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Incazzato Nereo

Nereo Cuman, titolare di un’azienda di N.C.C. (Noleggio Con Conducente) di Pove del Grappa e rappresentante di categoria: “La legge che regola il nostro settore va cambiata, bisogna semplificare le norme che ci impediscono di lavorare”. E sull’aumento dei prezzi dei carburanti…

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Mar 30, 2026

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Nereo Cuman (foto Alessandro Tich)

Quando parla del suo lavoro, Nereo Cuman lo fa sempre con trasporto. E ci mancherebbe, visto che il trasporto è la sua professione. È infatti il titolare di un’azienda di N.C.C. (Noleggio Con Conducente) con sede a Pove del Grappa ed è anche un rappresentante di categoria, nella sua veste di segretario regionale dell’ANITraV – Associazione Nazionale Imprese Trasporto Viaggiatori, per le Province di Vicenza, Rovigo, Verona e Belluno. L’N.C.C. è un servizio di trasporto pubblico non di linea che permette di noleggiare un veicolo con autista dedicato. Si tratta di un’opzione sempre più popolare per i trasferimenti di viaggiatori, aziende e privati in alternativa ai mezzi pubblici e ai taxi tradizionali, soprattutto per le distanze più lunghe, al punto che già oggi in Italia copre circa il 75% del mercato del trasporto pubblico di persone. Ma è anche un settore alle prese con i fin troppo stretti paletti delle normative che lo regolamentano, che si richiamano a una legge risalente ancora al 1992. L’anno scorso la categoria degli N.C.C. aveva levato gli scudi contro il decreto interministeriale n. 226 del 26 ottobre 2024 che aveva imposto ulteriori regole restrittive per l’esercizio dell’attività, poi bocciato dai TAR di varie Regioni e infine annullato alla Corte Costituzionale per i vincoli ritenuti “sproporzionati”.

Ma la vecchia legge quadro del 1992 resta ancora in vigore. E l’ANITraV, assieme alle altre associazioni del comparto, è ripartita all’attacco al Ministero dei Trasporti per sollecitare una nuova legge di riferimento del settore, adeguata ai tempi nuovi e soprattutto alle richieste della categoria. Dal canto suo Cuman, per dirlo con un delicato francesismo, è incazzato Nereo.

Nereo Cuman, rispetto anche alle battaglie di categoria dell’anno scorso, com’è la situazione oggi per gli N.C.C.?

Nel rapporto che abbiamo col Ministero dei Trasporti, non è cambiato tanto perché continuano, sostanzialmente, ad ostacolare l’attività. La stanno rendendo sempre più complessa, invece che facilitarla. Noi chiediamo di poter lavorare senza tutte quelle questioni che hanno messo in piedi nel decreto dell’ottobre 2024 che ci chiedeva l’iscrizione al RENT (Registro Elettronico N.C.C. Taxi), il rientro in rimessa dopo il servizio effettuato, la partenza dopo 20 minuti dall’arrivo segnato nel foglio di viaggio che veniva rilasciato dal Ministero e non più scritto a mano come lo facevamo noi. Tutto questo è stato poi bocciato dai vari TAR, in primis il TAR del Lazio, fino alla Corte Costituzionale che ha tagliato la testa al toro perché veramente era una cosa impensabile.

E adesso allora cosa succede?

Due settimane fa i nostri presidenti di associazione hanno avuto un incontro col ministro Salvini e col viceministro Rixi, perché nel 2026 è necessario cambiare finalmente la legge n. 21 del 1992 che ha legiferato sul nostro lavoro. Noi non siamo più nel ’92, non siamo più in un sistema analogico, siamo in un sistema digitale, il Paese sta crescendo e non possiamo rimanere legati a quella vecchia gestione. Va considerato che l’attività di N.C.C. per l’Italia è indispensabile, perché noi copriamo il 75% dello spostamento di persone, mentre il restante 25% lo coprono i tassisti. Quindi, continuare a “pungerci” perché si vuole tentare di eliminare questa categoria, a noi non sta bene. Noi vogliamo lavorare tranquillamente. Non vogliamo dar fastidio a nessuno, però fateci lavorare in santa pace.

Quali potrebbero essere le migliorie di questa nuova legge?

Partiamo innanzitutto dalla questione delle licenze, che devono essere più libere. Condivido il fatto che ci siano licenze rilasciate dal Comune, che vanno bene per i tassisti che hanno determinate regole, e licenze rilasciate dalla Regione. Ma senza vincoli, perché ci troviamo in un Paese dove se vai nel Veneto ci vogliono le gare, i bandi eccetera, e se invece ti sposti di cento chilometri e vai in Trentino Alto Adige, fai la domanda con due marche da bollo e la licenza te la rilasciano, se ovviamente hai i requisiti. Poi si aggiunge il fatto di tutto il complesso degli esami per esercitare l’attività, dell’iscrizione al ruolo, del controsenso che se io sono iscritto a Treviso non posso lavorare a Vicenza o se sono iscritto a Trento non posso lavorare a Bolzano, eccetera. Ci vuole un esame unico, che vada bene per tutta Italia e che ci metta in condizione di poterci muovere dappertutto senza questi assurdi vincoli.  

È vero che ci sono difficoltà anche con le patenti?

Sì, ci sono difficoltà con le patenti, le patenti superiori. Dobbiamo semplificare anche questo. Intanto, per i tempi di acquisizione di una patente, che ha portato negli ultimi anni alla conseguenza che non ci sono più rilasci di patenti superiori. È un problema che colpisce tutta l’Italia. Intanto perché il costo è elevato, poi i tempi di frequenza obbligatori vanno da quattro a sei mesi. Bisogna diminuirli, perché non è che il Codice della Strada varia per chi prende la patente del motorino e per chi prende quella del camion o del bus. È uguale. Ci sono ovviamente da apprendere delle regole sul trasporto pubblico, ma non è che ci vogliono mesi per imparare una cosa del genere. Quindi bisogna semplificare questo e abbattere i costi. Perché credo che sia un po’ difficile, per un ragazzo di 22-23 anni che avesse voglia di mettersi a fare il nostro lavoro, spendere 4-5.000 euro per prendere la patente.

Poi c’è il problema del limite di età…

Certo. In Italia abbiamo un limite di età di 68 anni per poter guidare con le patenti superiori. Siamo uno dei pochissimi e ultimi Paesi d’Europa in cui dopo i 68 anni non puoi più guidare. Non va bene, perché negli altri Stati d’Europa, se la commissione medica ti dà l’autorizzazione di guidare, hai la possibilità di farlo anche negli anni successivi, se hai voglia di lavorare. Quindi metteteci in condizioni di farlo anche in Italia. Che poi, sappiamo benissimo che a 68 anni, se tu vuoi continuare a guidare, tu cambi di Paese, vai in un Paese come la Slovenia o come la Bulgaria e lì ti rilasciano la patente europea, che è valida cinque anni, sempre con le sue regole, visite mediche e tutti i sacri crismi. Ma semplifichiamo questa cosa, facciamola anche da noi. Visto che di patenti non ce ne sono più, metterci in condizione di poter avere qualcuno in più anche perché noi imprenditori ci troviamo di fronte alla difficoltà di non riuscire a trovare personale.

Voi N.C.C. macinate per lavoro migliaia di chilometri. Col rincaro dei carburanti come la mettiamo?

Il rincaro dei carburanti ci ha messo in crisi perché io e tutti i miei colleghi avevamo predisposto un tariffario per il 2026. E sinceramente è molto difficile rimanere dentro a quei parametri. Contiamo che la cosa si stabilizzi, se si stabilizza il discorso delle inutili guerre che ci sono in Medio Oriente e in giro per il mondo. Ci stiamo chiedendo se aumentare i nostri prezzi o no, perché abbiamo già tastato il terreno. Io in particolare lavoro con parecchi tour operator e hanno tirato su il naso per gli aumenti del carburante. Io il gasolio sono arrivato a pagarlo 2 euro e 29, e parliamo di Bassano del Grappa. Ed è tanto, perché le tariffe erano state preparate con un costo che variava tra l’1 e 70 e l’1 e 80 euro al litro. Poi, caro Stato: ci levi 25 centesimi delle accise. Mi sembra una presa in giro, anche perché tutto rientrerà l’8 di aprile. Le accise vanno levate completamente perché stiamo pagando ancora l’Abissinia, l’Irpinia e tutte quelle questioni che portano solo ed esclusivamente a caricare sull’ultima ruota del carro, che siamo noi. Abbiamo fatto un semplice esempio, con dei benzinai: su 50 euro di gasolio, 35 euro sono di tasse che vanno allo Stato e sui restanti 15 euro il benzinaio deve pagare il gasolio al fornitore. Mi sembra che il paradosso si capisca. Leviamo le accise, basta, è ora di finirla. Tutti coloro che si accingevano a andare al Governo, destra, sinistra o centro, hanno promesso che le levavano. Siamo sempre alle solite. Ok, ci sarà l’aumento del costo del petrolio per i vari motivi, sta aumentando il costo al barile eccetera, ma noi abbiamo aumentato il gasolio in Italia prima di pagarlo di più. Quindi, sempre noi dobbiamo pagare. No, non va bene.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.