Non c’è dubbio, il Vicenza Calcio vola, la promozione in serie B sembra ad un tiro di schioppo, ma “non si può mai dire”. Non si sbilancia l’ufficio stampa della società biancorossa, “per scaramanzia”, dicono. “Il calcio è imprevedibile” a prescindere.
A parlare però sono i numeri. Da inizio campionato su 24 partite disputate il Lanerossi Vicenza annovera nel suo palmarès 19 vittorie e 5 pareggi. Sconfitte: zero. Le reti messe a segno sono 45, 22 in più rispetto all’Union Brescia ora al secondo posto nella classifica nazionale. I gol subiti invece sono 13 per una differenza in positivo di 32 reti. A contare tuttavia sono i punti complessivi che il Vicenza Calcio ha accumulato dal 26 agosto ad oggi. Ben 62, che tradotti in distacco significa 16 punti dalla squadra in coda, l’Union Brescia.
Il Vicenza è ora sotto i riflettori nazionali ed europei. In Europa infatti i biancorossi si possono fregiare di un altro primato: è l’unica squadra a non aver mai perso. Chapeau! Ma non basta. A guidare il Vicenza da quest’anno c’è Fabio Gallo, il mister che qualche giorno fa è stato premiato con la “Panchina d’oro” dal Centro Tecnico Federale di Coverciano, riconoscimento che celebra il miglior allenatore. Lui non perde da 55 partite e con una brillante volata ha portato in B la Virtus Entella, la sua squadra nella scorsa stagione.
Non basta però un uomo per costruire il successo, serve un team di professionisti che lavorano fianco a fianco, ogni giorno, con un unico obiettivo. Mister, allenatore in seconda, responsabile della preparazione atletica, collaboratore per recupero infortunati, preparatore dei portieri, match analyst: sono questi i tecnici che oggi compongono lo staff del Vicenza Calcio. Fra di loro, nel ruolo di responsabile preparatore atletico, c’è il bassanese Alessandro Dalmonte, residente a Pove del Grappa e fratello del sindaco Francesco Dalmonte, che abbiamo sentito per carpire i segreti di un tale successo.
“Sono molti i fattori che sommati assieme hanno portato ai risultati odierni. Non solo l’indiscutibile bravura dell’allenatore, ma anche l’ottimo lavoro della società che è riuscita a costruire una squadra molto competitiva e non ultimo l’entusiasmo dei tifosi. Ci supportano ovunque, al Menti come in trasferta. È una tifoseria calorosa che ad ogni partita fa registrare il sold out dei biglietti, come vuole la tradizione, tutta vicentina, di legame alla propria squadra”.
Anche per Dalmonte si è trattato di un vero e proprio legame. “Il Vicenza è stato un mito fin da bambino. Lo vedevo giocare in serie A, una leggenda per me, aspiravo a lavorare con la squadra. Alle medie ho maturato l’idea che mi sarei occupato di sport. Poi gli studi fino all’università dove ho conosciuto un professore che faceva il preparatore atletico al Chievo Verona in serie A e che di fatto mi ha indirizzato a questa professione. Infine la laurea in scienze motorie e subito dopo l’entrata nel Bassano Virtus, settore giovanile. Dopo quattro anni sono passato alla prima squadra e nella stagione 2018/2019 siamo diventati il Vicenza Calcio. Vent’anni di esperienza e un sogno realizzato”.
“Obiettivo del mio lavoro – continua – è quello di ottenere la miglior performance dai ragazzi. Oggi l’aspetto fisico e quello tecnico sono strettamente legati tra loro. Il singolo allenamento, la programmazione settimanale e quella mensile vengono predisposte dall’intero staff. Cos’è cambiato rispetto al passato. Ora l’evoluzione della tecnologia ci permette di monitorare la preparazione nel suo complesso perché i calciatori sono dotati di Gps. Attraverso questi dispositivi possiamo analizzare i dati di ogni seduta di allenamento riuscendo così a tarare il carico fisico in funzione delle aspettative tecniche del mister, delle strategie di gioco e della squadra avversaria”.
“Il nostro impegno perciò non si riduce alle sole ore in campo ma comprende programmazione, analisi e visione dei video girati dal match analyst, il quale, in più, studia l’avversario in aiuto al mister. Ciò serve per capire su quali aspetti del giocatore e della squadra è necessario intervenire. È un lavoro in team che ci impegna tutto il giorno tutti e sei. Ai ragazzi di norma si fa svolgere un’attività in campo breve ma molto intensa, preceduta da una seduta di potenziamento in palestra e una di scarico successiva. Ogni giocatore ha comunque un programma individualizzato che spesso significa fare qualcosa di extra, se non altro per prevenire possibili infortuni. Nella nostra settimana tipo, nei primi due giorni diamo priorità all’atletica, dal terzo giorno si fa una combinata tra lavoro fisico e tecnico e negli ultimi due giorni solo tecnico”.
“Ritengo – riflette ancora Dalmonte – che un aspetto determinante del successo sia che finora i ragazzi hanno saputo interpretare molto bene le nostre proposte permettendo così di mantenere alta l’asticella delle prestazioni. Sull’unità della squadra e sulla sua pronta reattività alle richieste, è comunque stata determinante l’impronta che ha dato il mister, a conferma del suo altissimo livello di allenatore. Anche tra noi c’è stato feeling da subito, una grande sinergia di intenti che ci fa ragionare tutti con la stessa testa e ci fa lavorare bene”.
Vent’anni di esperienza per Dalmonte significa anche un cambio di generazione. “Oggi rispetto al passato i ragazzi sono sicuramente più preparati ma soprattutto più consapevoli di quella che è la loro professione, il che si traduce in maggiore cura del rendimento fisico, dell’alimentazione e dello stile di vita. Inoltre, non subiscono più le indicazioni come ordini calati dall’alto ma vogliono sapere e capire per esserci”.
Questi dunque gli ingredienti del successo del Vicenza, ma a guardare Alessandro Dalmonte, è lui stesso l’immagine del successo: sempre sorridente, sempre positivo, sempre carico. Lui che, con qualsiasi condizione meteo, ogni mattina va a correre in montagna compiendo un centinaio di chilometri alla settimana per un dislivello di 4 mila metri.
“Non potrei rinunciarvi – confida infine – e non lo faccio solo per prepararmi alle gare estive di ultra trail che prevedono anche oltre a 100 Km di corsa in montagna e quasi 5 mila metri di dislivello, ma soprattutto perché lo sport è vita, mi fa stare bene e questo lo trasmetto anche ai miei ragazzi”.
Come dire: al Vicenza Calcio entusiasmo e passione la fanno da padrone.
