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Alla ricerca del Castello perduto

A Meda di Velo d’Astico, dove visse anche Ezzelino II il Monaco, si eleva uno sperone di roccia dove un tempo sorgeva un Castello. Ma quali sorprese ci riserva questa storia? L’ultimo articolo dei partecipanti al “Corso di introduzione al giornalismo territoriale”, organizzato a Velo d’Astico dall’associazione cultgenuss.eu Aps, a firma di Teresa Dardo

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Apr 19, 2026

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Il “Castello di Meda”, fotografato dal campanile. Foto di Teresa Dardo

Caspita: io ero ancora fermo all’“Isola che non c’è”, quella di Peter Pan. Adesso scopro che esiste anche il “Castello che non c’è”. Viene indicato come il “Castello di Meda” ma in cima allo sperone di roccia che domina il panorama di Meda di Velo d’Astico c’è una piccola chiesa, già adibita anche ad eremo. E allora perché questo luogo si chiama “Castello”? Ce lo spiega di seguito Teresa Dardo, autrice del quarto e ultimo articolo dei partecipanti al “Corso di introduzione al giornalismo territoriale”, organizzato a Velo d’Astico dall’associazione cultgenuss.eu Aps e condotto dal sottoscritto, direttore responsabile di Seven Magazine. Architetto e socio fondatore dello studio associato AVVI di Thiene, Teresa Dardo ripercorre l’avvincente e ai più sconosciuta storia di questo sito millenario. Ha attinto informazioni dirette da varie fonti, tra cui la “Storia del territorio vicentino” di Gaetano Maccà (1814, Caldogno), la tesi di laurea in Teologia di Don Maurizio Bolzon “L’eremitismo: linee di storia e spiritualità. Un’esperienza nel vicentino: l’eremo di Meda” (A.A. 2000-2001) e altri documenti da archivi privati. Ne è uscita fuori una storia ricca di sorprese e di curiosità. Oh che bel Castello…

MEDA, ALLA RICERCA DEL CASTELLO PERDUTO

Difficile non notare lo sperone di roccia che si erge impettito allo sbocco di valle, a Meda di Velo d’Astico, insieme alla piccola chiesetta posta proprio sulla cima. Ai piedi della contrada le indicazioni puntano però al Castello di Meda, ma allora cosa si cela in cima a quella roccia? Chiamato Rocca, Castello, Capel del Doge, Eremo? Ebbene, effettivamente tutti questi appellativi appartengono ad un piccolo pezzo della storia del luogo che oggi è definito con il toponimo Castello di Meda.

Non partiamo dall’orogenesi, sebbene possiamo facilmente leggerne l’ultima propaggine della costa del Summano, ma sicuramente la posizione di affaccio alla valle, la presenza di abbondanti sorgenti d’acqua nelle immediate vicinanze e la connessione con una delle vie di maggior transito Nord-Sud, ha fatto di questo luogo un attrattore di socialità sin dalla Protostoria. Già i ritrovamenti dell’età del Bronzo e del Ferro ci conducono alle prime forme di villaggi protetti e luoghi fortificati in tutta la Pedemontana e presenti anche qui a Meda.

Ma allora il Castello c’è, c’era o non è mai esistito?

Il Castello c’era, per molti secoli anche collegato anche al Castello di Velo e qui son passati personaggi che hanno fatto la storia! Ma i primi Castelli e Castellieri dell’età del Ferro non erano costruiti tutti in muratura, come in questo caso si trattava di una torre di avvistamento con poche altre strutture in legno, una cisterna per la riserva di acqua, peraltro rinvenuta anche a Meda, e uno o più livelli di fortificazione perimetrale in legno e sasso. Anche se non sono stati condotti scavi archeologici sistematici, la testimonianza è data da fonti che ne attestano l’esistenza e ne danno una sommaria descrizione. Le proprietà e le storie si intrecciano, ma è possibile fissare alcuni punti salienti delle trasformazioni di questo piccolo baluardo.

È possibile avere evidenza già nella banca dati del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, liberamente consultabile: “Dalla località, segnalata dall’Alfonsi e dal De Bon come uno dei “castellieri” della Valle dell’Astico, generalmente attribuiti all’età del bronzo, non si ha notizia di rinvenimenti strutturati. Di incerta attribuzione cronologica è il rinvenimento del 1916 di “piccoli loculi di muratura” con resti di ossa, forse interpretabili come necropoli. Dei materiali recuperati, tra cui preromana e monete imperiali, si hanno solo generiche notizie che non consentono una precisa caratterizzazione del sito, poi interessato in epoca medievale dalla presenza di un importante castello sulle cui rovine sorge ora una chiesetta. Non si conosce la data di fondazione esatta del castello, ma si ritiene che esso esistesse già nel sec. XI. Fu distrutto probabilmente nel 1314.

Volendo rifarsi a fonti storiche conosciute, Gaetano Maccà, in Storia del territorio vicentino, 1814, descrive il castello di Meda, probabilmente riprendendo testi ancor più antichi, con queste parole: “Un altro castello, e assai più forte ritrovavasi nella contrada di Meda, la quale anticamente era villa, e formava da se comune, e per tale trovasi registrata nella lista delle ville Vicentine […].  Così parimente una lista del 1389. Questo castello adunque di Meda era situato sopra un erto colle, che anche oggidì chiamasi castello di Meda, quantunque sia ora distrutto, e non veggonsi più di esso che alcuni vestigi di grosse mura, e in certo sito i segni di un’antica cisterna ed ivi trovasi una picciola chiesa, della quale parlerò a suo luogo.

Sempre Maccà racconta che Meda appartenne ai Conti Maltraversi, i quali intorno agli anni 1000 furono signori di molti castelli, ma intorno al 1200 la lasciarono alla città di Vicenza. È in questo frangente che il castello di Meda coinvolge l’interesse di Ezzelino II detto il Monaco, padre di Ezzelino il Tiranno. Quando la potenza degli Ezzelini arrivò all’apice, Ezzelino vestì l’abito di San Benedetto, si ritirò a Meda, ma fu penitente anche presso il monastero di Oliero, ove morì.

In questo periodo storico le fortificazioni risultano ancora in piena efficienza, nel 1262 si rileva “la rocca di Meda con tutte le piccole dimore, le torri, i possedimenti che esistono presso detta rocca…e parimenti una costruzione con una abitazione vicina al castello…presso il castello c’è una fontana.” La distruzione del castello avviene in un periodo di disordine negli anni attorno al 1314 e dalla città di Vicenza il Castello passa alla famiglia Velo all’inizio del XIV secolo e fino al 1800.

Rimane quindi da chiedersi: quando fu costruita la Chiesetta sul sedime del Castello?

Fu proprio il conte Giacomo Velo a inserire nel 1571 nel suo testamento la volontà di far costruire l’oratorio sul Castello di Meda di sua proprietà, ordinandolo quindi ai suoi eredi “in cima al mio montesello detto il Castello di Meda una chiesoletta co’ una sola cappella in honori della beata Vergine nostra Donna, et di S.to Giacomo et de S. Gioanne.” A custodire la chiesa doveva essere il cappellano di Meda. Ogni anno gli eredi avrebbero dovuto celebrare due messe in onore del conte Giacomo e dell’amato fratello Giovanni, anche se la chiesa fu costruita solo qualche tempo dopo. Ancora oggi la chiesa è dedicata alla Beata Vergine e SS Giacomo e Giovanni.

È a partire dal 1667 che si ha notizia del primo eremita Gianesini dell’ordine di S. Francesco, un rappresentante dell’eremitismo diffuso dal XIV secolo in Italia e in Europa. La vita dell’Eremo del Castello vide ancora un momento di interruzione nel 1800, quando Napoleone Bonaparte soppresse tutti gli ordini religiosi di vita contemplativa. I frati francescani lasceranno il luogo, anche se alcuni documenti accertano la presenza i un custode. Il Castello di Meda quindi non è rimasto solo…sebbene il tempo minò le strutture lignee. È nel finire del 1800 che la Curia autorizza i lavori di sistemazione e nel 1922, dopo il passaggio della Grande Guerra, la chiesetta fu rimessa a nuovo. Da questa data almeno due eremiti vissero in questo eremo e altri rifacimenti si susseguirono, fino ad oggi, ad opera dei volontari della parrocchia di Meda.

Ma chi fu l’ultimo eremita?

Gli attuali custodi di Meda di Sopra lo conobbero e la sua storia è conservata negli archivi digitali dei più giovani he perpetuano la custodia di questo luogo millenario. L’ultimo eremita fu Giulio Marini, classe 1902. Nato a Carrè da famiglia non benestante, frequentò il seminario gratuito per chierici poveri e dopo diverse ingiustizie imposte dalla società del tempo, per non pesare sulla famiglia, decise di ritirarsi nell’eremo di Meda. Qui le rigidità dello stile di vita lo indebolirono tanto da essere ricoverato a Padova presso i frati di S. Antonio, per l’interesse di una ricca signora che se ne fece carico. Riuscì a guarire e riprese gli studi per la vita monacale quando un frate gli fece notare che forse sarebbe stato vocato più alla famiglia, potendo servire Dio anche come uomo. Uscì quindi dal convento ritornando a Carrè, divenne maestro e trasferitosi a Fontaniva (Padova) nel 1933 conobbe la giovane Giselda. Dal loro matrimonio nacquero ben 16 figli.

Spesso ricordata come baluardo della Linea di Massima Resistenza della Grande Guerra (1915-1918) – ancora una fortificazione, ma con gallerie e bocche di fuoco scavate in roccia –, la Rocca di Meda ha superato indenne millenni di storia, portando con sé conti, signori, monaci, eserciti e ora…escursionisti e ciclisti distratti e spesso ignari dell’importanza dei sassi che calpestano.

Ci vediamo al Castello…

Teresa Dardo

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.