Qual è la differenza tra Firenze, Montalcino e Bassano del Grappa? A Firenze hanno il Brunelleschi, a Montalcino hanno il Brunello e a Bassano abbiamo i Brunelli. O se preferite i Brunei, per dirlo alla veneta. A ciascuno il suo. Dei Brunelli conosciamo molto bene l’Ilaria, di cui da lunghi anni scrivo le gesta: indipendentista veneta negli anni che furono, Pulzella di Bassano (ai tempi gloriosi della Pontenovela), consigliera comunale per due mandati, paladina No Green Pass, fautrice del diritto di pagare in contanti, referente territoriale del Sì al referendum sulla giustizia, capo di gabinetto del presidente della Provincia Nardin e chi più ne ha più ne aggiunga. Ma anche suo fratello Michele non è da meno. E tra qualche riga capirete il perché.
Me ne occupo perché oggi, in consiglio regionale a Venezia, è stata ospitata la conferenza stampa di presentazione del Progetto di legge n. 36 dal titolo “Modifica ed integrazione alla Legge regionale 13 aprile 2007 n. 8 “Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto”, finalizzata al riconoscimento e valorizzazione della lingua veneta quale patrimonio linguistico e culturale”, col consigliere regionale Davide Lovat di Resistere Veneto primo firmatario del provvedimento, sottoscritto anche dal suo capogruppo Riccardo Szumski.
È stato lo stesso Lovat a moderare l’incontro, sottolineando fin da subito che si tratta della prima conferenza stampa in lingua veneta, che “permette di presentare l’iniziativa di legge finalizzata al riconoscimento e valorizzazione della lingua veneta quale patrimonio linguistico culturale”. Il comunicato stampa trasmesso in redazione è tuttavia pervenuto in lingua italiana. Meno male: non fosse stato così, avrei dovuto cambiare tastiera.
“La Repubblica Italiana – ha esordito Davide Lovat introducendo il punto stampa – riconosce già 12 minoranze linguistiche e le finanzia, e il paradosso è che la lingua veneta non viene riconosciuta. Intervengo in proposito, ricordando che il sottoscritto, assieme a Szumski ci siamo impegnati oltre ogni possibile, al primo bilancio approvato, per fare avere qualche decina di migliaia di euro alle associazioni di cultura veneta. Il lavoro di valorizzazione e insegnamento della lingua veneta è fondamentale.”
A sostenere la causa del riconoscimento istituzionale della łéngua (o łéngoa? Come si scriverà?) veneta è stato il primo relatore dell’incontro venexiano: per l’appunto Michele Brunelli, e non a caso. Laureato in Lingue e Scienze del Linguaggio alla Ca’ Foscari di Venezia, con un dottorato di ricerca all’Università di Amsterdam, linguista, persona esperta dell’argomento e grande amante del Veneto, Brunelli è autore del libro ‘Manual Gramaticałe del Vèneto e łe so Varianti’. Con sottotitolo: ‘Łe maraveje gramaticałi de ła łéngua vèneta’. Edito nel 2025. Pardon, come da copertina del volume: ‘Dà fora ntel 2025’. Si tratta di un manuale per scrivere in lingua veneta con grafia uguale da Belluno a Rovigo, rispettando le varianti. Oro benon: e intanto io ho imparato che si scrive “łéngua” e non “łéngoa”.
Nel suo intervento a Palazzo Ferro Fini, Michele Brunelli è partito da una lunga premessa, con riferimento alla varietà di dialetti presenti in Veneto, arrivando a toccare alcuni aspetti tipici del dialetto presente in Spagna e in Portogallo. “In sostanza – ha affermato – se vogliamo che il dialetto sia parlato bisogna trovare il modo di scriverlo.” Lo studioso bassanese ha ricordato di essere cresciuto “parlando il dialetto veneto, tra le città di Verona e Bassano del Grappa” e ha sottolineato che “ci si va incontro, mai in contrapposizione” lasciando ai sociologi e ai giornalisti “la consapevolezza di procedere in autonomia”. Cosa che io sto, per l’appunto, facendo.
A Venezia è inoltre intervenuta una vecchia conoscenza del Venetismo universale: Ettore Beggiato, già consigliere e assessore regionale, oggi cuore pulsante dell’Associazione Veneti nel Mondo. Il quale, tra le altre cose, ha ricordato la sua “straordinaria esperienza in Brasile”, dove ha trovato “condivisione e partecipazione nonché orgoglio di sentire parlare la lingua veneta”, e ha sottolineato “l’avvio dei corsi di lingua veneta presso l’Università Federale di Santa Maria, situata nel cuore del Rio Grande do Sul, tenuti dal prof. Alessandro Mocellin”.
Terzo e ultimo relatore della conferenza stampa: l’avvocato penalista Renzo Fogliata, da tanti anni impegnato nella conoscenza della Serenissima, militante della causa dell’autodeterminazione dei popoli che ha illustrato ai presenti alcuni aspetti pertinenti al sistema giudiziario della Repubblica di San Marco per la sua capacità di garantire equilibrio e stabilità, attraverso un apparato giudiziario considerato tra i più efficienti del suo tempo.
In chiusura, il consigliere Davide Lovat ha portato i saluti da parte di Riccardo Szumski, non presente alla conferenza per impegni già assunti in precedenza e si è reso disponibile “a portare avanti tutti gli impegni e tutte le battaglie necessarie al riconoscimento e valorizzazione della lingua veneta quale patrimonio linguistico e culturale”.
Tutti insieme appassionatamente, al grido di “W San Marco” (che si festeggia domani), per l’obiettivo di legge di conferire il riconoscimento istituzionale di łéngua al diałeto del Brunei, ricco di maraveje gramaticałi. Da non confondere col sultano del Brunei: anche quello è ricco, ma de schei.