Martedì 22 settembre l’ISTAT ha confermato che nel 2025 il rapporto deficit/PIL dell’Italia si è assestato al 3.1%, mancando di un solo punto decimale la soglia critica del 3% che le avrebbe permesso di uscire dalla procedura per deficit eccessivo dell’Unione Europea in cui ci troviamo dal 2024.
Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica i settori produttivi hanno avuto tutti una crescita, seppur minima, ma a tenere alto il deficit italiano è stato l’indebitamento delle Amministrazioni pubbliche.
Questo dato costringe l’Italia ad avere meno margine di spesa nell’ultima legge di bilancio del primo governo Meloni, proprio nell’anno delle elezioni, quello in cui di solito vengono inserite le misure più popolari in vista della campagna elettorale.
La procedura per deficit eccessivo prevede un percorso di rientro sotto la soglia e maggiori vincoli su quanto può crescere la spesa pubblica, oltre ad un controllo del bilancio più attento da parte della Commissione Europea. Inoltre l’Italia non potrà sfruttare tutti i vantaggi concessi dall’UE per le spese di energia e difesa, la “clausola di salvaguardia nazionale” che avrebbe permesso di spendere 14 miliardi di euro in energia e 22 nella difesa senza che fossero considerati nel deficit dei prossimi anni.
Dopo la pubblicazione dei dati il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha detto che “il governo ne prende atto, non senza rammarico”.
Resta comunque ferma la direzione del MEF guidato da Giorgetti, che punta al taglio delle tasse per il ceto medio, il taglio del bollo auto da far diventare strutturale e la flat tax per gli aumenti di stipendio per i giovani lavoratori.
Il ministro dell’economia si è anche detto pronto al confronto con la Commissione Europa sulla clausola di salvaguardia e ci ha tenuto a precisare di essere in linea col preventivato e di non aver fallito sui conti pubblici per non essere riuscito ad uscire dalla procedura per deficit.
I partiti che compongono la maggioranza hanno provato da subito a lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Matteo Salvini, leader della Lega e ministro dei Trasporti, dopo aver invocato uno sforamento di miliardi di euro, ha dichiarato: “Non mi interessa la forma, ma la sostanza. Se non è scostamento, serve una legge di bilancio importante e coraggiosa che punta sugli investimenti”.
Il responsabile economico di Fratelli d’Italia, Marco Osnato, ha sottolineato: “Credo che sia giusto cercare investimenti e sostegni, però sempre in un quadro di compatibilità della finanza pubblica”.
La presidente del Consiglio Meloni ha deciso di puntare il dito contro l’ISTAT, in diretta tv, dichiarando: “Io non so se l’Istat sottostimi gli italiani o sottostimi il governo, ma sta accadendo sempre e mi spiacerebbe molto se questo accadesse anche fra due anni e se noi fra due anni dovessimo scoprire che in realtà stavamo sotto al 3% ma le stime erano diciamo troppo prudenti”.
La replica dell’ISTAT è stata un lapidario “No comment”.
A scendere in trincea sono state invece le opposizioni.
I parlamentari del M5S delle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato hanno rilasciato una nota in cui scrivono:
“Solo con la crescita si tengono i conti in ordine. I dati Istat certificano che aver fatto quattro anni di austerità a colpi di avanzo primario, e quindi di tagli e tasse, e aver imbellettato i conti con escamotage vari, come la riclassificazione in bilancio dei crediti d’imposta edilizi, ha portato al nulla: deficit ancora sopra il 3%, debito pubblico in aumento e pressione fiscale da record”.
Sugli stessi toni le parole del deputato Antonio Misiani, Responsabile Economia e finanze del Partito Democratico: “Meloni e Giorgetti in questi anni hanno puntato tutto sulla stabilità dei conti, portando la pressione fiscale al massimo dal 2014 e tagliando molti servizi pubblici, a partire dalla sanità. Questa politica di austerità ha però depresso la crescita, che nel 2025 si è attestata al terz’ultimo posto in Europa nonostante il PNRR. Ora il governo eviti una finanziaria di mance e mancette, quello di cui abbiamo bisogno è una vera strategia per la crescita, perché l’Italia si è fermata e se l’economia non riparte anche i conti pubblici rischiano di peggiorare nuovamente”.
Se l’ultima legge di bilancio di questo governo sarà una “manovra di lacrime e sangue” lo scopriremo solo nei prossimi mesi. Di certo sappiamo solo che quando sarà portata alle Camere bisognerà prendere pop corn e pallottoliere, come avrebbe detto il nostro direttore.

