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Tre personaggi in cerca di storie

L’architetto, il pittore, il musicista: tre figure arrivate da altrove che hanno lasciato un segno nel territorio della Val d’Astico. Il secondo articolo dei partecipanti al “Corso di introduzione al giornalismo territoriale”, organizzato a Velo d’Astico dall’associazione cultgenuss.eu Aps, a firma di Robert Maddalena

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Apr 17, 2026

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Villa La Montanina progettata da Mario Ceradini, un disegno del “Castello di Meda” di Cesare Ferro, lo spartito di “In Val d’Astico” di Piero Giorgi e una veduta del territorio

L’eredità culturale di ogni territorio non è stata forgiata solo dagli esponenti delle arti, della letteratura e delle scienze che in quel territorio hanno avuto le loro origini ma anche da quelli che sono stati “di passaggio”. Basti pensare all’appena 19enne Ernest Hemingway che soggiornò a Bassano negli ultimi mesi della Grande Guerra e che da qui trovò ispirazione per uno dei suoi primi racconti da futuro romanziere Premio Nobel. Anche la Valle dell’Astico non fa eccezione, attraverso le figure di tre illustri “foresti”: un architetto, un pittore e un musicista che frequentarono questo territorio ai primi del ‘900.

Se ne occupa il secondo dei quattro articoli dei partecipanti al “Corso di introduzione al giornalismo territoriale”, organizzato a Velo d’Astico dall’associazione cultgenuss.eu Aps e condotto dal sottoscritto, direttore responsabile di Seven Magazine. Lo pubblichiamo di seguito e l’autore del pezzo è Robert Maddalena, architetto, socio fondatore dello studio associato AVVI di Thiene che, come leggerete, nel 2016 ha condotto delle ricerche sulla Val d’Astico durante la Grande Guerra, nelle quali sono emerse coincidenze e possibili collegamenti fra questi tre personaggi…in cerca di storie.

TRE PERSONAGGI IN CERCA DI STORIE

Parafrasando una famosa opera teatrale si potrebbe dire: tre personaggi in cerca di storia (o di storie); e, in questo caso, la Storia (o forse il Caso) ne è la regista, mentre i nostri territori ne sono il palcoscenico. Tre personaggi che hanno avuto, ancora, tre elementi in comune. Innanzitutto l’arte, ognuno declinata secondo la propria disciplina, ma che ha intessuto e riempito la loro vita. Poi un luogo, incontrato in modi e per vie diverse ma che ha sicuramente su tutti esercitato, almeno per un breve periodo, delle conseguenze. E poi l’altra espressione umana che, ahinoi, pare essere tornata di stretta attualità: la guerra; ognuno di loro l’ha conosciuta e con essa si è confrontato anche se, per fortuna, i nostri tre attori ad essa sopravvissero.

Ma passiamo a presentarli, rigorosamente in ordine di anzianità: Mario Ceradini architetto, Cesare Ferro pittore, Piero Giorgi musicista. Nati nella seconda metà dell’Ottocento, conobbero il progresso, l’ottimismo, lo sviluppo e i cambiamenti tumultuosi di quei decenni che portarono all’Unità d’Italia e sfociarono nella cosiddetta età della Belle Epoque, la quale però si scontrò frontalmente con la guerra; anzi, la Grande Guerra, perché un conflitto così potente, così tecnologicamente avanzato, così pervasivo, non si era mai visto. Per ultimo, ma forse il più importante, hanno avuto a che fare con un luogo dei nostri territori: la Valle dell’Astico; con forme, modi, espressioni e relazioni diversi, ma ognuno secondo una propria lettura.

Mario Ceradini viene chiamato agli inizi del Novecento da Antonio Fogazzaro – scrittore che non ha bisogno di presentazioni – a progettare e costruire la sua casa di villeggiatura. Lo scrittore sceglie un luogo che ricorre nelle sue opere e che tanto ama: Velo d’Astico. Il dialogo tra i due è serrato ed estremante positivo, genererà una meravigliosa villa, La Montanina, e il parco annesso con piccola chiesa. La prima ispirandosi alle forme tipiche del cottage britannico permeato da influenze secessioniste viennesi; il secondo pittoresco e apparentemente naturalistico. Una modalità di miscela dei linguaggi tipica del periodo eclettico-storicista della seconda parte del diciannovesimo secolo.

Cesare Ferro invece giunge in Valle dopo una fruttuosa carriera artistica, di premi, viaggi in giro per il mondo a corte di regnanti mecenati e amanti dell’arte. In quel momento la patria chiama, le trincee hanno necessità di direzione lavori, l’Offensiva di Primavera del 1916 ha mostrato tutte le lacune della nostra difesa. Lui partecipa come sottotenente e, oltre a dirigere la costruzione delle fortificazioni, ci lascia dei meravigliosi disegni. Non disegni fatti per piacere, ma per dare informazioni agli alti comandi sull’avanzamento del cantiere di guerra.

D’altro canto, gli arruolati che sapevano disegnare erano ben visti dal Genio Militare, erano utilizzati per dare informazioni sui contesti di guerra in cui l’esercito si trovava ad operare e la mano felice di un pittore come Cesare Ferro tornava senz’altro utile; ma anche l’occhio architettonico di un Ceradini. E qui si inserisce un altro dei legami a distanza tra i due, anche l’architetto partecipò al conflitto come docente di disegno panoramico militare. Lo testimonia una sua pubblicazione dell’epoca che aveva proprio lo scopo di insegnare le basi della prospettiva, del disegno di paesaggio e le modalità per sintetizzare gli elementi importanti da focalizzare ed evidenziare con la matita per renderli trasmissibili a chi doveva poi operare direttamente sul campo.

Ma il Caso (o la Storia) vuole che il copione non finisca qui se entrambi erano, prima e anche dopo la guerra, docenti presso l’Accademia di Belle Arti di Torino, della quale divennero, tutti e due, in tempi diversi, presidenti. Pertanto, se non fu l’evento bellico, se non fu la Valle, quasi sicuramente fu l’istituzione a cui appartennero a farli, con molta probabilità, incontrare e conoscere.

Lasciamo per il momento i due professionisti delle forme estetiche e concentriamoci invece sul terzo protagonista, il Piero Giorgi di cui siamo venuti a conoscenza; il come ne parleremo più avanti, e così per Cesare Ferro. Musicista, docente di conservatorio e compositore marchigiano, ci ha lasciato numerose opere e colonne sonore ma, anche lui, qualcosa che attiene ai nostri luoghi: In Val d’Astico, poema sinfonico composto negli anni ‘20 per grande orchestra e suonato solamente un paio di volte, successivamente caduto per certi versi nel dimenticatoio.

L’opera era formata da tre movimenti: Riderella, Montanina, Val d’Astico; pertanto vi sono precisi riferimenti alla Valle ma anche alla Montanina e alla sua sorgente presente nel parco che il Fogazzaro battezzò, appunto, Riderella. Difficile sapere, con sicurezza, se anche Giorgi sia stato in questi territori a causa del conflitto, non abbiamo prove certe; potrebbe essersi fatto affascinare dai romanzi di Fogazzaro, dalla sua Villa che era stata pubblica nelle riviste specialistiche, mentre la guerra, appena finita, aveva senz’altro fatto conoscere a livello nazionale la Valle, per le note tragiche vicende legate alla Strafexpedition.

Se questo è il passato di un secolo fa, ora facciamo un balzo di cent’anni e siamo nel presente. All’incirca nel 2016, in corrispondenza della ricorrenza del Prima Guerra Mondiale, iniziamo delle ricerche a Roma presso l’ISCAG (Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio). L’obiettivo è approfondire il sistema delle fortificazioni in Val d’Astico durante la Grande Guerra. È in quel momento che scopriamo la figura di Cesare Ferro come soldato a Meda di Velo d’Astico, i suoi disegni e, inoltre, un modello in scala della Rocca di Meda costruito, con molta probabilità, proprio anche grazie ai suoi schizzi che inviava ai superiori ed ora esposto al Museo del Genio. Scoperto il nome – per intero: Carlo Cesare Ferro Milone – iniziamo a cercare conferme attraverso internet e spunta un’altra persona che porta lo stesso cognome: un professore universitario già primario di neurologia a Vicenza, Francesco Ferro Milone. Una volta contattato ci risponde che sì, la firma presente sui disegni è di suo padre, lui è l’ultimogenito del pittore; persona cordiale e gentile di cui serbiamo un piacevole ricordo che accolse con gratitudine le notizie degli schizzi di guerra ritrovati.

A quel punto le coincidenze però saltano verso un altro dei nostri protagonisti alla ricerca di narrazioni: Piero Giorgi. Il nipote, l’ingegnere Piero Giorgi, saputo attraverso le Rete che stavamo facendo una ricerca, ci contatta e ci racconta la vicenda della sinfonia che, sfortunatamente, era caduta nell’oblio e di cui rimanevano solo gli spartiti e qualche locandina d’epoca. A quel punto il passo è breve: contattato il maestro Carmine Carrisi (attraverso l’amministrazione di Velo d’Astico) assieme all’Associazione Docenti si inizia, grazie al finanziamento del Comune stesso, la digitalizzazione degli appunti del compositore e si può così, grazie alle tecnologie contemporanee e ai programmi musicali, riascoltare, finalmente, la musica dedicata alla Montanina, al suo parco e alla Valle dell’Astico.

Ci piace pensare, anche se non ne abbiamo le prove, che questi protagonisti si siano forse incrociati in queste terre e, se ciò non è successo, non importa: finalmente i tre protagonisti potrebbero comunque trovare la loro storia che tutto ricompone e ci sembra giusto averla, se non raccontata, averla almeno sinteticamente anticipata.

Robert Maddalena

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.