C’è chi dice No, come recita la canzone di Vasco Rossi. E sono stati in tanti a dirlo, esattamente 14.453.710 elettori (53,74%) contro i 12.442.244 (46,26%) che hanno votato Sì, in una consultazione popolare che ha richiamato un’affluenza nazionale del 58,93%. Il referendum confermativo del 22 e 23 marzo ha dato il suo responso insindacabile: la legge di riforma costituzionale Meloni-Nordio sul nuovo ordinamento della magistratura è stata rispedita al mittente. Pregasi riportare il pacco a Palazzo Chigi.
Tutto resta dunque come prima e come è sancito dalla Costituzione che non viene quindi modificata: la magistratura resta una sola e le carriere di giudici e magistrati requirenti non vengono separate e rimane un unico Consiglio Superiore della Magistratura che continua a gestire in autonomia la carriera unificata dei magistrati, le assunzioni i trasferimenti, le promozioni e anche i provvedimenti disciplinari, visto che l’Alta Corte Disciplinare che era stata istituita dalla legge di riforma costituzionale finisce inevitabilmente alle ortiche. I componenti “togati” del CSM, inoltre, continueranno ad essere eletti dai loro colleghi magistrati e non più sorteggiati da un non meglio specificato bussolotto di Stato. Anche se è indubbio che il quesito che gli italiani sono andati a votare presumeva la conoscenza di questi argomenti molto “tecnicistici”, e cioè pienamente capiti dai soli addetti ai lavori della giustizia, con la conseguenza che il voto sulla scheda è stato prevalentemente politico ovvero di orientamento di principio nei confronti del Governo, come scriverò nell’editoriale che seguirà la pubblicazione di questo articolo.
A livello locale, il centrodestra si può consolare col dato di fatto che il Veneto è stata una delle sole tre Regioni, assieme alla Lombardia e al Friuli Venezia Giulia, in cui ha prevalso il Sì: il 58,4% dei veneti recatisi ai seggi ha infatti votato a favore della riforma costituzionale. Alla vittoria di Pirro del Sì nella nostra Regione ha contribuito considerevolmente la Provincia di Vicenza dove il voto favorevole alla proposta del Governo si è attestato al 59,57%. Un trend confermato anche a Bassano del Grappa dove il Sì si è imposto col 55,06% delle preferenze. Fa eccezione la città di Vicenza, governata da un’amministrazione di centrosinistra, dove il No ha prevalso di poco (51,69%) e fa notizia Treviso, che è governata da un’amministrazione di centrodestra e che è la città del ministro Carlo Nordio, dove anche se per un pelo il No è stata l’opzione più votata col 50,3%.
Comunque la si pensi e da qualsiasi angolo si analizzi il risultato referendario, non possiamo metterci il prosciutto sugli occhi e fare finta che il responso degli italiani non abbia aperto una falla sulla carena della nave che pareva inaffondabile dell’ammiraglia Giorgia e del suo equipaggio, in questo caso comandato in coperta e in sala macchine dal nostromo Nordio. Per carità: lungi dal dire che la nave sta colando a picco, ma gli ufficiali e i marinai dell’Esecutivo di centrodestra dovranno stare attenti a tamponare quanto prima lo squarcio.
Anche perché la nave nemica è subito apparsa all’orizzonte, come confermato dalla festa di ieri sera a Roma per la vittoria del No a cui hanno partecipato i leader del cosiddetto campo largo che ringalluzziti dall’esito del referendum hanno di fatto già iniziato la campagna per le primarie del centrosinistra in vista delle elezioni politiche dell’anno prossimo e ai quali calza a pennello un’altra citazione da Vasco Rossi: “Eh, già. Sembrava la fine del mondo ma sono ancora qua.”
