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Addio alle armi

Bagarre ieri sera in consiglio comunale a Romano d’Ezzelino sull’OdG di Romano per Tutti di condanna delle dichiarazioni “sulle armi” del consigliere Lorenzato, modificato da un emendamento della maggioranza. Scintille continue tra il sindaco Bontorin e i consiglieri Olivo e Ronchi, seduta sospesa due volte: più che un consiglio è sembrata una corrida.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Ott 16, 2026

magzin magzin
Fermo immagine da romanoezzelino.consiglicloud.it

Guardate l’immagine pubblicata sopra. È uno screenshot della registrazione online del consiglio comunale di Romano d’Ezzelino di ieri sera. E vi giuro che si tratta di un fermo-immagine assolutamente casuale, perché i tempi del pc per cogliere l’attimo vanno a random. Osservate, in basso a destra nell’inquadratura, l’assessore alle Politiche sociali, del lavoro e giovanili Gianbattista Ronzani: si mette la mano sul viso. Forse per stanchezza, forse per tensione, forse per sopportazione messa a dura prova, chi lo sa. Lo ha fatto per pochi secondi ma è stato “immortalato”.

Ed è una visione che ben rappresenta il clima di bagarre e di conseguente agitazione scatenatosi all’ultimo punto, il numero 9, dei lavori consiliari: l’Ordine del Giorno del gruppo di minoranza Romano per Tutti “di condanna delle dichiarazioni espresse dal consigliere Lorenzato nella seduta consiliare del 30 giugno 2026 e individuale presa di distanza da parte di ogni singolo membro del consiglio comunale”.

Del “caso Lorenzato” sono state già scritte a suo tempo brentane d’inchiostro, proiettando la notizia a livello nazionale. Nella citata seduta di consiglio dello scorso 30 giugno, il consigliere di maggioranza Gianpaolo Lorenzato, intervenendo in materia di sicurezza l’aveva infatti sparata grossa, in tutti i sensi.  

Di seguito riporto testualmente le sue affermazioni, tratte dal verbale di quel consiglio comunale:

“Mi lasci sottolineare il fatto in tema di sicurezza in cui garantisco ai colleghi di minoranza che se questo Comune lo ritenessi insicuro da parte mia mi trovereste al vostro fianco a gridare a questa amministrazione più sicurezza, più illuminazione. Per fortuna, questa non è un’emergenza che tocca questo territorio, e detto da uno che toglierebbe il bonus istruzione o il bonus caldaie per dare il bonus armi, penso sia sufficiente per farle capire quanto mi stia a cuore questo tema.”

E ancora:

“Spero vivamente, prima di passare ad altri il testimone della tessera elettorale o quantomeno del mio posto in consiglio, di vedere una palestra, dopo una palestra digitale, come potrebbe essere quella della formazione dei nostri giovani all’uso delle armi. Quindi io la vedo in maniera positiva questa materia, però al momento non serve. Questo Comune è assolutamente sicuro.”

Putiferio assicurato: sul “bonus armi al posto del bonus istruzione” e sulla “palestra per la formazione dei nostri giovani all’uso delle armi” si sono aperte le cateratte della stampa nazionale. Da qui l’iniziativa del gruppo di minoranza Romano per Tutti che lo scorso agosto ha depositato l’Ordine del Giorno di condanna di quanto dichiarato dal consigliere di maggioranza e di richiamo a ciascun singolo consigliere comunale ad esprimersi in merito e a prendere le distanze attraverso un voto palese.

Quell’Ordine del Giorno (iniziali maiuscole) è stato inserito all’ordine del giorno (iniziali minuscole) del consiglio comunale di ieri sera. E in poco tempo, anche se l’acceso confronto è andato avanti per ben un’ora e mezza, si sono esaurite le scorte di pop corn. 

Tranquilli: i fuochi d’artificio in sala consiliare sono durati oltremisura ma riduco il mio resoconto al minimo sindacale.

Il nodo centrale della contesa è stata la presentazione di un emendamento (e quindi di una modifica) all’Ordine del Giorno della minoranza, da parte del capogruppo della civica di maggioranza Un Cuore in Comune, Davide Zonta. Ma prima ancora c’è stata tutta una serie di schermaglie tra il sindaco Simone Bontorin, nella sua veste di presidente del consiglio comunale, e i consiglieri di Romano per Tutti Rossella Olivo e Massimo Ronchi: solo il primo atto di una scarica continua di scintille reciproche che sarebbe proseguita per l’intera trattazione del punto all’ordine del giorno.

La bagarre è scoppiata subito all’inizio, quando il capogruppo di maggioranza Zonta ha tentato per la prima volta di leggere il testo dell’emendamento. Una modifica, ampiamente condivisa dal sindaco Bontorin, che è stata presentata “per evitare che la seduta diventi segreta”. L’oggetto dell’OdG della minoranza era infatti un singolo consigliere, Gianpaolo Lorenzato, sulle cui dichiarazioni si chiedeva di esprimersi con voto palese. E il regolamento comunale “quando si parla di questioni concernenti persone, le loro qualità morali e attitudini” impone la seduta segreta: pubblico fuori dalla sala e microfoni e telecamere spente per la diretta streaming.

Posizione supportata anche dal parere tecnico del segretario comunale: “Per me la seduta, così come impostata dall’Ordine del Giorno, è segreta.”

Una giustificazione più volte contestata da Olivo e Ronchi, al microfono e fuori microfono, in un ping pong di attacchi reciproci col sindaco e presidente del consiglio Bontorin. Per i due esponenti di opposizione l’Ordine del Giorno non riguardava “la persona del consigliere Lorenzato”, tale da secretare la seduta, ma le sue dichiarazioni politiche. Insensato, pertanto, emendarlo. 

Come ho già scritto, è stato solo l’inizio della battaglia di via Generale Giardino: per oltre un’ora, a più riprese, è stato un festival di microfoni di Olivo e Ronchi accesi spenti riaccesi e ancora spenti dal sindaco, di richiami formali, di “studi il regolamento”, di “le tolgo la parola” e quant’altro: prima della fine della discussione sul punto 9, la seduta consiliare è stata sospesa per ben due volte.

A un certo punto, il capogruppo di maggioranza Zonta è riuscito nell’impresa di leggere il testo dell’emendamento. Facendo subito capire dove si sarebbe andati a parare: “Dal testo integrale dell’intervento del consigliere Lorenzato non emerge un riferimento all’addestramento dei minori, né una proposta formale del Comune volta alla realizzazione di strutture o di iniziative finalizzate alla formazione all’uso delle armi.”

La conclusione del testo emendativo, che è quella che conta perché è su quella che si andava a votare, ha stabilito quindi quanto segue:

“Il consiglio comunale ribadisce la propria ferma contrarietà ad ogni forma di violenza (…) e precisa che le dichiarazioni richiamate nell’Ordine del Giorno sono state espresse dal consigliere Lorenzato nell’ambito di un più ampio intervento consiliare sul tema della sicurezza e costituiscono una posizione personale, non riconducibile ad alcun indirizzo o iniziativa dell’amministrazione comunale di Romano d’Ezzelino. Ribadisce che nessuna iniziativa del Comune di Romano d’Ezzelino è finalizzata alla diffusione o alla promozione delle armi quale strumento educativo o formativo e che tali tematiche non costituiscono parte dell’indirizzo politico e amministrativo dell’amministrazione. Invita tutti i componenti del consiglio comunale (…) a mantenere nel confronto politico e istituzionale un linguaggio rispettoso, responsabile e proporzionato alla delicatezza degli argomenti trattati, evitando letture parziali, personalizzazioni e strumentalizzazioni che possono alimentare divisioni nella comunità.”

Ergo: la maggioranza si è smarcata dalle affermazioni di Lorenzato ma senza alcuna frattura con lo stesso in quanto autore di dichiarazioni “personali” e non attinenti all’indirizzo politico dell’amministrazione, ammonendo anzi la controparte consiliare di non fornire “letture parziali” dell’accadimento. Niente voto palese e integrità della maggioranza salva.

Dopo un’altra lunga serie di schermaglie sulle “premesse” e sulla “natura” della proposta modificativa, l’emendamento, che ha rovesciato pertanto l’impianto dell’Ordine del Giorno originario, è stato quindi approvato per alzata di mano coi voti favorevoli della maggioranza e l’astensione di Lorenzato. Non computati gli esponenti di Romano per Tutti, che la mano non l’hanno alzata perché a loro modo di vedere non è stata “una modifica” ma un testo completamente diverso. Secco e drastico, come sempre, Bontorin: “Quattro consiglieri non hanno partecipato al voto.”

L’ultima parte di questa accesa corrida romanese ha riguardato i vari interventi dei consiglieri comunali sull’argomento ma più ad ampio raggio, compreso Lorenzato che ha parlato soprattutto di scuola, riassunti alla fine dal sindaco Bontorin. 

Cito ancora un passaggio del capogruppo di Un Cuore in Comune Zonta: “Noi siamo contrari alla violenza, alla sua esaltazione e promozione e lo abbiamo anche scritto nell’emendamento ma non abbiamo nemmeno bisogno che qualcuno ci chieda di dimostrarlo con una votazione contro un nostro consigliere.”

Il nuovo Ordine del Giorno, modificato nella sua interezza, è stato quindi messo definitivamente ai voti ed approvato, ancora con la sola astensione di Lorenzato, in quanto “parte in causa”. Non computati per la seconda volta i consiglieri di Romano per Tutti, ma perché avevano già abbandonato l’aula. 

Fine. The End. La maggioranza uscente (perché a Romano d’Ezzelino tra pochi mesi si vota) si è stretta a coorte derubricando le dichiarazioni del suo esponente come opinioni personali che non riguardano lo spirito dell’azione amministrativa.

Addio alle armi.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.