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La modernità dell’Ottocento

L’ex birreria Ottocento, chiusa dal 2022, ha riaperto i suoi spazi per la mostra di arte contemporanea gener-A-zioni. Quattro artisti di diverse età (Claudio Brunello, Davide Rankore, Memo, Maddalena Brunello) si confrontano con oltre un centinaio di opere esposte.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Ott 18, 2026

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L’artista e curatore della mostra Claudio Brunello, vicino alla sua opera “Antico libro mai scritto” (foto di Alessandro Tich)

Ci sono un boomer, un mister X e due millennials… Non è l’inizio di una barzelletta ma di una bella storia di generazioni a confronto. Anzi: gener-A-zioni, com’è intitolata la mostra di arte contemporanea allestita all’ex birreria Ottocento di Bassano del Grappa, inaugurata a settembre e aperta al pubblico fino al 31 ottobre.

Diamo subito le info su giorni e orari perché altrimenti rischio di dimenticarle: la mostra è aperta, a ingresso libero, il sabato e la domenica dalle 10 alle 12.30, su prenotazione alla mail 18.bassano@gmail.com. Ci sono dunque ancora un paio di weekend per andare a visitarla.

Il boomer è Claudio Brunello (classe 1954), volto, barba e capigliatura fluente molto noti in città, che è anche il curatore dell’esposizione. Artista di formazione multimediale, con una vasta esperienza visuale, pittorica e musicale, nella più recente fase della sua continua sperimentazione si esprime con una serie di opere “polimateriche”, composte cioè in parte da più materiali soprattutto poveri, di forte simbolismo politico-mistico-spirituale. 

Il mister X ovvero il componente della Generazione X è Davide Rankore (classe 1978), street artist e tante altre cose, che oggi elabora un linguaggio grafico e provocatorio della trasfigurazione delle crisi, delle disuguaglianze e del decadimento dei valori della società odierna, portata al limite del “disturbo visivo”. Un disegno di forte turbolenza emotiva in cui i volti delle sue figure umane diventano maschere volutamente repulsive, ritratti surreali in forme esagerate e perturbanti.

Il primo dei due millenials è Memo (classe 1991), le cui opere sono sospese tra realismo e fantasia, fatte di corpi “non consueti” e di sagome “non sessualizzate”, collocate in spazi urbani e domestici non identificabili, che attraversano stati fluidi di amore, dolore e desiderio. Una pittura vivace e materica ma al contempo essenziale e dai contenuti volutamente ambigui e sensuali.

Infine, il secondo millennial è Maddalena Brunello (classe 1991), che è innanzitutto figlia d’arte in quanto figlia di Claudio Brunello. Anch’essa artista interdisciplinare e “multi-materica” (incisione, acquerello, pittura acrilica, filo, tessuti, collage), ama scomporre e ricomporre la sua visione di una realtà soprattutto interiore rielaborando scarti, frammenti, tele e drappi di lenzuola. Così viene presentata nel catalogo della mostra: “Un’artista dalla marcata espressione poetica, che pratica una lingua lontana dalla sensibilità dei più”.

Già: ma dobbiamo farcene una ragione. Le lingue praticate dagli artisti contemporanei, agli occhi di chi si accosta alle loro opere, sono tutte comunque delle lingue straniere che dobbiamo cercare di tradurre nella nostra percezione senza l’aiuto di un interprete simultaneo. 

Quattro artisti di diverse età si confrontano così in un unico spazio, quello dell’ex birreria con giardino di Contrà S. Giorgio, con oltre un centinaio di opere esposte. “La mostra – si legge ancora nel catalogo – costruisce uno spazio di incontro e di ascolto, dove opere, materiali e linguaggi differenti dialogano in una riflessione condivisa sul corpo, il gesto, il dissenso e la memoria.”

Erano anni che non mettevo più piede all’Ottocento, luogo per me, e per migliaia di altre persone, di antiche birre alla spina. Il locale, dopo l’ultima gestione, ha chiuso i battenti al pubblico nel gennaio del 2022. Un calendario, appeso al muro e mai più rimosso dietro a quello che era il bancone all’ingresso, è congelato sulla pagina di quel mese e di quell’anno, quasi a fermare il tempo, come gli orologi dei campanili rimasti in piedi dopo i terremoti. Triste, ma a suo modo intrigante.  

Ma questa, negli anni passati, quando a gestirla fino al 2007 era proprio il suo fondatore Claudio Brunello, non è stata una semplice birreria. Con un gestore e proprietario dalla spiccata e prorompente vena artistica, non poteva essere solo un luogo di Weizen e di bruschette. È stata anche un centro di promozione della conoscenza dell’arte contemporanea, materia che sembrerebbe ostica ai non “iniziati” e che invece, se spiegata nel modo giusto, può riservare piacevoli sorprese culturali e aperture di mente.

Qui negli anni che furono, tra una bionda e una rossa, la gestione Brunello ha organizzato oltre 40 mostre di artisti locali e più di 100 proiezioni d’arte contemporanea. A quei tempi all’Ottocento c’era anche uno spazio ad hoc, “PaginaPiegata Art Gallery”, dedicato esclusivamente all’arte contemporanea e alla cultura. La mostra gener-A-zioni riprende dunque il percorso di quella vecchia tradizione. A proposito, si può dire “vecchia tradizione” parlando di arte contemporanea? Non lo so, ma ormai l’ho scritto e il dado è tratto.

L’occasione per varcare nuovamente la soglia dell’ex birreria e di seguito anche ex pizzeria gourmet, e per visitare contestualmente la mostra, mi viene offerta da un evento collaterale di gener-A-zioni in aggiunta alle suggestioni visive dell’esposizione, quello che gli amanti dei dischi in vinile chiamerebbero bonus track.

Si tratta di un concerto live nel salone principale dell’ex pubblico esercizio che viene eseguito dai Loner, gruppo musicale composto da tre elementi di cui Memo, uno dei quattro artisti in mostra, è il batterista. Chitarra, chitarra basso e batteria “a palla” per un repertorio di brani molto Seattle sound e molto Grunge, almeno per la mia percezione acustica. Roba tipo i Nirvana o i Soundgarden, insomma.

È una colonna sonora azzeccata, con i suoi suoni volutamente graffianti e distorti, per la visita a una mostra già graffiante e distorta per conto suo. L’arte contemporanea, del resto, non concede sconti all’estetica rassicurante, quella che non fa scoppiare la tua bolla di certezze sulla forma e la sostanza del mondo che ti circonda, quella dove una casa dipinta è una casa e una mela dipinta è una mela. È fatta per rompere gli schemi, per confondere la percezione della realtà, per trasformare una casa e una mela in simboli da decifrare, per farti riflettere, per provocare a prescindere.

Arte visiva e musica. Possiamo considerarla un’abbinata di sensazioni miste di un sabato pomeriggio fuori dal comune, anche se in territorio comunale di Bassano del Grappa. Grazie a quattro artisti di gener-A-zioni diverse con le loro opere esposte e a tre musicisti d’impronta alternativa, con Memo a fare l’anello di congiunzione tra le due “entità”.

È una voglia di scardinare le convenzioni e di uscire dal coro che procede a tutta birra, ricordando i fasti passati del locale. Ed è anche un modo per scoprire, in quest’era di vite digitali e di intelligenze artificiali, la modernità dell’Ottocento.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.