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La battaglia di Bassano

Annunciata su TikTok per domani in Centro Studi un’Aura Battle, la “sfida di carisma” tra giovanissimi con la folla circostante di coetanei che giudica il migliore. Dopo i disordini dell’Aura Battle dello scorso 3 ottobre in Campo Marzo a Vicenza, l’esito dell’evento bassanese rimane un’incognita.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Ott 15, 2026

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L’annuncio su TikTok (particolare)

Si chiama Aura Battle. I tuttologi social del Terzo Millennio sanno già di che cosa si tratta, ma per noialtri che non siamo aggiornati sulle nuove tendenze della società virtuale, che si riflettono poi su quella reale, è meglio spiegare un po’ di che cosa stiamo parlando.

Spieghiamo innanzitutto la parola “aura”. In lingua italiana ha vari significati, tra cui quello letterario di “atmosfera particolare che circonda una persona”. Un concetto che nella lingua parlata e scritta di oggi viene espresso col termine “carisma”.

La parola è stata adottata dal linguaggio dei giovani della Generazione Z, quelli nati nel primo decennio degli anni Duemila, ma anche degli ancora più giovani della Generazione Alfa, per i quali fare aura vuol dire irradiare prestigio personale ed essere appunto carismatico, affascinante, sicuro di sé, praticamente un figo assoluto.

E c’è anche la tendenza conseguente di farmare aura (dall’inglese aura farming), espressione nata su TikTok, che significa comportarsi e compiere azioni in modo tale da aumentare la propria “aura” percepita dagli altri.

In un mondo obnubilato dai social, dove l’utilità della tua esistenza su questa Terra dipende dal consenso dei like e dei followers, quello della generazione aura è un fenomeno deviante rispetto ai reali valori di una persona, ma giornalisticamente e sociologicamente da non sottovalutare.

Se inoltre ci pensiamo bene, da giovani facevamo i fighi anche noi, per emanare prestigio e colpire i nostri coetanei. Penso ai miei compagni di quinta liceo che compiuti i 18 anni avevano preso la patente e arrivavano a scuola guidando la macchina. Invidia allo stato puro nei loro confronti. Solo che non c’erano i social e non la chiamavamo aura, ma qualcosa più vicina all’idea di sboronaggine. 

Tornando ai giorni nostri, l’Aura Battle (“battaglia dell’aura”) è dunque un raduno spontaneo di adolescenti nella forma di una battaglia social che viene lanciata su TikTok ma viene poi “combattuta” fisicamente per strada, in una vera e propria “sfida di carisma” tra ragazzi e tra ragazze.

In pratica, due giovanissimi a turno si piazzano l’uno di fronte all’altro sfoderando il loro repertorio di pose, battute, meme, balletti, movenze e figate varie. Attorno a loro è raccolta una folla di coetanei esultanti che alla fine giudicherà chi tra i due sfidanti possiede più “aura”.

Apparentemente, sono “cose tra giovani” che non sembrano costituire una preoccupazione per l’ordine pubblico. Il problema è che invece più di qualche Aura Battle in giro per l’Italia ha già generato disordini.

Su tutte, l’Aura Battle del pomeriggio dello scorso sabato 3 ottobre in Campo Marzo a Vicenza, promossa dal tiktoker Hamza Mesaf, conosciuto online come “Ilvucumpra”, che aveva invitato i suoi follower a una sfida di carisma nell’area verde davanti alla stazione ferroviaria del capoluogo berico, chiedendo di presentarsi “vestiti male” e promettendo che avrebbe regalato “un casino di roba griffata”. 

L’appuntamento, a cui sono intervenute diverse centinaia di giovani, è però subito degenerato all’arrivo del tiktoker, quando i presenti, ammassati davanti alla stazione, hanno scoperto che l’influencer non aveva con sé tutte le magliette e gli altri capi di abbigliamento promessi. Il suo furgone è stato preso d’assalto dalla folla e alcuni partecipanti hanno sfogato la loro violenza contro le sbarre del parcheggio pubblico, un ascensore e altre strutture. 

Una rissa generale in pieno giorno con danneggiamenti che ha scatenato polemiche politiche e la pronta reazione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che ha stabilito un “giro di vite” per questo tipo di manifestazioni: per i prossimi eventi organizzati da influencer saranno valutati anche i like e i follower sui post per stimare l’affluenza e verranno richieste le stesse autorizzazioni previste per i pubblici spettacoli.

La notizia di oggi è che sta incombendo una nuova Aura Battle, questa volta a Bassano del Grappa. L’appuntamento, lanciato come sempre su TikTok, è per domani, venerdì 16 ottobre, in Centro Studi. Non è indicato l’orario, ma a quanto pare è la consuetudine: gli orari, per garantire la “spontaneità” dell’evento e l’effetto sorpresa, vengono solitamente condivisi in chat private o storie temporanee.

Tranquillizzo subito i naviganti: l’Aura Battle bassanese non è promossa da “Ilvucumpra”, che dopo quanto accaduto a Vicenza ci penserà due volte prima di rifare una cosa del genere. La sfida di Bassano non si rivolge pertanto a quel tipo di “target” e in linea di principio non si rischia di riproporre un Campo Marzo bis. Ma l’incognita di iniziative del genere rimane il genere di pubblico, imprevedibile per definizione, che risponde all’invito. 

Fonti autorevoli dal Centro Studi mi hanno riferito che la comunicazione su TikTok è stata anche stampata e appesa da qualcuno vicino al Liceo Da Ponte, come pure in giro per Bassano e anche a Vicenza.

Anche se io, personalmente, questo pomeriggio in un giro di perlustrazione ad hoc, ho circumnavigato a piedi l’intero perimetro del Da Ponte, ma anche via San Tommaso d’Aquino con le relative fermate dei bus, nonché le vie limitrofe con gli altri istituti, e questa locandina appesa non l’ho vista. Vabbè, un po’ di moto fa comunque bene e qualche tot euro di gasolio della macchina, per arrivare in Centro Studi e tornare a casa, speso per la causa.

La battaglia dell’aura di Bassano, quindi, è annunciata. Come saranno garantite le condizioni per fare in modo che la “sfida di carisma” rimanga tale e non degeneri in qualcos’altro? Questo è lavoro per l’ispettore Callaghan. Anzi, pardon: questo è lavoro per l’assessore Campagnolo.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.