“Audiatur et altera pars”. “Sia ascoltata anche l’altra parte”. È la locuzione latina che esprime il principio giuridico del contraddittorio. La applico ormai da diverso tempo, occupandomi delle tante puntate della Tribunovela: l’eccitante soap opera sul Tribunale della Pedemontana. E anche questa volta, egregi lettori, ci trasferiamo idealmente sotto Monte Berico, per ascoltare l’altra parte. Perché le due vicende del Tribunale di Vicenza, in attesa che il Ministero della Giustizia ne risolva la cronica carenza di organico, e del nuovo Tribunale di Bassano del Grappa, in attesa di essere istituto dal disegno di legge del Governo da convertire in legge in Parlamento, continuano ad incrociarsi, come due facce della stessa medaglia. Lanerossi Bassano.
Si sono infatti concluse al Comune di Vicenza le audizioni della I Commissione Consiliare “Affari istituzionali”, volte ad approfondire la situazione organizzativa e funzionale degli uffici giudiziari presenti nel territorio comunale, con particolare riferimento al Tribunale e alla Procura della Repubblica di Vicenza. Tuttavia e inevitabilmente, come vedremo, ciò ha significato anche un approfondimento sui possibili effetti sulla giustizia vicentina, già gravida di problemi per conto suo, dell’apertura di un nuovo Tribunale in riva al Brenta.
Le audizioni si sono svolte nel corso di tre sedute, con il coinvolgimento di rappresentanti istituzionali, tecnici e delle associazioni forensi. Alla prima seduta (13 febbraio), dedicata al confronto politico-istituzionale, hanno preso la parola parlamentari e consiglieri regionali: il sen. Pierantonio Zanettin, la sen. Daniela Sbrollini, l’on. Rosanna Filippin, i consiglieri regionali Antonio Marco Dalla Pozza, Chiara Luisetto, Jacopo Maltauro e Francesco Rucco, nonché i componenti della Commissione e il consigliere comunale proponente.
Alla seconda seduta (19 febbraio) sono intervenuti i vertici tecnici: il dott. Lino Giorgio Bruno (procuratore della Repubblica), il dott. Roberto Venditti (presidente della Sezione Penale), il dott. Lorenzo Catelan (dirigente amministrativo) e l’avv. Alessandro Moscatelli (presidente dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza). La Presidenza della Corte d’Appello e la Procura Generale di Venezia, pur non intervenute fisicamente, hanno trasmesso un documento tecnico sull’inopportunità dell’istituzione di nuovi uffici giudiziari nel Distretto di Venezia.
Alla terza seduta (2 marzo) hanno preso infine la parola i rappresentanti di ANM, ANF, AIGA, Camera Penale, Camera Civile e Comitato per una Giustizia di Qualità, quest’ultimo portatore della posizione contraria all’istituzione del nuovo Tribunale di Bassano del Grappa, espressa da 59 sindaci del territorio.
Riguardo al Tribunale di Vicenza, è emersa la pesante criticità della dotazione di personale amministrativo, che risulta ampiamente insufficiente rispetto alle previsioni di organico. A fronte di una pianta organica di 141 unità, risultano in servizio 67 dipendenti, con una scopertura complessiva del 49,65%. In altre parole, quasi uno su due dei posti previsti è vacante, con ricadute dirette sulla capacità operativa degli uffici e sulla qualità del servizio reso ai cittadini. Percentuali di carenza ancora più gravose per altre figure chiave della macchina della giustizia come i cancellieri esperti (scopertura dell’86,36%) e i direttori amministrativi (57,14%). Se il Tribunale di Vicenza piange, la Procura della Repubblica non ride: qui risultano presenti 28 unità su 54 in pianta organica, con una scopertura del 48%, e appena tre dipendenti amministrativi a supporto delle segreterie dei sostituti procuratori, condizione definita nel corso delle audizioni “unica nel panorama nazionale”. Per tappare i buchi del settore amministrativo in Procura, si è reso necessario ricorrere al personale di polizia giudiziaria, sottraendolo alle funzioni investigative proprie.
Tutto ciò si riflette negativamente sui carichi di lavoro. Basti pensare che il solo ufficio GIP/GUP ha un carico tra 6.000 e 8.000 fascicoli annui, a fronte di un organico di soli 4 magistrati in servizio. Nel settore del dibattimento monocratico (i processi con giudice unico) l’afflusso annuo si attesta tra i 1.500 e i 1.800 nuovi procedimenti, cui si aggiungono 4-6 Corti d’Assise (processi con più giudici collegiali, per i reati più gravi e complessi) all’anno. A farne le spese sono anche i tempi della giustizia: una media di 773 giorni per i procedimenti collegiali e di 721 giorni per i procedimenti monocratici, a fronte del limite massimo di 500 giorni fissato dal PNRR per entrambe le tipologie. “Il divario, superiore ai 270 giorni per i procedimenti collegiali, non è attribuibile a inefficienze organizzative interne, bensì alla sproporzione strutturale tra carichi di lavoro e risorse disponibili.” È quanto si legge nella relazione conclusiva della I Commissione Consiliare sulle audizioni tenute a Palazzo Trissino.
Sono diverse altre le criticità evidenziate nei tre incontri in Comune a Vicenza. Ma, alla fin fine, tutte le strade portano a Bassano. Nel corso delle audizioni, come riporta la relazione, è stata infatti “rappresentata una diffusa preoccupazione rispetto a eventuali interventi di revisione della geografia giudiziaria”. “Il quadro normativo di riferimento – evidenzia il documento – è rappresentato dal disegno di legge governativo presentato il 3 ottobre 2025 dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, recante disposizioni per l’istituzione del Tribunale e della Procura della Repubblica di Bassano del Grappa. Tale provvedimento ha di fatto superato il precedente disegno di legge di iniziativa senatoriale (n. 698), che utilizzava la diversa denominazione di Tribunale della Pedemontana, segnando il passaggio da una proposta parlamentare trasversale a un impegno diretto del Governo, nonostante il parere contrario espresso dai vertici della magistratura e dell’avvocatura distrettuale.” “Il profilo di maggiore allarme – prosegue il report della I Commissione Consiliare – è rappresentato dall’articolo 5 del DDL, il quale prevede espressamente che le risorse umane e i magistrati necessari per la nuova sede di Bassano debbano essere reperiti anche attraverso il drenaggio di personale dai tribunali accorpanti, tra cui quello di Vicenza. In altri termini, l’istituzione di un nuovo tribunale avverrebbe a spese di strutture già gravemente sotto-organico, aggravando ulteriormente una crisi in atto.”
Al termine delle tre audizioni la Commissione ha espresso le sue valutazioni, tra le quali “l’inadeguatezza della classificazione ministeriale”: “La classificazione di Vicenza quale tribunale “medio-piccolo”, fondata su criteri prevalentemente demografici, appare non coerente con la realtà del territorio.” E questo perché “la provincia di Vicenza si caratterizza per un elevato livello di industrializzazione, per la presenza di importanti distretti produttivi di rilevanza internazionale e per una significativa complessità del tessuto economico, che si riflette nella natura e nel volume del contenzioso”.
E nella parte finale della relazione, relativa agli “indirizzi e richieste”, la Commissione evidenzia, tra le altre cose, l’esigenza di una “valutazione attenta degli effetti di eventuali interventi sulla geografia giudiziaria, con particolare riguardo all’ipotesi di istituzione di un Tribunale di Bassano del Grappa, che non potrà prescindere da una verifica puntuale della sostenibilità per gli uffici vicentini”.
“Il corretto funzionamento del sistema giustizia – si legge nelle conclusioni del documento – rappresenta un elemento fondamentale per la tutela dei diritti, per il sostegno alle attività economiche e per la coesione sociale del territorio. Un tribunale sottodimensionato non è soltanto un problema organizzativo: è un segnale di disattenzione istituzionale verso una delle province economicamente più rilevanti del Paese.” La Commissione auspica pertanto “che la presente relazione costituisca il punto di avvio di un’azione istituzionale coerente e determinata, capace di tradurre le criticità emerse in richieste concrete alle sedi competenti – ministeriali e parlamentari – affinché Vicenza ottenga il riconoscimento e le risorse che la sua realtà economica, sociale e giudiziaria richiedono”.
È vero: il L.R. Vicenza è stato promosso in serie B. Ma stanti così le cose, il Tribunale di Vicenza rischia di retrocedere in serie C.