Qualità a Vicenza.
Qualche citazione dal suo intervento: “Bassano merita, quanto Vicenza, Treviso e Padova, servizi efficienti. Non un tribunale che nasce già privo delle risorse necessarie per operare.” “Ci si dica dove saranno reperite le risorse mancanti e si presenti una valutazione d’impatto. Un’etichetta non assume un cancelliere, non abbrevia un processo e non sostituisce una risposta. Questo progetto non supera quattro verifiche elementari: personale, dati, specializzazione e prossimità.” “Chi deciderà di sottrarre personale e magistrati dovrà assumersene la responsabilità politica. Lo diciamo oggi perché domani non vi siano alibi.” “Le imprese non hanno bisogno di qualche chilometro in meno. Hanno bisogno di specializzazione dei magistrati.”
“La nostra richiesta è netta – è il passo centrale dell’intervento di Crisafi –. Stralciate dal disegno di legge la previsione relativa al Tribunale di Bassano del Grappa. Svolgete prima una valutazione indipendente dei carichi, dei costi, delle distanze effettive e delle conseguenze per gli uffici esistenti.” “Se voleste comunque procedere, chiediamo almeno che tre condizioni siano scritte nella legge – continua –. Primo: copertura integrale delle attuali vacanze di Vicenza, Padova e Treviso, come promesso in più occasioni dal ministro Nordio. Secondo: assegnazione a Bassano di personale giudicante, requirente e amministrativo tutto aggiuntivo, non travasato dai tribunali. Terzo: attivazione del nuovo circondario solo dopo la nuova effettiva presa in servizio. Se queste condizioni sono davvero realizzabili, non dovrebbe esservi alcuna difficoltà a renderle vincolanti. Se non si vogliono scrivere nella legge, significa che non si è certi di poterle rispettare.”
Dopo la pausa pranzo (per noi comuni mortali a casa, per i deputati alla buvette di Montecitorio) è il turno dell’ex governatore ed attuale presidente del consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, presente fisicamente nella sala della Commissione a Roma. Dalle sue parole, come è ovvio visto la sua nota presa di posizione, emergono solo considerazioni positive sul Tribunale a Bassano: un edificio che già esiste, un’efficienza del già esistente Tribunale “di cui gli atti parlano da soli”, un’utenza “di 75 Comuni” (qui Zaia esagera rispetto allo stesso ddl che ne prevede 72 e non tiene conto dei non pochi Comuni che si stanno defilando dal progetto), un attuale circondario di Vicenza con 860 mila abitanti dove “una causa civile va oltre i 7-8 anni”, un “servizio necessario non solo sotto il profilo civilistico per le imprese” e un tribunale “a servizio di un territorio con oltre 50 mila partite Iva e con un Pil di 14 miliardi di euro” dove la prima domanda degli investitori stranieri è quale sia “la certezza del diritto”. Ergo: confermato il pieno appoggio di Zaia al tribunale bassanese.
Di tutt’altra opinione la presidente della Corte d’Appello di Venezia, dott.ssa Rita Rigoni: “La specializzazione dei magistrati è un dato incompatibile con uffici giudiziari di dimensioni ridotte, quali sarebbero i quattro tribunali all’esito dell’istituzione del Tribunale di Bassano del Grappa. Faccio presente che attualmente Padova ha 45 giudici, Treviso 36, Vicenza 39. E i giudici che andrebbero a Bassano del Grappa sono sottratti a questi altri tre tribunali.” E ancora: “È chiaro che un nuovo tribunale a Bassano, oltre a sguarnire gli organici dei tribunali di Vicenza, Padova e Treviso, è destinato in partenza ad operare con vacanze che difficilmente saranno coperte.”
Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza Alessandro Moscatelli evidenzia un “vizio sostanziale” del progetto bassanese: “Lo studio su cui si basa questa proposta, per la parte relativa solo a Bassano del Grappa, risale al 2013. Siamo nel 2026: ignorare oltre un decennio di evoluzione del sistema giustizia configura un evidente vizio di istruttoria.” L’avv. Moscatelli sulle risorse economiche a disposizione: “I fondi dovranno essere sottratti al sistema esistente, si vedano gli articoli 4 e 6 del disegno di legge. Il rischio concreto è la cannibalizzazione delle risorse. Si indeboliranno gli uffici che già versano in situazioni critiche come quello di Vicenza.” “L’Ordine che rappresento – conclude il presidente – ritiene che le riforme non possano avvenire a macchia di leopardo. Serve un’istruttoria oggettiva aggiornata al 2026 e la geografia giudiziaria vedrà sempre più la necessità di accorpare i tribunali, non di costituirne nuovi.”
Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Padova Francesco Rossi conferma le considerazioni del suo collega e omologo vicentino Moscatelli. Una sua dichiarazione su tutte: “La giustizia di prossimità è per il cittadino. Ma il cittadino si rivolge al tribunale direttamente solo in alcune circostanze, in particolare per il tema della volontaria giurisdizione. E allora perché i Comuni che oggi gridano a favore del Tribunale della Pedemontana non hanno messo a disposizione una qualche loro risorsa per aprire gli sportelli per la volontaria giurisdizione, che non esistono nel Veneto?”. “Non so se qualcuno di voi abbia fatto un giro recentemente nei tribunali della penisola, ma sicuramente sì perché tra voi ci sono anche colleghi avvocati – prosegue l’avv. Rossi –. Sono deserti. Il problema che dobbiamo porci oggi è: cosa ne faremo di questi edifici? Altro che aprirne di nuovi. Perché abbiamo delle strutture che costano moltissimo e che oggi, grazie al processo telematico, grazie alle udienze da remoto e grazie alle riforme, sono deserte.”
Tra gli auditi di giornata ci sono anche tre esponenti del Veronese: il presidente della Provincia di Verona Flavio Massimo Pasini, il sindaco di Verona Damiano Tommasi (presente fisicamente a Roma, come Zaia) e il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Verona Mauro Regis. I loro interventi non toccano la questione pedemontana, lontana anni luce dalla loro realtà, ma la proposta di legge dell’on. Maschio collegata al ddl sull’istituzione di una seconda Corte d’Appello nel Veneto, competente anche per Verona, sui cui tutti e tre esprimono il loro appoggio incondizionato.
Il gran finale dell’Audition Day in Commissione Giustizia è riservato al presidente della Provincia di Vicenza Andrea Nardin, l’uomo che sussurra al Tribunale della Pedemontana. Il quale conferma agli onorevoli commissari il suo “convinto sostegno” al progetto del presidio giudiziario bassanese. Nardin prende spunto da “alcuni riferimenti che erano già presenti nel progetto di riforma che individuavano l’ambito ottimale, per quanto riguarda i tribunali in un territorio, di 400 mila abitanti circa” per affermare quanto segue: “Attualmente il Tribunale di Vicenza ne copre il doppio, più di 800 mila abitanti. Mentre l’eventuale apertura del Tribunale della Pedemontana andrebbe proprio a configurare quel dimensionamento ideale in due realtà di circa 400 mila abitanti ciascuna. E questo ci convince di poter erogare un servizio migliore in ambito giudiziario ai cittadini della nostra Provincia.”
Termino qui il mio resoconto: penso che io abbia scritto e che voi abbiate audito abbastanza.






