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Bassa…No

Il Comitato per una Giustizia di Qualità a Vicenza sul risultato del referendum: “Il Veneto vota Sì, ma le città dei tribunali votano No. Un segnale politico che il Parlamento non può ignorare”

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Mar 24, 2026

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Il Tribunale di Vicenza (foto Alessandro Tich)

E allora, ricapitoliamo. In Italia al referendum sulla giustizia ovvero sul nuovo ordinamento della magistratura ha vinto il No, col 58,93% complessivo dei consensi lungo lo Stivale. Il Veneto – come solo la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia – è andato invece in controtendenza, portando in cascina, ma inutilmente agli effetti del risultato nazionale, il 58,4% dei voti a favore del Sì. All’interno di questo dato, la maggioranza degli elettori residenti nelle province di Vicenza (59,67%), di Padova (56,5%) e di Treviso (60,4%) hanno votato a favore della legge di riforma costituzionale Meloni-Nordio. Ma nelle rispettive tre città capoluogo è andata diversamente. In tutte e tre ha infatti vinto il No: a Vicenza (51,69%), a Padova (56,8%) e a Treviso (50,3%). Si tratta oltretutto di tre città amministrate da diversi colori politici: mentre a Vicenza e a Padova l’amministrazione comunale è di centrosinistra, a Treviso governa saldamente il centrodestra. Ma c’è un elemento che le accomuna: si tratta dei tre capoluoghi i cui Tribunali e circondari giudiziari verrebbero ridimensionati a seguito dell’istituzione del nuovo Tribunale di Bassano del Grappa alias Tribunale della Pedemontana.

La circostanza non è passata inosservata al Comitato per una Giustizia di Qualità a Vicenza che tramite un comunicato stampa trasmesso oggi in redazione dal suo presidente, avv. Gaetano Crisafi, interpreta il No di Vicenza, Padova e Treviso come “un segnale che arriva proprio mentre in Parlamento giacciono la revisione della geografia giudiziaria e l’istituzione del cosiddetto Tribunale di Bassano del Grappa”, ovvero “un segnale politico preciso che merita ascolto”. Per il Comitato “il voto dei capoluoghi non può essere ignorato dal Parlamento” dal momento che “prima di moltiplicare le sedi giudiziarie, bisogna garantire che quelle esistenti funzionino davvero”. Come dal testo che segue.

COMUNICATO

Referendum sulla giustizia: il Veneto vota sì, ma le città dei tribunali votano no. Un segnale politico che il Parlamento non può ignorare.

I risultati del referendum sulla giustizia consegnano un dato politico che merita una riflessione seria.

In Veneto ha prevalso il Sì con circa il 58%, ma nei tre capoluoghi sede dei tribunali destinati a perdere personale e territori a favore del costituendo Tribunale di Bassano del Grappa ha prevalso il No. Nei comuni di Vicenza, Padova e Treviso ha infatti prevalso il No. Non si tratta di un dato marginale.

Perché proprio nelle città dove la giustizia si amministra ogni giorno — dove operano magistrati, avvocati, personale amministrativo e dove migliaia di cittadini entrano quotidianamente nei tribunali — il referendum è stato bocciato.

Il dato assume un significato politico ancora più evidente se si considera che Treviso è la città del Ministro della Giustizia Carlo Nordio e Padova quella del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari. È difficile pensare che si tratti di una coincidenza.

Il voto dei capoluoghi sembra piuttosto esprimere una diffidenza molto più forte verso la riforma della giustizia rispetto a quella registrata nel resto della regione.

Ed è un segnale che arriva proprio mentre in Parlamento giacciono la revisione della geografia giudiziaria e l’istituzione del cosiddetto Tribunale di Bassano del Grappa.

Chi vive quotidianamente il sistema giudiziario sembra aver mandato un messaggio molto chiaro: prima di moltiplicare le sedi giudiziarie, bisogna garantire che quelle esistenti funzionino davvero.

Quando il Veneto vota in un modo ma le città sede dei tribunali votano in senso opposto, la politica farebbe bene a interrogarsi. Perché spesso chi vive e lavora ogni giorno dentro il sistema giudiziario vede prima degli altri i rischi delle riforme costruite sulla carta.

Il voto dei capoluoghi non può essere ignorato. È un segnale politico preciso che merita ascolto.

IL COMITATO PER UNA GIUSTIZIA DI QUALITÀ A VICENZA

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.