Rossanovela, nuova puntatona. Preparate il pop-corn.
Fino ad oggi, dopo la caduta dell’amministrazione comunale di Rossano Veneto, avevano parlato tramite comunicato stampa quasi tutti: i sei consiglieri di minoranza dimissionari del gruppo di Morena Martini & Friends, il settimo e decisivo consigliere dimissionario Lorenzo Bisinella che faceva parte della maggioranza e il leader del gruppo Prima Rossano Davide Berton, prima avversario elettorale e quindi alleato in maggioranza del sindaco Marco Zonta dopo il siluramento, da parte di quest’ultimo, del vicesindaco Martini. Colpi di scena a non finire, altro che le serie su Netflix.
Mancava ancora la voce del protagonista principale della vicenda, conclusasi col commissariamento-record del Comune che potrà durare dai 15 ai 18 mesi, se si deciderà di votare a settembre 2027 in un possibile election day che comprenda anche le elezioni politiche. E la voce che mancava era appunto quella dell’ex sindaco Marco Zonta. Lacuna colmata con una conferenza stampa che il primo cittadino decaduto convoca a nome del gruppo Patto per Rossano 2028 assieme agli ex componenti della sua giunta Paolo Trentin e Helga Battaglin.
Perché 7 non è uguale a 6+1
Dalle parole degli ex amministratori rossanesi si capisce innanzitutto la dinamica delle dimissioni dello scorso 1° aprile dei sette consiglieri comunali, permettendoci di scoprire una nuova legge dell’aritmetica e cioè che 7 non è uguale a 6+1.
L’accusato speciale è l’ex consigliere di maggioranza Lorenzo Bisinella che aveva già avvisato dell’intenzione di dimettersi. Ma poteva farlo singolarmente ovvero separatamente rispetto ai sei di opposizione: sarebbe stato sostituito dal primo dei non eletti e il subentro era già stato previsto, senza alcuna interruzione del mandato amministrativo. E invece quelle di Bisinella non sono state dimissioni singole ma “contestuali”, firmate cioè congiuntamente e depositate simultaneamente all’ufficio protocollo insieme ai sei consiglieri di minoranza: la condizione, tecnicamente, per mandare tutti a casa.
“Un senso di responsabilità venuto meno in modo evidente la scorsa settimana da parte del consigliere Lorenzo Bisinella, che avrebbe potuto fare un passo indietro senza compromettere la stabilità amministrativa – afferma un comunicato stampa diffuso per l’occasione –. Ha scelto invece consapevolmente e deliberatamente di interrompere il percorso amministrativo, trovando un’infelice sponda nei sei consiglieri di minoranza e assumendosi la piena responsabilità delle conseguenze: un lungo commissariamento dell’ente e uno stallo amministrativo destinato a protrarsi per almeno quindici mesi.”
A caccia del settebello
Sostengono Zonta, Trentin e Battaglin: “Le motivazioni addotte dai dimissionari appaiono pretestuose e prive di logica amministrativa e politica. Se davvero si fosse trattato di una scelta nell’interesse del paese – ipotesi che respingiamo con forza – le dimissioni sarebbero state presentate entro il 24 febbraio, consentendo di tornare al voto già a maggio. Così non è stato. E la domanda resta evidente: perché proprio ora? La verità è che questa crisi affonda le sue radici già all’inizio del 2024.”
E qui si torna alle vecchie puntate della Rossanovela, quando a gennaio 2024 “l’allora vicesindaco Morena Martini dichiarava di aver raccolto le dimissioni di cinque consiglieri” e nei mesi successivi “sia in paese, sia con alcuni giornalisti, ha ribadito più volte la volontà di far cadere l’amministrazione”. Andando a caccia del settimo esponente del consiglio comunale che ancora mancava per mandare a casa il sindaco Zonta, nel settembre 2024 e nel consiglio comunale del 17 gennaio 2025 venivano “esplicitamente richieste”, ma inutilmente, “le dimissioni dell’allora assessore Trentin” e inoltre “la ricerca del settimo consigliere dimissionario non ha trovato esito nemmeno all’interno della lista Prima Rossano”, quella di Davide Berton.
Al contrario, tutto questo “ha portato alla nascita di Patto per Rossano”, l’accordo dell’ottobre 2024 del gruppo di Zonta con quello di Berton, “con l’obiettivo chiaro di evitare il commissariamento del Comune in una fase particolarmente delicata”.
Adesso, a forza di dai e dai, il settimo dimissionario è stato alla fine trovato e i martiniani hanno tirato fuori il settebello dalla manica, vincendo la lunga partita a scopa. “Chi ha provocato questa crisi – incalzano Zonta e i due ex esponenti di giunta – porta una responsabilità politica e morale inequivocabile: aver scelto consapevolmente di fermare un percorso amministrativo, ignorando le conseguenze per cittadini, famiglie e territorio.”
Fermi tutti
Zonta, Trentin e Battaglin non hanno pertanto dubbi: quella dei sette dimissionari è stata “una decisione pesante che non nasce all’improvviso ma che rappresenta l’esito di un percorso costruito nel tempo” e “un’operazione dettata da logiche di parte, ambizioni personali e calcoli politici ancora poco chiari”. Sul piano amministrativo erano in corso “progetti concreti e fondamentali per il territorio” e “alcune di queste cose, per esempio la variante al P.I., necessariamente subiranno uno stop”.
“I cantieri della piazza e dell’asilo rischiano ora di rimanere congelati per almeno 14-15 mesi – afferma Marco Zonta –. È un peccato, tutto questo diventa un problema non solamente per noi amministratori. La caduta dell’amministrazione si riverbera poi nella vita quotidiana di tutti i cittadini in modo pesante. È la prima volta che un commissariamento così lungo accade nel nostro territorio e il rischio è che il paese si fermi per più di qualche mese.”
L’ex sindaco e i due ex assessori si dichiarano comunque rinfrancati “dal sostegno espresso in questi giorni dai cittadini, dalle associazioni e anche dalla macchina amministrativa comunale”. E ribadiscono che “continueranno a difendere con determinazione il lavoro svolto e a ribadire il principio non negoziabile che la politica è servizio alla comunità, non uno strumento per ambizioni personali o interessi di parte.” È ancora presto, anzi prestissimo per dire se questo impegno si tradurrà in una nuova proposta per le elezioni comunali che verranno: “Il gruppo rimane unito, dobbiamo capire cosa succederà tra un anno e cominceremo a parlarne tra 5-6 mesi.” Anzi, proprio questo è il momento per staccare un po’ la spina se è vero che, come rivela Helga Battaglin, “l’ultimo anno e mezzo è stato difficile sul piano personale, con pesanti attacchi anche a livello privato”.
Da Rossano al Getsemani
Ma il momento top della conferenza stampa dell’ex sindaco e dei due ex assessori arriva quando Marco Zonta commenta la scelta dell’ex consigliere di maggioranza Lorenzo Bisinella di dimettersi “contestualmente” ai sei consiglieri di minoranza, facendo in questo modo decadere l’amministrazione.
“Le dimissioni sono state protocollate il 1° aprile – afferma Zonta –. Quando si dice “1° aprile” tutti pensano al Pesce ma ci si dimentica che quest’anno il 1° aprile era anche un giorno della Settimana Santa.” Dichiara quindi l’ex primo cittadino: “Ogni Pasqua ha il suo Giuda.” E rincara subito la dose: “Prima o poi i trenta denari verranno ritrovati sotto qualche albero.” Ovviamente “trenta denari” non nel senso di una corresponsione di soldi ma di un effettivo accordo premeditato per far cadere il governo comunale.
È stato il passaggio più significativo del Vangelo secondo Marco.