In queste ultime settimane stiamo assistendo sempre più frequentemente a scene di cortei di protesta che, purtroppo, sfociano in scontri violenti tra manifestanti e forze dell’ordine.
É cosi in tutta Europa: in Francia le proteste studentesche iniziate a Parigi e continuate a Lione, Marsiglia e Nantes, hanno portato a 5.000 fermi e 24 istituti scolastici dati alle fiamme o saccheggiati; in Spagna le proteste contro i mancati provvedimenti sulla casa hanno portato milioni di persone a scendere in strada, dove ci sono stati anche scontri, incendi e arresti sia nella capitale che a Barcellona e Valencia; stessa sorte anche in Belgio, Turchia, Portogallo, Kosovo e Albania.
Ovunque decidiate di guardare, vedrete proteste e scontri.
L’Italia non è da meno.
Da giorni tutto il meridione è scosso da mobilitazioni estese ed intense, che hanno portato a blocchi stradali per protestare contro il caro del gasolio. Le proteste in Puglia hanno coinvolto camionisti, distributori e agricoltori che protestano anche per il crollo del prezzo dell’olio che producono a causa della concorrenza estera e dei pochi controlli dello Stato in merito.
Stessa decisione di bloccare strade e trasporti per i camionisti di Calabria e Basilicata, mentre in Sicilia lo sciopero dei lavoratori portuali ha bloccato il traffico delle merci, svuotando gli scaffali dei supermercati, a causa delle promesse non mantenute dal governo sul rincaro dei prezzi dei traghetti.
A Taranto gli operai dell’ex Ilva, che col gasolio centrano poco, per diversi giorni hanno bloccato la raffineria Eni che rifornisce Puglia, Calabria e Basilicata lasciando a secco i distributori di mezzo sud Italia.
Nel frattempo sono scesi per strada anche gli studenti di tutta Italia, che invece protestavano direttamente contro il governo Meloni per chiedere più fondi per la scuola pubblica e l’ammodernamento degli edifici scolastici ritenuti non più sicuri.
Se tutto questo vi suona nuovo non preoccupatevi, non siete soli. I media, dalla stampa alle tv nazionali, hanno deciso di tralasciare le proteste per giorni e di tenerle fuori dai loro palinsesti. Le notizie e i servizi sugli scioperi e i blocchi stradali si trovavano solo sui quotidiani locali oppure sui social. Almeno fino a ieri.
Dopo le proteste e le rivolte di Milano, nessuno ha più potuto evitare di diffondere le notizie.
Questo perché sabato e domenica pomeriggio alcuni gruppi di ragazzi, molti dei quali minorenni, a volto coperto hanno distrutto oggetti, devastato e derubato alcuni negozi delle vie principali del centro di Milano.
Le forze dell’ordine hanno cercato di bloccare i disordini anche con l’uso della forza, usando lacrimogeni e idranti, ma sono riuscite a calmare la situazione solo dopo alcune ore.
La manifestazione, anche nella città lombarda contro il carovita, era partita in modo pacifico e il corteo che stava manifestando seguiva le indicazioni date dalla Questura di Milano in merito al percorso da seguire. Nel frattempo però, il gruppo di persone incappucciate si è diviso dal corteo principale e ha cominciato a vandalizzare la città.
Anche a Bassano sono attesi cortei di protesta organizzati dagli studenti degli istituti scolastici della città, che hanno annunciato uno sciopero per il 30 ottobre sia contro il governo per la sicurezza degli edifici scolastici sia per la situazione drammatica dei trasporti cittadini che da settimane stanno creando forti disagi agli stessi studenti.
I rappresentanti degli istituti Brocchi e De Fabris, tramite un video social, ci hanno tenuto a specificare che il corteo è autorizzato e che sono in costante contatto con le forze dell’ordine per garantire che la manifestazione sarà pacifica e sicura per chiunque decida di partecipare.
Il nostro augurio è che la manifestazione sia davvero pacifica e che riescano a far sentire la loro voce e le loro proposte per migliorare una situazione che evidentemente non è all’altezza dei loro bisogni, senza ricorrere alla violenza.
Anche perché per quanto sia inaccettabile vedere scene di vandalismo e saccheggi per le strade delle nostre città, è altrettanto inconcepibile vedere una società che considera intollerabile il disagio provocato da una protesta mentre considera tollerabili le condizioni sociali che l’hanno prodotta.
Parlare di scioperi e proteste è difficile, mostrare scontri e vandalismi è facile ed immediato. Soprattutto se il “come” diventa più importante del “perché”.
L’aura non c’è
19 Ott, 2026
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