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Che bee bae

La Confraternita dee bae di Nove celebra i vent’anni di attività. In occasione della Festa della Caramica, allestite alcune installazioni a forma di albero di Natale con una selezione delle 1.200 sfere decorate in ceramica realizzate fino ad oggi grazie all’impegno dell’associazione.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Set 13, 2026

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Il presidente della Confraternita dee bae Alberto Tosin (foto di Alessandro Tich)

Alberi di Natale a settembre? Tranquilli: non siamo all’esterno di qualche ipermercato che ha già iniziato a vendere pandori e panettoni ampiamente in anticipo, come impongono i sempre più incomprensibili trend del mercato.

Siamo a Nove, in via Munari 106, poco fuori dal centro del paese invaso dalle bancarelle della Festa della Ceramica 2026. Qui ha sede la Confraternita dee bae, associazione nata esattamente 20 anni fa per promuovere la tradizione ceramica locale in forma…esclusivamente sferica. È la forma delle “bae” natalizie in ceramica che vengono prodotte e dipinte grazie all’impegno dell’associazione: pezzi unici creati dalle sapienti mani dei maestri e artigiani novesi, che nel corso di vent’anni hanno realizzato oltre 1.200 sfere decorate.

In occasione della Festa della Ceramica coi Portoni Aperti, conclusasi oggi, la Confraternita delle bae ha allestito nel giardino esterno della sede una serie di installazioni a forma di alberi di Natale, con una selezione di sfere dipinte ed esibite al pubblico. Solo una minima parte dell’universo di bae decorate prodotte fino ad oggi, tutte raccolte e catalogate all’interno di scatoloni conservati nelle stanze della sede stessa. Tra queste, anche le bae di colore bianco, adagiate sopra un tavolo e già pronte per l’albero di Natale vero e proprio che sarà montato in piazza a Nove per le festività natalizie.

Un’altra installazione nel giardino, che raffigura il numero 20 e che diventa un’insegna luminosa col buio, ricorda il traguardo del ventennale di attività raggiunto quest’anno dall’associazione. Su un pannello vengono inoltre ripercorsi “vent’anni di arte, di storia, di impegno e passione” con una selezione di foto dei vari alberi con le bae decorate realizzati a Nove nel corso degli anni.

Altre foto raccontano invece le iniziative portate avanti nel tempo dalla Confraternita, tra cui le raccolte fondi per beneficenza, la divulgazione della conoscenza dell’arte ceramica nella scuola primaria e le donazioni in solidarietà ai paesi della ceramica colpiti da alluvioni. E si ricorda ancora oggi l’iniziativa del 2021, quando vestivamo ancora le mascherine, con la vendita delle bae in ceramica della Confraternita di Nove durante il Natale al Caffé Pedrocchi di Padova che ha permesso di raccogliere 5mila euro, devoluti ad un progetto di ricerca pediatrica del reparto di diagnostica avanzata della Fondazione Città della Speranza.

La figura di riferimento dell’associazione è il presidente Alberto Tosin, che vedete nella foto pubblicata sopra con la caratteristica divisa della Confraternita: mantello scuro e, per medaglione appeso al collo, un piatto tradizionale in ceramica. È l’incarnazione della passione per l’attività del sodalizio e dell’amore assoluto per la storia della ceramica di Nove che da vent’anni a questa parte ha reso possibile la creazione della più grande collezione in assoluto di bae decorate in ceramica.     

“Lo scopo della nostra Confraternita – spiega Alberto Tosin – è quello di cercare di creare una memoria storica dei pittori di Nove che purtroppo col tempo stanno scomparendo e vogliamo creare un ricordo perenne delle nostre decorazioni, delle nostre pitture e di tutto quanto può essere inerente. Abbiamo così pensato di fare questi alberi di Natale e siamo arrivati fino adesso a 1.200 palle. Le chiamiamo “bae” perché vogliamo tenere il succo della parola veneta. Perché da bambini non si diceva “sfere” o “palle”. Si diceva “bae”.”

“Ci ispiriamo, anche con la divisa, alla Repubblica Serenissima – continua il presidente della Confraternita –. Perché nei tempi passati andavano a lavorare con il tabarro. Le chiusure del tabarro sono dei Leoni di San Marco e il medaglione si ispira al famoso decoro di Nove con il bordo fatto a tre salti e un vis’cio e cioè “tre salti e un fischio” ovvero tre punti e una linea. Portiamo in giro la nostra tradizione e abbiamo fatto esposizioni a Firenze, a Padova, a Castelfranco Veneto, a Isola Vicentina, a Marostica e a Bassano.”

Per dipingere le bae in ceramica di Nove non serve essere necessariamente dei maestri della decorazione: basta avere un po’ di dimestichezza con la pittura.

“Gli artisti sono stati importanti per la ceramica di Nove e bisogna darne atto, però a mandarla avanti sono stati tutti gli operai – sottolinea Tosin –. Sicché c’era l’operaio più bravo e quello meno bravo. E qui con le nostre bae viene rappresentata tutta la categoria dei pittori. Ci sono quelli che sanno dipingere cose meravigliose e altri che dipingono quello che hanno sempre dipinto. Quindi la decorazione è di tutti. Però abbiamo avuto anche gli artisti. Come Cesare Sartori, Giuseppe Lucietti, Gianni Tosin, quelli che mi vengono in mente adesso.”

Tutto questo, e non solo questo, è il patrimonio di storia, di arte e di artigianato racchiuso in questi oggetti sferici che rappresentano un omaggio unico nel suo genere alla tradizione della ceramica di Nove. E no ve conto bae.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.