L’appuntamento, almeno all’apparenza, apparteneva alla categoria Mission: Impossible. Presentare in libreria un poema del ‘500, scritto in latino maccheronico, di un autore bandito (participio passato del verbo “bandire”) dai programmi di formazione umanistica della scuola italiana, cercando di richiamare l’attenzione del pubblico di oggi. Mission: Impossible compiuta. Il Tom Cruise della situazione è stato Otello Fabris: già presidente e cofondatore dell’Associazione Internazionale di Studi Folenghiani “Amici di Merlin Cocai” e responsabile del Centro di Documentazione Folenghiana di Campese, oltre che ideatore della rassegna enogastronomica rinascimentale “A tavola con Merlin Cocai”. Perché è proprio di lui che stiamo parlando: Teofilo Folengo, monaco benedettino, nato a Mantova (1491) e morto a Campese (1544), che inventandosi un alter ego con lo pseudonimo di Merlin Cocai fu uno dei più grandi e controversi poeti del Rinascimento.
Non era certamente la presentazione dell’ultimo libro dello scrittore di grido, del voto noto televisivo o dell’influencer di turno. Eppure, in un piovoso tardo pomeriggio di domenica, il pubblico ha riempito la sala della libreria La Bassanese per seguire l’insolita proposta del ciclo di eventi dell’Aperilibro Bassanese: un incontro alla scoperta del Baldus, poema maccheronico e mastodontico in 25 libri (capitoli) del Folengo, oltre 1000 pagine (traduzione in italiano compresa) di avventure improbabili in cui l’ordine tradizionale del mondo si dissolve nel comico, nell’eccesso e nel grottesco. Una creazione letteraria talmente controcorrente e dissacrante per il suo tempo che venne persino bollata dal clero dell’epoca come liber damnatus, “libro dannato”. Per la serie: la censura, questa conosciuta.
A Otello Fabris è toccato il compito di illustrare la sorprendente modernità di questo tomo scritto 500 anni fa, stuzzicato dalle domande del sottoscritto. Le letture dal vivo di alcuni brani del Baldus nella traduzione in italiano, affidate alle brave voci attoriali di Fabio Dalla Zuanna e di Marica Disegna, hanno ulteriormente vivacizzato la situazione facendo apprezzare l’animato realismo, il taglio “visivo” e l’incalzante ritmo narrativo del linguaggio folenghiano.
L’incontro in libreria assolutamente alternativo proposto dal libraio Marco Bernardi è stato reso possibile grazie alla congiunzione astrale di due elementi. Il primo è la recente uscita della nuova edizione del Baldus, con testo originale e traduzione a fianco, a cura di Mario Chiesa, per i tipi della storica casa editrice UTET, nella collana “Classici Italiani”. Un’operazione grazie alla quale si può oggi comprare il già liber damnatus ad un prezzo “normale”, rispetto al prezzo proibitivo della precedente edizione, rendendolo così accessibile ad un pubblico di lettori più ampio.
Il secondo è la concomitanza con lo Stockbridge 2026 a Bassano, la settimana dedicata allo stoccafisso norvegese, aspirante patrimonio UNESCO, di cui ancora e sempre Otello Fabris è lo spiritus movens assieme ad Andrea Vergari e nel cui cartellone di eventi è stato inserito l’incontro in libreria. Ma che c’azzecca il Folengo alias Merlin Cocai col merluzzo essiccato della Norvegia? Lo vedremo tra poco.
Non è questa ovviamente la sede per riassumere la trama e le tematiche del Baldus, quest’opera colossale e fuori dal coro, audace e sferzante evasione dalla poesia accademica del suo tempo che attraverso le peripezie del suo protagonista – in una specie di poema cavalleresco alla rovescia dove gli eroi sono i personaggi della vita quotidiana, dai frati ai farabutti e dai principi alle massaie – sbeffeggia i vizi capitali della natura umana e in quanto tale è attuale ancora oggi.
E che “colpisce” già dalle prime tre righe del suo incipit: “M’è venuta la fantasia, più che bizzarra, di cantare la storia di Baldo con le Muse grasse. Per la sua fama altisonante, il suo nome gagliardo, la terra trema di spavento e l’Inferno se la fa addosso per il timore.” Tanto per capire di che pasta era fatto il buon Merlin Cocai, quello che in italiano è tradotto con se la fa addosso, nel verso maccheronico originale è più colorito ed esplicito: sibi cagat adossum.
Proprio su questo inizio “sboccato” del poema si è incentrato il momento clou dell’incontro fuori dagli schemi (come lo era, peraltro, lo stesso Folengo) alla libreria La Bassanese: “il dialogo tra una professorina e Merlino”. Un divertente intermezzo in cui Otello Fabris, autore del medesimo, recita la parte di Merlin Cocai che legge in latino maccheronico le prime righe della sua opera a una strampalata prof di liceo, interpretata da Marica Disegna, prima affascinata e infine scandalizzata dal linguaggio fin troppo libero dei suoi versi. Quella che sembra solamente una simpatica scenetta è in realtà uno stratagemma per richiamare l’attenzione sulla “assurdità” che Fabris denuncia da anni: il totale disinteresse della scuola italiana per il monaco poeta rinascimentale. “Il nostro interlocutore è la Normale Superiore di Pisa, che ci ha chiesto di fare dei convegni sul Folengo – ha rimarcato il relatore –, ma nessun liceo ci ha mai contattato.”
Intanto, come anticipato, il benedettino senza peli sulla penna lega il suo nome a Stockbridge 2026. Alcune tra le pagine più memorabili del monaco Teofilo riguardano infatti il mangiare: ha utilizzato il più popolare dei cibi del suo tempo, il macaron, come paradigma della propria poesia fino a farne una filosofia di vita; è l’autore del più piccolo ricettario della storia europea (le Doctrinae cosinandi); ha stilato il primo elenco delle specialità gastronomiche delle città d’Italia; ha cantato il Regno delle Lasagne del Paese di Cuccagna e ha condito i suoi versi, anche quelli del Baldus, di fameliche scorpacciate di ogni tipo. Persino i francesi hanno dovuto chinare il capo e riconoscere in Merlino l’anticipatore di Rabelais, l’inventore delle “mangiate pantagrueliche”. E così, domenica prossima 17 maggio, all’interno del programma di Stockbridge a Bassano, il fecondo autore del liber damnatus di oltre 1000 pagine (traduzione compresa) sarà nominato “Nume Tutelare della Gastronomia Italiana”. StockMerlin.
Concludendo il piacevole incontro alla libreria La Bassanese, Otello Fabris ha concordato sul fatto che sia giunto finalmente il momento della riabilitazione definitiva di Teofilo Folengo: personaggio di grande spessore, religioso impegnato nelle questioni teologiche e delle regole del suo ordine monacale e rivoluzionario della letteratura. Luigi Settembrini, celebre patriota, scrittore e autore di una Storia della Letteratura Italiana, lo ha riconosciuto nientemeno come il più grande poeta del Rinascimento, assieme a Ludovico Ariosto.
Eppure, nonostante questo, qui in Italia del Folengo si è tramandata fino ad oggi un’immagine distorta, superficiale e non corrispondente alla realtà, che ha contribuito all’oblio nei suoi confronti nell’ambito della formazione umanistica a scuola. Quella di una figura di serie B, e in fondo classifica: reietto, monaco gaudente, giullare con la tonaca, autore di buffonate, “macchietta” del suo tempo e quindi, fondamentalmente, un poco di buono. Insomma: un riBaldus.