“Trump: ‘Nessun accordo con l’Iran se non la resa’”. “Nuovi raid in Libano, 500mila sfollati. L’Iran attacca basi Usa in Kuwait”. “Lo stretto di Hormuz ‘zona di guerra’, traffico navale quasi azzerato”. “Qatar, se la guerra continua il Golfo potrebbe fermare l’export dell’energia”. Sono le ultime notizie ANSA, pubblicate mentre sto scrivendo questo articolo. E chissà cosa accadrà fra un’ora, fra un giorno, fra due giorni, fra una settimana.
Assistiamo impotenti all’escalation del conflitto in Medio Oriente conseguente all’attacco di Usa e Israele contro l’Iran, i prezzi dei carburanti sono saliti alle stelle e in attesa della prossima bolletta dell’energia, quella di aprile, non ci resta che fare gli scongiuri. L’economia è in allarme: secondo i dati diffusi da Confartigianato Imprese Vicenza, e quindi relativi alle sole aziende artigiane del Vicentino, c’è forte preoccupazione per le ripercussioni sulle imprese e sulle famiglie e si attendono contraccolpi sia sul fronte dell’export che su quello dei costi energetici.
Negli ultimi 12 mesi analizzati dall’Ufficio Studi dell’associazione di categoria (da ottobre 2024 a settembre 2025) le imprese vicentine hanno esportato prodotti manifatturieri nell’area del Medio Oriente per 1.222 milioni di euro, pari al 5% dell’export manifatturiero totale. Nei primi nove mesi del 2025 l’export verso il Medio Oriente è inoltre salito del 10,3%. Il primo mercato dell’area è quello degli Emirati Arabi Uniti, che vale 622 milioni di euro di esportazioni, seguito da Israele (195 milioni) e dall’Arabia Saudita (165 milioni). Tra gli altri mercati, in forte espansione, si trovano l’Azerbaigian (25 milioni, un una crescita del +94% nei primi nove mesi del 2025) e il Libano (41 milioni, +41,4%). Il Vicentino esporta principalmente prodotti orafi (pari al 38,9% dell’export globale in Medio Oriente) e ancora macchinari e apparecchiature, apparecchiature elettriche e non per uso domestico, articoli in pelle, metallurgia. Questi cinque settori, da soli, rappresentano il 70,9% del Made in Vicenza verso quella regione del mondo.
Il presidente di Confartigianato Imprese Vicenza Gianluca Cavion lancia il monito che “questo nuovo focolare di guerra metta sotto pressione scambi, filiere e costi produttivi”, con la conseguenza di “un duro colpo per la stabilità economica che crea nuova incertezza in un contesto geopolitico già complesso” e la preoccupazione per “le tensioni sui costi energetici, in particolare sul gas, con ripercussioni ad esempio sulle filiere manifatturiere energivore come ceramica, concia, plastica e non solo”, il cui andamento “sarà inevitabilmente determinato dalla durata del conflitto”. Senza contare “le incertezze logistiche sugli approvvigionamenti di gas naturale liquefatto (GNL) dal Qatar, principale esportatore dell’area del Golfo”.
Ma c’è anche chi, riguardo a questo inquietante scenario, teme il rischio che possa allargarsi anche all’Europa. Si tratta del presidente del raggruppamento di Bassano del Grappa di Confartigianato Sandro Venzo. “C’è paura”, dichiara. Apocalypse Now?
Sandro Venzo: le faccio la stessa domanda, prima al Venzo imprenditore e poi al Venzo presidente di categoria. Chiedo all’imprenditore: come sta guardando a questa situazione?
Il Venzo imprenditore è preoccupatissimo. Perché in una situazione del 2025 già molto precaria, e con bilanci che vedremo, quando saranno presentati per tutti i settori, abbastanza deludenti, ci aggiungiamo anche questa guerra. Credo che a livello imprenditoriale è un colpo alla lungimiranza che noi abbiamo sempre dimostrato, nel senso che adesso veramente pensi: “Investo? Continuo? Che piano mi faccio, a un anno, o a due, o a tre mesi? Domani mattina, dovesse arrivare un qualsiasi missile in una qualsiasi città europea o italiana, cosa succede?”. Questo è quello che l’allargamento di questa guerra sta dimostrando. Sta dimostrando che hanno colpito Paesi che non c’entravano nulla. Ok le basi, ok tutto quello che ci vogliamo mettere, però ci sono Paesi che si sono svegliati la mattina dicendo che questo è un incubo che nessuno si aspettava. Quindi la preoccupazione è non tanta, è di più.
E invece cosa dice il Venzo rappresentante di categoria, che quindi si interfaccia anche con i colleghi?
Vedo dati molto preoccupanti sulle esportazioni, quindi il tessile, l’oreficeria, già colpita dal fatto che l’oro è alle stelle e ha bloccato i consumi. La preoccupazione è che sento anche chi è solo legato al mercato interno, che in questo momento ha paura perché se c’è appunto un allargamento nei confini europei, tutto precipita. Quindi la paura c’è.
Lei è solito lanciare messaggi al Governo da trasmissioni televisive importanti. Se potesse oggi comunicare col Governo, cosa si sentirebbe di dire?
Allora: in questo momento abbiamo due possibilità. La prima è quella di staccarci dagli Stati Uniti, la seconda è restare con loro. Teniamo conto che l’Europa non sta prendendo una posizione. L’unica che ha preso posizione è la Spagna che adesso è derisa da Trump come se fosse la nazione più brutta del mondo. Da un certo punto di vista, Trump è una persona che ogni mese fa fuori un dittatore. È un allargamento della guerra che fa paura e ti chiedi: il Governo italiano oggi dovrebbe schierarsi con Trump o allontanarsi da Trump? Perché le situazioni sono due: se ti allontani, vieni praticamente umiliato come sta facendo Trump con la Spagna. Se ti avvicini, hai il rischio che i missili intercontinentali che ci sono in Iran arrivino anche in Italia.
Certo, è un gran dilemma…
Leggevo proprio oggi una cosa: la Meloni si schiera con l’Europa, che non ha preso una decisione. La realtà è questa. L’Europa non è in grado di decidere. Adesso sembra che Trump ce l’abbia anche con l’alleato storico che è la Gran Bretagna…Di cosa stiamo parlando? Una decisione chi la prende, adesso? In base a cosa? Gli italiani vogliono andare in guerra? Assolutamente no, questo è un dato di fatto. Nessuno ha voglia di andare in guerra, però ci sei dentro fino in cima ai capelli.
