“La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre”. La frase, attribuita ad Albert Einstein, campeggia a caratteri cubitali sulla porta d’ingresso della casa-studio di Toni Zarpellon, disseminata di quadri, disegni, libri e sculture e magicamente isolata dal resto del mondo tra le colline di Marsan di Marostica. Toni, a suo modo, è un eremita. Ma è la condizione che gli consente ancora oggi, a 84 anni di età, di essere svincolato dai condizionamenti della società esterna, dalle costrizioni dell’era digitale e di continuare a produrre in totale e prolifico distacco le sue opere di pittore, scultore e ceramista. Il suo paracadute, e quindi la sua mente, non cessa mai di aprirsi portando avanti l’evoluzione di una ricerca espressiva che da sempre fonde natura e introspezione psicologica o, se preferite, la percezione di ciò che ci circonda e la caccia ai fantasmi della mente – sempre lei – che si annidano dentro di noi.
Ma Toni Zarpellon è molto di più di un apparente genio solitario, ritiratosi a contemplare e a interpretare la realtà nel silenzio delle colline. Cavaliere della Repubblica per meriti artistici, già docente per più di vent’anni all’Istituto d’Arte di Nove e all’Istituto d’Arte dei Carmini di Venezia, la sua pluridecennale attività ha annoverato la partecipazione a varie esposizioni collettive e l’organizzazione di numerose mostre personali. Il suo lavoro è documentato in diverse prestigiose istituzioni come archivi storici, musei e fondazioni ed è inserito come artista nel Dizionario d’Arte Sartori. Per non parlare delle celeberrime Cave di Rubbio, fenomeno creativo, sociale e mediatico: il suo capolavoro assoluto, frutto di una dichiarata crisi esistenziale, prima creato trasformando alcune cave di pietra calcarea in uno spettacolare scenario di arte a cielo aperto e poi dissolto in un voluto abbandono come un mandala dei monaci tibetani.
Mancava ancora però, nel suo cospicuo curriculum, la ciliegina sulla tavolozza e cioè un “omaggio alla carriera”. Lacuna che viene finalmente colmata con la mostra “Toni Zarpellon. Artigiano della mente”, allestita a Palazzo Bonaguro – messo a disposizione dal Comune di Bassano, rappresentato all’apertura dall’assessore alla Cultura Giada Pontarollo, e dai Musei Civici –, inaugurata oggi e aperta al pubblico (sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30) fino al prossimo 24 maggio. Organizzata dalla Promo Bassano Più, la mostra ripercorre i sessant’anni di attività artistica del maestro con opere messe a disposizione da collezionisti privati. Curata da Mario De Marinis, Mario Guderzo e Renzo Stevan, nonché supportata da un pregevole catalogo a cura di Mario Guderzo, l’esposizione intende “restituire la ricchezza e la complessità di questa vicenda artistica”, come scrive nel catalogo la direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi.
Si scoprono o si riscoprono così i “tanti Toni Zarpellon” che si sono susseguiti primariamente sulla tela e sulla ceramica, a partire dalle sorprendenti ricerche espressive degli anni ’60, per poi passare ai suoi ritratti e nature morte dal segno inconfondibile fino agli ulteriori sviluppi del suo immaginario di forme e colori, simboleggiati dal ricorrente motivo della “mucca”: una feconda e policroma mandria di vacche stilizzate dagli sguardi subliminalmente umani, quasi un invito a riconoscerci nella necessità di un ritorno alla natura. Questo e non solo questo, ovviamente: per individuare i tanti volti dell’arte di Zarpellon consiglio di visitare questa mostra a ingresso libero, da non perdere.
E a proposito di mucche o vacche che dir si voglia: mi piace immaginare Toni come un cowboy, col pennello nella fondina al posto della pistola, intento a cavalcare sopra le angosce e le contraddizioni del selvaggio West della civiltà contemporanea, sulle sconfinate praterie della libertà creativa. Quasi che cercare una via artistica d’uscita dalle paure e dalle incertezze dei nostri tempi fosse una quotidiana sfida all’O.K. Corral.
Ma che effetto fa, per un autore come Zarpellon, vedere un’intera vita creativa racchiusa in un unico spazio? “È un percorso che mi permette di risalire alle origini della mia attività – mi risponde l’artista –. Ma soprattutto ho notato questa permanente inquietudine che riguarda poi questa generazione a partire dagli anni ’60, gli anni delle rivolte, delle “larve”, delle crocifissioni, fino a questo approccio con la realtà intorno alla quale io mi sto ancora interrogando. Perché io non so che cosa sia la realtà. Sono domande a cui spero di dare qualche risposta, visto che l’anagrafe non perdona.”
Il maestro novese (anche se bassanese di nascita) ha fatto tante cose, ma alla fine nell’immaginario collettivo è conosciuto come “il pittore delle Cave”. È un limite o è invece una sorta di massimo riconoscimento? “Le Cave, e dico purtroppo, hanno un po’ oscurato quella che è stata la mia attività in studio – riconosce Zarpellon –. Perché c’è un “prima”, un “durante” e un “dopo” le Cave. E questa mostra può ricucire queste tre fasi, in mezzo alle quali c’è appunto la Cava Dipinta. Non lo so come sia successo, ma per vederla sono venute su a Rubbio 500mila persone. E questo per me è stato un grande salario perché conferma la possibilità dell’arte di comunicare con gli altri.”
Pensieri e parole che Toni Zarpellon esprime con la sua consueta e lucida capacità di analisi e con la sorprendente forza delle sue 84 primavere. Ma oggi quanta voglia ha ancora di dipingere, di sperimentare, di rompere gli schemi, di continuare un percorso creativo iniziato più di sessant’anni fa? “Ho detto tante cose ancora – afferma l’artista – e continuo a segnare perché, in termini molto icastici, l’asprezza del mio segno nasce da uno stato di tensione permanente, con funzione di scavo per aprire nuove brecce nell’oscurità della mente. Da qui il titolo della mostra, “artigiano della mente”.”
Qui finisce, egregi lettori, il nostro western bassanese. E concludo parafrasando un grande cowboy della storia del cinema, Clint Eastwood ne Il buono, il brutto, il cattivo: “Il mondo si divide in due categorie: chi vede la realtà per quella che è e chi la trasforma in una incessante ricerca interiore”. Toni Zarpellon appartiene alla seconda.