“Al visitatore che veda con occhi di scoperta, queste valli mostrano, nei loro vestiti stagionali, di volta in volta i loro segreti più intimi”. È una frase, scritta nel testo che seguirà, che mi ha particolarmente colpito. Perché è vero: solo con degli “occhi di scoperta” un territorio ci può apparire in un modo completamente nuovo e diverso, non solo se ne siamo i visitatori ma anche e soprattutto se si tratta del luogo stesso in cui viviamo. Oggi pubblichiamo il terzo dei quattro articoli dei partecipanti al “Corso di introduzione al giornalismo territoriale”, organizzato a Velo d’Astico dall’associazione cultgenuss.eu Aps e condotto dal sottoscritto, direttore responsabile di Seven Magazine. L’autore del pezzo è Mario Schiro, già impiegato nel campo delle autostrade e oggi felicemente in pensione, esperto alpinista e componente del gruppo rocciatori “Quattro Gatti” di Arsiero, impegnato a diffondere lo sport dell’arrampicata sulle pareti rocciose della zona. Un’attività a diretto contatto con la natura che lui svolge con una passione che traspira dalle parole che leggerete di seguito. Ne emerge l’immagine di una montagna incantata, come quella di Thomas Mann.
ALTO VICENTINO CON NUOVI OCCHI PER UN VIAGGIO DI SCOPERTA NELLA MONTAGNA DI MEZZO
Se di notte sali la statale del Costo per l’Altopiano di Asiago ci si rende conto come la Pianura Veneta sia una enorme distesa illuminata senza soluzione di continuità quasi fosse una unica enorme zona urbana. Un brulicare intenso di luci per gli oltre quattro milioni di abitanti che la vivono. Il confine di questo “Eldorado” luminoso è netto e buio come se oltre quella nitida linea luccicante esistesse solo il vuoto di una terra oscura e fredda, ma in realtà, quello che la notte nasconde è una galassia altrettanto brillante di bellezze naturali e di mondi da scoprire.
Al visitatore che veda con occhi di scoperta, queste valli mostrano, nei loro vestiti stagionali, di volta in volta i loro segreti più intimi. Dalle distese imbiancate d’inverno, ai tumultuosi torrenti che si aprono in polle verde smeraldo, dall’intricata rete di sentieri e strade bianche alle ripide pareti di calcare percorse da un migliaio di vie di arrampicata e alle molte falesie per l’arrampicata sportiva e ancora molto altro e non ultima la tranquilla ospitalità dei suoi abitanti che negli anni si è abituata a convivere con la presenza, il più delle volte discreta, di un numero sempre maggiore di turisti.
Ma cosa attira questi turisti alla scoperta di questa “montagna di mezzo” fra i tanti altri posti spesso più rinomati poco più lontano da loro?
L’ho chiesto a Marion e Cornelius, studenti di Monaco di Baviera, lei di filosofia e lui di scienze politiche. Sono arrivati con i mezzi pubblici, treno, autobus, per godere di una settimana di vacanza: “L’abbiamo scelto per il clima, un po’ più mite rispetto al nostro, poi perché è comodo e vicino alla area urbana, quindi ben servito dai mezzi pubblici, ma anche un posto già tranquillo, e poi ci è parso che fosse vario di aspetti naturali che ci incuriosiscono molto.” “In sei giorni di permanenza, grazie anche alle due bici che abbiamo trovato a disposizione nell’appartamento che abbiamo affittato, abbiamo vissuto avventurosi giorni di scoperta in montagna, per sentieri, lungo i fiumi, in giro per i percorsi cicloturistici…”.
Corrado invece è un abitante della opulenta Pianura Veneta, assiduo frequentatore del comprensorio Astico-Posina, a lui ho chiesto cosa trovi in questa “montagna di mezzo”: “Ci vengo con la bici o con gli sci, a seconda della stagione. Con la prima a salire la rete formidabile di strade, bianche e asfaltate e di sentieri, che la Grande Guerra ha lasciato in eredità. Ci vengo in gruppo con amici e penso che in tanti anni non ho ancora percorso tutte le possibilità che queste montagne offrono. D’inverno con gli sci, da alpinismo, su percorsi sui 2000 metri di quota che spesso, quando le condizioni meteo lo permettono per la sicurezza, sono anche salite alpinistiche decisamente tecniche, altrimenti si ripiega su percorsi più sicuri dalle valanghe, ma altrettanto soddisfacenti per la bellezza e la varietà dei luoghi che si incontrano. Oppure si decide per lo sci in pista sul comprensorio Folgaria -Lavarone che comprende decine di impianti e oltre cento chilometri di piste. Con qualsiasi tempo e in qualunque stagione la soddisfazione di una giornata vissuta a pieno è sempre assicurata.”
Queste valli, un tempo molto abitate, negli ultimi secoli, a causa delle guerre e delle difficoltà economiche di uno spesso strato di popolazione, hanno subito un tragico impoverimento demografico dovuto alla emigrazione all’estero per la ricerca di un lavoro, una tragedia sociale che ancora oggi non si è arrestata e infatti tutti i giorni un gran numero di abitanti scendono la valle per recarsi al lavoro sulla vicina Pianura Veneta. Tuttavia un nuovo modo di concepire la vita e di vivere la montagna negli ultimi anni ha portato ad un incoraggiante fenomeno di ritorno di persone che sono venute prima per turismo, poi a stabilirsi qui e hanno trovato tra questi monti un modo autentico di dare valore ai propri giorni.
Francesco, partito a 22 anni per avviarsi alla carriera militare, con la passione per la montagna. Mi racconta la sua storia: “Ho percorso tutte le tappe per diventare prima istruttore dell’esercito, poi tecnico del Soccorso Alpino, alla Scuola Alpina dell’esercito di Courmayeur sono diventato formatore e Guida Alpina e poi tecnico di Elisoccorso. Dopo un bel po’ di anni, nel 2023, ho deciso di congedarmi e tornare, con tutta la mia famiglia nella mia casa di origine e qui a svolgere il lavoro di Guida Alpina con base a Tonezza.” “Alterno la mia professione un po’ sulle Alpi Occidentali, un po’ sulle vicine Dolomiti, ma soprattutto qui nei dintorni di casa, con il canyoning in Val D’Astico, le scalate sulle pareti del Monte Cengio, i corsi di alpinismo sulle falesie in valle, e i tanti giri invernali con gli sci da alpinismo o con le “ciaspole” di giorno e di notte…”.
Ha scoperto, come altri che hanno fatto la stessa scelta, che questa terra può dare tutto quello che serve a chi sa cosa chiedere.
Marco, ha fatto una scelta simile, e ha trovato il terreno fertile per il suo stile di vita: anche lui con la passione dell’arrampicata ha trovato in valle il luogo ideale che gli ha permesso di trasformare la sua passione nel suo lavoro, compiendo alla fine il percorso formativo per diventare guida alpina.
“Ho cominciato con un volontariato assiduo allestendo in val Torra una prestigiosa falesia di arrampicata che poi è diventata molto gradita e frequentata”, questo mi dice e prosegue raccontando le varie fasi in cui ha partecipato per la realizzazione della struttura ferrata denominata “Parco alpinistico anelli delle anguane”: “Questa enorme opera ha cambiato il destino del paese, prima destinato all’oblio e all’abbandono e poi, con l’arrivo degli scalatori, votato a una nuova vitalità…Oggi i paesani si sentono orgogliosi che il loro paese sia diventato famoso anche fuori dai confini nazionali, anche se questa novità, con la frequentazione di circa 10.000 presenze all’anno, non ha cambiato molto nella quotidianità dei più ma di alcuni l’ha migliorato molto.” “Questo è un buon momento – prosegue –, si è superata una prima fase in cui si sono investite molte risorse fisiche ed economiche sull’attività dell’arrampicata e delle attività Outdoor creando nuove falesie, nuove vie di roccia, la ferrata stessa, e si vede che queste fatiche non sono state vane, l’interesse verso questa terra è vivace, c’è ed aumenta la buona frequentazione di un turismo sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Ora è il momento in cui bisogna continuare ad incrementare ed affinare l’offerta e la qualità di queste infrastrutture che abbiamo in tanti anni creato.” “Mi considero fortunato perché dell’opera di volontariato che ho fatto negli anni ad oggi mi sento riconosciute tutte le fatiche e molto di più, con interessi e mi sento di avere ottenuto tutto e di più di quanto potessi aspettarmi, la mia passione oggi è il mio lavoro che mi gratifica a pieno.”
Marco è un attento osservatore delle dinamiche sociali e mi dice che tra i suoi compaesani c’è chi, alla vocazione per un turismo “soft” in paese, ci crede a fondo e si impegna assai, col rischio di esaurire le sue energie, molti però non si interessano e non fanno nulla per migliorare, per questo suggerisce una terapia perché le cose possano funzionare: “Se tutti – afferma – facessero qualcosa, appena un po’di più del nulla, anche solo un sorriso in più, un pensiero positivo sarebbe sufficiente per dare l’abbrivio definitivo a tutto quello che è stato fatto finora e porterebbe nuove opportunità ai molti che potrebbero trovare a casa loro una migliorata situazione di vita.”
Le due valli, d’Astico e Posina, gli altopiani di Tonezza e di Asiago rappresentano una risorsa verde enorme a breve portata dell’area urbana della Pianura Veneta.
La Val d’Astico, luogo dalla natura integra, fino a ieri era solo terra di confine e di transito e in pochi anni si è rivelata un luogo ideale per abitare e dove puoi trovare sempre esperienze da vivere, che siano una arrampicata, un percorso in bici, una escursione. Un luogo ospitale dove trovi cibi genuini o anche solo un po’ di serenità, riposo, tranquillità.
Mario Schiro




