L’ho già scritto nel precedente articolo “La spedizione dei mille” e lo ripeto anche qua: a fronte dell’esercito dei capannoni che è intervenuto all’Assemblea Generale di Confindustria Vicenza presso l’azienda iMilani a Rosà, mille persone in tutto, i politici presenti erano insolitamente molto pochi. Certo, c’erano diversi sindaci, tra cui il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, col primo cittadino di Rosà Elena Mezzalira a fare idealmente gli onori di casa. A un certo punto ha fatto la sua comparsa anche il sindaco di Bassano del Grappa Nicola Finco: arrivato ampiamente in ritardo, non ha trovato posto nelle prime file riservate alle autorità e si è accomodato in fondo alla platea, per poi andarsene via in anticipo.
Ma i sindaci, salvo alcune eccezioni come i già citati Possamai e Finco, non sono “politici” in senso stretto. Sono i rappresentanti dei Comuni del territorio ma non sono le figure istituzionali delegate a portare a Bruxelles (Europa), a Roma (Governo) e a Venezia (Regione) le istanze dell’associazione di categoria.
Passando quindi agli esponenti delle istituzioni di livello superiore presenti all’assemblea, ne ho contati neanche una decina. Ovvero, in ordine sparso: il governatore Alberto Stefani (che è stato anche uno dei relatori sul palco), il presidente del consiglio regionale Luca Zaia, la sottosegretaria alle Imprese e al Made in Italy Mara Bizzotto, la senatrice Erika Stefani, l’assessore regionale Marco Zecchinato e le consigliere regionali Manuela Lanzarin, Alessia Bevilacqua e Morena Martini. Segni particolari: tutti politici della Lega.
Ed ecco che viene fuori l’altra faccia del centrodestra: al momento associativo più importante degli industriali della provincia più manifatturiera d’Italia, si è registrata l’assenza in blocco dei rappresentanti politici di Fratelli d’Italia, il primo partito dell’attuale coalizione di governo nazionale. Hanno marcato visita persino due presenzialisti di FdI che partecipano sempre agli eventi rilevanti e ai tagli del nastro a cui non bisogna mancare nel Vicentino: il presidente della Provincia Andrea Nardin e il vicepresidente del consiglio regionale Francesco Rucco.
Se sia stato un ordine di scuderia calato dall’alto, al momento non è dato sapere e probabilmente non lo sapremo mai. Ma la mancanza all’appello in contemporanea degli esponenti vicentini e veneti della Fiamma Tricolore alla convention annuale dell’associazione di categoria che governa anche l’informazione provinciale (Giornale di Vicenza e TVA Vicenza) appare molto di più di una fortuita coincidenza. Fatto sta che l’Assemblea Generale 2026 di Confindustria Vicenza si consegna ora agli archivi anche per gli Assenti d’Italia.
Tuttavia, una chiave di lettura del distacco di FdI nei confronti del consesso confindustriale emerge chiaramente da una lettera aperta trasmessa agli industriali di Vicenza alla vigilia dell’assemblea dall’eurodeputata meloniana e vicepresidente della Commissione ITRE (Industria, Ricerca ed Energia) del Parlamento Europeo Elena Donazzan. Una comunicazione che potrebbe essere persino all’origine della diserzione generale dei Fratelli all’assemblea medesima, vista la voce in capitolo della Donazzan all’interno del partito nel Vicentino. Perché nella lettera aperta l’euro-onorevole annuncia la sua scelta “difficile e dolorosa” di non partecipare all’appuntamento categoriale e ne spiega le motivazioni. “Non è una defezione e non è distrazione – precisa –: è una scelta consapevole, ed è prima di tutto una questione di credibilità.”
L’Elena da Pove afferma di aver preso la decisione dopo aver “valutato con attenzione il programma dei lavori”. Non so quale sia stata la vera e propria molla che ha fatto scattare la scelta dell’eurodeputata ma non posso non considerare che tra gli interventi sul palco era annunciato e c’è stato anche quello di Alfredo Altavilla, special advisor per il mercato europeo del colosso automobilistico cinese BYD. Perché le ragioni del dissenso della Sorella d’Italia si basano sulla questione degli equilibri (anzi: disequilibri) dei rapporti economici e commerciali tra Europa e Cina.
“ Il 7 settembre – scrive Donazzan – ero a Bruxelles, non a guardare: ero al fianco degli imprenditori dell’elettromeccanica e della meccanica europea, nella prima manifestazione che l’Europa abbia mai visto non di trattori ma di camion — imprenditori in giacca e cravatta arrivati da tutta Europa per chiedere di essere difesi dal dumping cinese. Ho ascoltato le loro ragioni, le ho fatte mie, le porto ogni giorno sui tavoli europei. Non posso, il giorno dopo, sedermi ad ascoltare le ragioni della Cina sul palco della vostra assemblea.” Ergo: “Le ragioni dei nostri imprenditori e le ragioni della Cina non sono conciliabili, e non possono stare sullo stesso tavolo se a quel tavolo siedo anche io.”
E ancora: “Il rischio di deindustrializzazione non è un’ipotesi: è già realtà, e voi lo vivete ogni giorno. Lo leggete nei bilanci, in una marginalità sempre più risicata, in commesse che si riducono — a partire dall’automotive, settori a valle di quella filiera di cui siamo, e vogliamo restare, leader mondiali. Ma potremmo dire lo stesso della concia, che sta attraversando le stesse difficoltà.” Continua l’eurodeputata: “È esattamente la battaglia che sto conducendo: difendere la capacità di competere di imprese che hanno già fatto tutto ciò che potevano fare dentro i propri confini — investito in tecnologia, investito in capitale umano, cercato nuovi spazi di mercato — ma per le quali oggi la competizione con la Cina non è sostenibile. La Cina eroga aiuti di Stato che nessuno Stato europeo può permettersi di eguagliare, e ha un’economia di Stato: da noi, invece, la proprietà privata, la libera impresa e la salvaguardia dei diritti dei lavoratori sono l’incarnazione di una tradizione imprenditoriale che si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione — un patrimonio tutto veneto e tutto italiano, oggi minacciato da un modello economico diverso, aggressivo e per ora vincente.”
Il testo della lettera aperta è ancora lungo e lo sintetizzo. Donazzan rileva che in campo siderurgico “oggi un semilavorato o un prodotto finito arriva dalla Cina a un prezzo inferiore del 6o-70% rispetto a quanto costa produrlo qui: non conviene più nemmeno comprare acciaio puro”. Per non parlare del settore della componentistica automotive europea: “Sono già stati annunciati oltre 100.000 esuberi, un colpo che la provincia di Vicenza, tutta a valle di quella filiera, sente più di altri territori.” Il tutto in un’Europa dove “in quattro anni abbiamo perso oltre 800.000 posti di lavoro manifatturieri”.
È in questo contesto che “dal 1° luglio 2026 è entrato in vigore il nuovo regime UE sull’acciaio, con dazio del 50% oltre quota”. Ma per Donazzan “proteggere solo la materia prima, lasciando scoperta la filiera a valle, significa condannarla”. “Ed è per questo – aggiunge – che proprio nella sessione plenaria di Strasburgo, il 15 settembre, ho votato per l’ampliamento dei codici doganali dei prodotti semilavorati e finiti a valle dell’acciaio e dell’alluminio, inizialmente esclusi dalla protezione: gli stessi codici che erano stati al centro della manifestazione di Bruxelles, e in quella battaglia alcune aziende vicentine sono state protagoniste. Da una parte abbiamo ottenuto la protezione dell’acciaio; abbiamo combattuto perché non bastava, perché serviva estenderla a tutta la filiera a valle. Ecco perché oggi non posso sedermi ad ascoltare chi ci spiega quanto sia abile a eludere le nostre stesse regole.”
L’europarlamentare chiude con un’immagine metaforica “che usa spesso a Bruxelles”: “La tigre ha le sue ragioni, ma anche la gazzella ha le sue ragioni, e le due non stanno insieme. Essere tigre o essere gazzella non è una scelta che ci è data: ce l’ha consegnata la storia industriale degli ultimi anni. Noi siamo la gazzella. Alla gazzella non spetta solo correre veloce: spetta scegliere gli itinerari, ed è proprio in quella scelta che può stare la capacità di sopravvivere. Ma è una scelta di traiettoria che non contempla l’inversione di rotta verso la tigre. Con la tigre non si negozia: si corre, o si viene raggiunti.”
Ergo bis: “Sarò con voi in spirito venerdì, e continuerò a esserlo ogni giorno nelle sedi in cui si decide il futuro della vostra e della nostra industria. Vi devo coerenza, non presenza formale: ed è questa la ragione della mia scelta.”
In questa storia di tigri e gazzelle, la gazzella Confindustria Vicenza ha preferito la politica del dialogo col Paese di Xi Jinping. Non solo invitando sul palco il manager di BYD Auto, Alfredo Altavilla. La stessa presidente provinciale di categoria Barbara Beltrame Giacomello ha dichiarato nel suo intervento che “va affrontata la concorrenza cinese con equilibrio” e che “la risposta non è costruire un muro intorno all’Europa” in quanto “con la Cina dobbiamo commerciare e dialogare”.
E oltretutto, la Cina è già tra noi, fisicamente nel nostro territorio: proprio qualche giorno fa la Mevis di Rosà ha siglato il primo accordo europeo con l’azienda cinese di “advanced engineering” ZZ Tech per la componentistica delle batterie. Un’intesa industriale grazie alla quale per la prima volta i cinesi trasferiranno in Europa le loro competenze in questo settore. E non a caso, il giorno precedente all’assemblea proprio il manager per l’Europa di BYD Auto Alfredo Altavilla ha visitato la sede della Mevis per conoscerla di persona. Se son batterie, fioriranno. Una volta, riprendendo il titolo di un noto film degli anni ‘60, si diceva “La Cina è vicina”. Ora non più, perché il limite è stato superato: la Cina è qui.
È la tendenza sempre più pregnante a dialogare e a stringere patti con la tigre che ha motivato l’assenza all’Assemblea Generale di Confindustria Vicenza dell’Elena da Pove e assai probabilmente anche di tutti i suoi Fratelli.
In conclusione, ad Elena Donazzan non posso che dedicare la celebre citazione da un regista-attore che sicuramente non sta simpatico al partito della Meloni e cioè Nanni Moretti, in Ecce Bombo: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”.

