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Veneto Energia

È passata quasi inosservata una scelta del consiglio regionale del Veneto che ha deciso di occuparsi direttamente di energia idroelettrica. Maggioranza e opposizioni unite per un obiettivo comune.

Domenico Riccio Domenico Riccio
  • Apr 21, 2026

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Foto di Dan Meyers su Unsplash

In Veneto il settore dell’energia idroelettrica vale circa 400 milioni di euro all’anno, questa almeno è la stima fatta dall’assessore all’energia Massimo Bitonci (della Lega). Una semplice stima perché né il Governo nazionale né le Regioni conoscono effettivamente quanto rende il settore idroelettrico sul mercato dell’energia, nonostante questo sfrutti un bene pubblico come l’acqua. Se la stima di Bitonci è corretta stiamo però parlando di un mercato enorme soprattutto in momenti in cui le crisi energetiche aumentano esponenzialmente i loro ricavi visto l’aumento dei prezzi dell’energia che, nel caso delle fonti rinnovabili, non corrisponde ad un aumento del costo di produzione.

Eppure sui 34 impianti presenti nel territorio della nostra regione 29 sono in concessione ad ENEL, che vedrebbe però queste stesse concessioni scadere nel 2029: un patrimonio così ampio che una volta messo a gara potrebbe attirare l’attenzione di molti grandi gruppi anche stranieri.
Su questa base è arrivata la proposta da parte del consigliere Alessandro Del Bianco (Partito Democratico) di “regionalizzare” le imprese: l’idea è di creare una società gestita e controllata per la maggior parte dalla regione, con la partecipazione di alcuni privati (in questo caso ENEL), per gestire le centrali idroelettriche in modo da far guadagnare alla regione molti più soldi del semplice canone per l’utilizzo dell’acqua pubblica. Secondo il consigliere del PD Del Bianco “si tratta dell’opportunità del secolo”.

Partendo da questa proposta è stato formalizzato un ordine del giorno collegato al bilancio regionale che è stato poi approvato. Nel documento il consiglio regionale si impegna a riconoscere la necessità di organizzare nuove gare pubbliche per le concessioni energetiche e di sviluppare un nuovo modello di gestione dell’idroelettrico. La nuova società vedrebbe una gestione regionale del 51% almeno.

“La nostra priorità è che questa ricchezza non rimanga ferma nei bilanci dei grandi gruppi nazionali, ma venga ribaltata sui veneti. Il nuovo modello di gestione dovrà tradursi in una riduzione dei costi energetici per le famiglie e in un aumento della competitività per le nostre imprese, attraverso una redistribuzione dei benefici economici derivanti dai canoni e dalla produzione”, ha detto l’assessore Bitonci.
In pratica più controllo nella gestione ma soprattutto più soldi per il Veneto.

L’ENEL non ha interesse a perdere gran parte del controllo sulle concessioni, ma la paura di nuove gare con l’arrivo di grandi imprese straniere potrebbe spingere ad un accordo che risulterebbe favorevole a tutti, visto che questo tipo di compromesso aprirebbe la strada anche ai fondi PNRR per l’energia dai quali la regione è stata finora esclusa proprio per la mancanza di nuove gare per le concessioni.
Nel 1962 fu fondato l’Ente Nazionale Energia Elettrica per nazionalizzare le imprese. Negli anni ’90 del secolo scorso arrivò il processo di liberalizzazione. Oggi potremmo vedere una regionalizzazione e la creazione di un nuovo ente per la gestione dell’energia tutto “made in Veneto”, il primo in Italia.

Abbiamo sempre saputo che il Veneto è uno dei motori del nostro Paese. Non sapevamo potesse essere un motore elettrico.

Domenico Riccio

“Ho lavorato come Responsabile Comunicazione in ambito politico per anni, poi ho deciso di fare il salto dall’altro lato. Appassionato di politica, storia e citazioni. Vedo il giornalismo come l’arte di raccontare la verità, non formare opinioni.”