Avete presente un divorzio, del tipo: lui lascia lei ma lei rimane proprietaria dei beni di famiglia e lui è intenzionato a rientrarne in possesso?
Nel nostro caso, lui è il Comune di Bassano del Grappa. Lei è invece l’Unione Montana del Bassanese.
Il divorzio in questione è ovviamente quello della Polizia Locale, che dallo scorso 1° gennaio – come è ampiamente noto – è uscita dalle competenze dell’Unione per rientrare nell’organico del Comune di Bassano, su decisione politica dell’amministrazione comunale bassanese.
Ma, Houston, abbiamo un problema. E cioè che il Comune di Bassano si è ripreso gli agenti, ma non, per l’appunto, i beni di famiglia: e cioè i mezzi e le attrezzature necessari per lo svolgimento del servizio che sono rimasti di proprietà dell’Unione Montana. Davvero un capolavoro di lungimiranza amministrativa.
Andiamo però con ordine, per evitare di perderci per strada anche noi.
Dopo i botti di Capodanno il corpo di Polizia Locale ha dunque cambiato ufficialmente casacca. Stessi agenti, stessa sede del Comando in via Vittorelli in città ma nuovo datore di lavoro.
In vista del reintegro dei vigili sotto il proprio libro paga, lo scorso 22 dicembre il consiglio comunale di Bassano aveva approvato lo “schema di convenzione per i servizi di Polizia Locale tra il Comune di Bassano del Grappa, il Comune di Rosà, il Comune di Cartigliano, il Servizio associato di Polizia Locale fra i Comuni di Cassola e Mussolente e l’Unione Montana del Bassanese”, valido per il corrente anno 2026.
Particolare non secondario: la delibera è stata approvata con 9 voti favorevoli e 12 astenuti. E ad astenersi dal voto, oltre alle minoranze, sono stati anche i consiglieri di maggioranza di Fratelli d’Italia. Compreso quel Gianluca Pietrosante che contrariamente alle indicazioni del suo gruppo consiliare nel corso del 2025 aveva sempre e convintamente remato a favore del reintegro degli agenti sotto il Comune di Bassano. Misteri della fede.
Lo schema di convenzione, in estrema sintesi, fissa i termini e le condizioni affinché i Comuni e gli enti citati – tra cui la stessa Unione Montana – possano usufruire del servizio di Polizia Locale di Bassano, in gestione associata, a seconda delle loro necessità.
È il documento che alcuni organi di stampa hanno presentato come l’atto di nascita di un “super Comando di Polizia Locale”.
Il 23 dicembre, poi, lo stesso schema di convenzione è stato approvato anche dal Consiglio dell’Unione Montana. Caspita, questa sì che è la “Grande Bassano”.
Ma c’è di più. Un altro schema di convenzione, pure approvato, prevede l’accordo tra i Comuni che si convenzioneranno e l’Unione Montana del Bassanese per la gestione unificata dell’Ufficio Contravvenzioni.
Sempre in estrema sintesi e risparmiandovi i dettagli tecnici, sarà cioè l’Unione a curare la gestione amministrativa delle sanzioni relative alle violazioni al Codice della Strada e alle norme di legge e di regolamento di competenza comunale.
Ma non disponendo più del personale necessario allo scopo, la stessa Unione Montana dovrà avvalersi di personale messo a disposizione dal Comune di Bassano.
In questo modo, come ha commentato argutamente qualcuno, “la Polizia Locale è uscita dall’Unione Montana dalla porta e vi rientra dalla finestra”.
Nel frattempo il Comune di Bassano è andato alla ricerca di un nuovo comandante dei vigili, lanciando persino lo scorso novembre un’offerta di lavoro su FinkedIn, pardon su LinkedIn.
Al momento si è arrivati ad una soluzione provvisoria: come ha informato un comunicato stampa dell’amministrazione comunale, dallo scorso 1° gennaio il commissario Davide Bertoncello ha assunto l’incarico di comandante facente funzioni della Polizia Locale “fino alla conclusione della procedura per l’individuazione del nuovo comandante titolare”.
Tutto a posto, tutto in regola, tutto pronto per spaccare il mondo? Non proprio.
Tutti i mezzi e gli strumenti necessari per svolgere l’attività di Polizia Locale, come ho già scritto sopra, sono infatti rimasti in capo all’Unione Montana.
Fra le tante altre cose, fanno parte dell’elenco dei beni dell’Unione, che è alquanto corposo, oltre ad un nutrito autoparco, Pc, monitor, arredi e compagnia bella: 4 motociclette Suzuki per la Polizia Locale, fornitura radio, 2 etilometri e 2 stampanti termiche per etilometro, 1 telelaser, 1 lettore droghe portatile Read Drug, 6 fototrappole e accessori, una strumentazione per il controllo dei mezzi pesanti Tacho Police, una colonnina Wallbox per la ricarica elettrica, eccetera.
Davvero una bella dote in carico alla moglie divorziata.
Dal punto di vista di Bassano del Grappa, il problema tuttavia non sussiste: lo schema di convenzione proposto da Bassano e sottoscritto con gli altri Comuni è infatti finalizzato ad “ottimizzare le risorse strumentali e umane”.
Ma come è possibile farlo, visto che il Comune di Bassano detiene le risorse umane, e cioè gli agenti rientrati nell’organico comunale, ma non quelle strumentali che sono rimaste di proprietà dell’Unione?
È qui che arriva il colpo di scena.
Lo scorso 8 gennaio è stata convocata una riunione della giunta dell’Unione Montana, composta dai sindaci dei cinque Comuni dell’Unione e presieduta da Nicola Finco. Ma tre dei cinque sindaci – i primi cittadini di Pove del Grappa Francesco Dalmonte, di Romano d’Ezzelino Simone Bontorin e di Solagna Stefano Bertoncello – non si sono presentati all’appuntamento, lanciando un preciso segnale politico al collega bassanese.
All’ordine del giorno della riunione era prevista l’approvazione di due distinti schemi di comodato d’uso gratuito dei beni di proprietà dell’Unione Montana del Bassanese a favore del Comune di Bassano del Grappa. Il primo relativo agli automezzi, il secondo ai beni tecnico-strumentali. Il tutto “in attesa di formale accordo tra le parti che determini l’avvio dell’eventuale passaggio di proprietà dei beni in questione”.
Ma i due documenti non sono stati approvati, mancando all’appello la maggioranza dei sindaci.
E allora…voilà! Nella stessa data dell’8 gennaio è stata emessa e protocollata una determinazione del segretario dell’Unione Montana dott. Manuel Bruno il quale, “preso atto della seduta deserta” e richiamandosi allo schema di convenzione approvato dal consiglio dell’Unione il 23 dicembre, autorizza “l’utilizzo di mezzi e beni strumentali di proprietà dell’Unione a favore del Comune di Bassano del Grappa”, a titolo gratuito e con effetto immediato.
E così, senza l’approvazione degli altri sindaci, il Comune di Bassano si trova ad avere a disposizione beni e strumenti per la Polizia Locale, senza alcun onere nei confronti dell’Unione che ne è proprietaria, con un puro e semplice atto d’ufficio.
Morale della favola: l’Unione fa la farsa.
L’atto burocratico del segretario è sicuramente legittimo sotto il profilo normativo, ci mancherebbe. Ma colpisce l’insolita rapidità con cui la decisione d’ufficio si è sostituita alla volontà politica dei sindaci interessati.
Il provvedimento dirigenziale si richiama allo schema di convenzione approvato il 23 dicembre “in una prospettiva di sinergia e collaborazione istituzionale e comprensoriale, nonché al fine di ottimizzare le risorse strumentali e umane, funzionale ad una sua efficiente ed efficace gestione”.
Ma fino adesso è stata una collaborazione istituzionale a senso unico, a favore del Comune di Bassano del Grappa.
La partita appare comunque tutt’altro che chiusa e quella del passaggio dall’Unione al Comune di Bassano della Polizia Locale rimane una situazione ai confini della realtà che delinea i confusi contorni di questo maldestro divorzio alla bassanese.
Foto di copertina: Alessandro Tich
