Nella tumultuosa composizione polifonica delle due classi della scuola primaria di Marostica andate in visita dai migranti della rotta balcanica a Trieste, hanno “cantato” tutti. In primis i politici del centrodestra, che hanno sollevato il caso proiettandolo nello scenario mediatico nazionale, e i politici del centrosinistra che hanno duramente replicato agli esponenti dello schieramento opposto. Poi le associazioni di Marostica e del territorio, che hanno promosso una raccolta firme-lampo a sostegno della scuola e delle insegnanti che in sole tre ore ha raccolto quasi 400 adesioni. Infine il nutrito gruppo dei Fornelli Resistenti di Bassano del Grappa, che ha chiarito i vari aspetti delle uscite triestine a supporto dell’ODV Linea d’Ombra nella “piazza del mondo” di Trieste. Mi ci sono messo di mezzo anch’io, con il mio editoriale “Bora et Labora” che ha ottenuto un notevole riscontro, e in questi giorni la vicenda è stata commentata da una consistente quantità di post di vario tipo nei social. Non è mancato all’appello il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, di area centrodestra, che ha minacciato di “sporgere denuncia” nei confronti di chi ha “usato i bambini piccoli per fare propaganda politica di sinistra”. In tutto questo bailamme mancava ancora una voce: quella della scuola finita suo malgrado nel tritacarne mediatico del cosiddetto Bel Paese.
Una lacuna che è stata finalmente colmata da un comunicato del dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Statale di Marostica, prof. Gianluca Garlini, indirizzato all’intera comunità scolastica – genitori, alunni, docenti e personale ATA – per “fare chiarezza sui fatti” in merito “al dibattito e alla discussione sollevati sui media e tra l’opinione pubblica riguardo ad alcune attività svolte durante un viaggio di istruzione a Trieste e Aquileia nei giorni 12 e 13 maggio di due classi di quinta primaria del capoluogo dell’IC Marostica”: il tutto “a tutela dell’istituzione, del corpo docente e degli stessi studenti”. Un intervento che chiude il cerchio dell’intera vicenda, dal tono pacato ma dai contenuti fermi e risoluti a tutela dell’azione della propria scuola. Le ultime parole focose.
Nella comunicazione, il preside ribadisce innanzitutto “che l’intero viaggio di istruzione si è svolto nel pieno rispetto delle procedure amministrative previste dalla normativa vigente, inclusi i passaggi formali e le relative delibere degli organi collegiali competenti, e ha beneficiato del pieno consenso preventivo dei genitori, informati sulle finalità del progetto”. L’attività svolta dagli alunni in piazza della Libertà a Trieste “ha avuto una durata limitata a circa un’ora e non ha costituito un evento isolato o estemporaneo”. Al contrario, “ha rappresentato l’atto conclusivo di un articolato e strutturato percorso interdisciplinare di Educazione Civica”.
Il prof. Garlini elenca quindi le fasi pedagogiche attraverso le quali è stato sviluppato il percorso in classe. In primis l’analisi dei diritti fondamentali: “Gli alunni hanno identificato in modo induttivo i diritti essenziali dell’essere umano, focalizzandosi in particolare sul diritto alla vita, al cibo e alla salute.” Quindi lo studio della Costituzione Italiana: “È stato effettuato un approfondimento dei primi 12 articoli della Carta, con un focus specifico sull’Articolo 2, che sancisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.” E ancora, per una delle due classi, letteratura e riflessione: “La lettura del testo “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando ha guidato gli studenti in laboratori mirati sui concetti di giustizia e legalità.” Infine, il Laboratorio Sensoriale di Preparazione di cui tanto hanno parlato e sparlato i politici e scritto i cronisti: “Per preparare i bambini all’incontro con le realtà di marginalità, i docenti hanno proposto, all’interno di un locale dell’istituto, un percorso tattile sensoriale. I percorsi sensoriali rappresentano uno strumento educativo particolarmente efficace perché coinvolgono il corpo, i sensi e le emozioni. L’esperienza è stata vissuta in modalità ludica e totalmente libera, garantendo la serenità degli alunni nell’approcciarsi al successivo gesto di solidarietà.”
Il comunicato del preside arriva quindi al nocciolo della questione ovvero allo svolgimento dell’attività in piazza della Libertà. “L’iniziativa – scrive il dirigente scolastico – si è svolta in condizioni di piena e totale sicurezza e ha avuto una durata di circa un’ora. Gli studenti si sono recati in piazza dove, in stretta collaborazione con l’associazione di volontariato “Fornelli Resistenti” di Bassano del Grappa, hanno partecipato alla distribuzione dei pasti.” Il referente dell’Istituto Comprensivo precisa che “la partecipazione attiva degli studenti è stata del tutto volontaria e libera (non tutti i ragazzi presenti hanno scelto di partecipare direttamente alla distribuzione)” e che “l’attività è stata costantemente supervisionata dai cinque docenti accompagnatori e da 18 volontari tra cui un medico, peraltro di Marostica”. Inoltre, “erano stabilmente presenti sul posto personale medico, educatori e rappresentanti delle forze dell’ordine.” “Nel corso dell’attività – riferisce ancora il preside –, alcuni alunni hanno consegnato ai destinatari del servizio dei calzini: un piccolo gesto di solidarietà materiale che era stato precedentemente condiviso, concordato e organizzato insieme alle famiglie degli studenti.”
Si passa quindi al punto dolente del video uscito sui social: “Questa Dirigenza segnala con forte preoccupazione che, in occasione di tale attività, è stato girato un breve filmato, all’insaputa dei docenti presenti, successivamente caricato e diffuso su alcune piattaforme social senza alcuna autorizzazione da parte della scuola né, tanto meno, da parte delle famiglie degli studenti coinvolti.” “Si tratta di un fatto grave che lede i diritti fondamentali dei minori – ammonisce il prof. Garlini –. Pertanto, la Dirigenza Scolastica comunica formale e ferma riserva di agire in ogni sede opportuna e secondo quanto permesso dalla legge per garantire la massima tutela della privacy dei bambini.”
“Questa esperienza sul campo – è la valutazione conclusiva del preside – ha permesso agli studenti di constatare in prima persona come i diritti umani non siano meri enunciati teorici o astratti, ma necessità concrete che richiedono azioni reali di inclusione.” “La partecipazione attiva e consapevole degli alunni, il supporto dei genitori e la sinergia costruttiva con le associazioni del territorio – aggiunge – hanno conferito al progetto un’alta valenza formativa, raggiungendo l’obiettivo principale della scuola: rafforzare il senso di appartenenza alla comunità civile e la responsabilità etica verso l’altro, come previsto dalle linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica.”
Nel rinnovare “il ringraziamento alle famiglie, in particolare al comitato e all’associazione dei genitori, al personale docente per l’impegno educativo profuso e a tutte le persone e le realtà della società civile che hanno espresso vicinanza alla scuola”, il dirigente Garlini conclude la comunicazione lanciando un chiaro messaggio a chi ha generato tutta questa baraonda: “Si è trattato, molto semplicemente, di un atto di umanità e rispetto per il prossimo, un’azione che prescinde completamente da ogni posizione politica. Per questo respingiamo ogni strumentalizzazione da qualunque parte provenga.”