La società Electrolux AB, fondata a Stoccolma nel 1910, è la terza maggiore azienda nell’industria degli elettrodomestici a livello mondiale, ma dovrà soccombere alla crisi che sta colpendo tutto il mercato degli apparecchi ad uso domestico.
Durante la riunione del coordinamento nazionale convocata a Venezia, per far fronte alla crisi, Electrolux ha annunciato 1.700 esuberi in Italia, sui quasi 4.000 dipendenti, e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi (Ancona). Oltre allo stabilimento marchigiano, Electrolux ha altri quattro stabilimenti italiani a Porcia (Friuli), Forlì (Romagna), Solaro (Lombardia) e Susegana (provincia di Treviso). Per ora la dirigenza svedese non ha fornito dati su quanti operai verranno licenziati da ogni stabilimento, ne se verranno colpiti tutti.
Electrolux negli ultimi anni ha già avuto piani di riorganizzazione con esuberi e contratti di solidarietà, soprattutto negli stabilimenti di Porcia e Forlì, e più volte è circolata la voce di una possibile vendita ai cinesi di Midea. Questa è, ad oggi, l’unica certezza (anche) nel mondo degli elettrodomestici: tutti soffrono la concorrenza cinese. Per questo motivo dal 2024 Electrolux ha ottenuti fondi e finanziamenti pubblici per progetti di ricerca e sviluppo in Italia, oltre ai benefici diretti avuti dal bonus elettrodomestici che nel solo 2025 è costato alle casse italiane 50 milioni di euro. L’azienda aveva ricevuto fondi anche dalla Banca europea per gli investimenti sempre per un accordo di ricerca, che si aggirava sui 200 milioni di euro, che rientravano nel programma InvestEU.
Nonostante tutti questi fondi, l’annuncio dei licenziamenti.
Quello che ha fatto storcere il naso alle sigle sindacali, e a quanto pare anche al ministero per le Imprese e del Made in Italy, è una strana coincidenza temporale: alla fine del 2026 scadono i progetti e i programmi di investimento sia italiani che europei e la data coincide con i licenziamenti annunciati martedì a Venezia.
Electrolux, in una nota rilasciata a margine del coordinamento nazionale, ha dichiarato: “L’obiettivo prioritario è rivedere la struttura complessiva delle attività produttive al fine di migliorarne l’efficienza, ridurre la complessità strutturale e rafforzare la competitività di lungo termine. Concretamente, il piano comprende un’ottimizzazione mirata delle attività, la razionalizzazione delle attività di prodotto e dei volumi, e una più decisa concentrazione delle risorse sulle gamme a maggior valore aggiunto”.
Alla nota ha risposto il ministero delle Imprese e del Made in Italy:
“Il ministero segue con la massima attenzione la situazione relativa a Electrolux, alla luce dell’annuncio degli esuberi e del piano di riorganizzazione industriale che coinvolge diversi stabilimenti sul territorio nazionale. Il dicastero intende svolgere le attività di monitoraggio necessarie e mantenere un confronto costante e strutturato con l’azienda e le organizzazioni sindacali, al fine di gestire la situazione nel modo più efficace possibile e garantire il massimo coordinamento tra le parti coinvolte”.
Dal canto loro, il coordinamento nazionale di Fim, Fiom e Uilm ritiene inaccettabile un taglio del 40% degli attuali lavoratori delle sedi italiane di Eletrolux e annunciano uno stato di agitazione generale permanente e uno sciopero nazionale di 8 ore già nei prossimi giorni.
Alla luce di tutta questa bagarre tra Electrolux, ministero e sindacati l’unica cosa che possiamo imparare è che sostenere con i soldi dei contribuenti italiani progetti e finanziamenti senza alcun vincolo non si rivela sempre un buon affare.
Nella commedia teatrale del 1967 “La signora da buttare” Dario Fo pronunciò una frase divenuta celebre negli anni a seguire: “All’origine era il nulla! Poi venne il frigorifero!”.
Ora rischiamo che per 1.700 famiglie italiane si torni al nulla.