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Hantavirus e la paura di una nuova epidemia

Il caso della nave da crociera, il virus Andes, la paura di una nuova epidemia (legata al Covid) e un veneto in isolamento. Facciamo chiarezza.

Domenico Riccio Domenico Riccio
  • Mag 12, 2026

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Nelle ultime settimane l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sta osservando con grande attenzione il focolaio da hantavirus (Orthohantavirus) emerso sulla nave da crociera MV Hondius durante una crociera tra l’Antartide e l’oceano Atlantico meridionale.
La nave battente bandiera olandese è partita da Ushuaia, estremo sud dell’Argentina, il primo aprile con circa 150 persone a bordo. Dopo dieci giorni di navigazione un passeggero dei Paesi Bassi è morto a causa di problemi respiratori e il 24 aprile il suo corpo è stato trasportato in aereo a Johannesburg accompagnato dalla moglie, che è morta due giorni dopo in ospedale. Il 27 aprile una terza persona malata è stata trasportata in Sud Africa dove le è stata diagnostica un’infezione da hantavirus e da lì la notizia si è diffusa man mano in tutto il mondo.

Dal primo aprile ad oggi sono aumentate sia le vittime del virus che le persone ricoverate coi i sintomi della malattia, con persone contagiate anche fuori dalla nave prima che gli ospiti della MV Hondius venissero rispediti a casa (in isolamento) dopo essere stati curati e testati in un ospedale delle Canarie. Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha spiegato in una conferenza stampa della scorsa settimana che la coppia di passeggeri olandesi, quelli considerati il “caso Zero”, prima di imbarcarsi ad Ushuaia avevano fatto un lungo viaggio tra Uruguay, Cile e Argentina per fare birdwatching anche in aree dove vivono tipi di roditori noti per essere colonie naturali del virus Andes, il ceppo di hantavirus responsabile del focolaio scoppiato sulla MV Hondius. Secondo le informazioni in possesso dell’OMS i casi fino ad ora noti sono venti: 9 confermati come infezione da virus Andes e 11 ancora sospetti.

Anche se in generale gli hantavirus non si trasmettono da persona a persona, il virus Andes sembra essere l’unico ceppo capace di fare il salto di specie tra i circa 40 tipi di Orthohantavirus esistenti ed ha un tasso di letalità molto alto: muore circa il 40% delle persone che presentano sintomi. Le probabilità di contagio sono però molto basse e si ipotizza che avvenga solo dopo contatti stretti e prolungati.
Per questi motivi l’OMS ha ribadito più volte che il rischio per la popolazione generale rimane basso e che bisogna concentrare l’attenzione sulle persone con i sintomi o che potrebbero svilupparli nelle prossime settimane.

In Italia, al momento, ci sono quattro persone che sono venute in contatto con la donna olandese, moglie della prima vittima, sul volo della KLM per Johannesburg. Tra queste c’è un turista sudafricano che si è ritrovato in isolamento fiduciario in un hotel di Padova, che ad oggi presenta ancora test negativi, come confermato da Maria Rosaria Campitello, capo del dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha rassicurato tutti dichiarando che oggi in Italia non c’è alcun pericolo, con una possibilità di contagio molto bassa. La circolare del ministero riporta però:
“Si ritiene opportuno mantenere un approccio di massima cautela e rafforzare le attività di sorveglianza sanitaria, con particolare attenzione all’identificazione precoce di eventuali casi sospetti e all’adozione tempestiva delle misure di contenimento per i casi confermati oltre a prestare attenzione alla gestione di eventuali casi importati e dei loro contatti stretti”.

A calmare ulteriormente le acque è stato Paolo Bonanni, epidemiologo e professore di Igiene dell’Università di Firenze, che ha dichiarato al Corriere della Sera: “Per il virus Andes, l’unico ceppo degli hantavirus per cui è stata documentata la capacità di trasmissione da uomo a uomo, il tempo massimo di incubazione è di 6 settimane, quello medio è di 23 giorni. Se si ricostruisce la catena dei contatti, sorvegliando le persone e mettendole in isolamento, si può essere ragionevolmente certi che venga evitata un’ulteriore diffusione. Ecco perché sarebbe utile rintracciare anche chi è sceso prima dalla nave MV Hondius. Il rischio di pandemia rimane molto basso, non siamo davanti a una documentata catena di trasmissioni al di fuori dell’episodio sulla nave”.

Per ora quindi non ci sono possibilità concrete di una nuova epidemia, nonostante la paura di chi ancora si porta dietro i ricordi traumatici legati al periodo Covid, ma questo caso ci dimostra una volta di più come il mondo si faccia sempre più piccolo ogni giorno e che continuare a guardare alla ricerca medica, così come alle misure di prevenzione, in maniera non universale è ormai qualcosa che non possiamo più permetterci.
Forse uscire dall’OMS, come minacciato anche da qualcuno dei nostri politici, potrebbe non essere una scelta così furba.

Domenico Riccio

“Ho lavorato come Responsabile Comunicazione in ambito politico per anni, poi ho deciso di fare il salto dall’altro lato. Appassionato di politica, storia e citazioni. Vedo il giornalismo come l’arte di raccontare la verità, non formare opinioni.”