Toccata e fuga in Fa maggiore. Dove “Fa” è l’acronimo di “Fratelli allontanati”. O, se preferite, di “Finco astioso”. E la Toccata e fuga è in Fa “maggiore” perché è di maggioranza che stiamo parlando. Autore: Johann Sebastian Giunta. E assieme a lui, gli altri tre compositori, pardon consiglieri del gruppo di Fratelli d’Italia: Stefano Monegato, che è il presidente del consiglio comunale, Elena Pavan e Deniz Caron. Tra i protagonisti della vicenda c’è anche l’assessore all’Urbanistica meloniano Andrea Zonta ma la sua posizione in questo sfibrante gioco politico a scacchi è una questione a parte.
L’altro ieri sera, alla riunione del gruppo di maggioranza, convocata questa volta nella sala Ferracina del municipio e non nell’abitazione privata di qualche consigliere o assessore forzista, è successo il patatrac che era scritto nelle stelle e che prima o poi doveva accadere. Perché, oltre a Zonta, si sono presentati in blocco i quattro esponenti del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, due dei quali già colpiti dall’anatema del resto della coalizione.
Mi riferisco ovviamente in primis al capogruppo Stefano Giunta, che in base al nuovo teorema geometrico sulle rette parallele (“Fratelli d’Italia e gli altri gruppi del centrodestra tendono all’infinito e non si toccano mai”) è stato escluso dagli altri capigruppo dal perimetro politico della maggioranza che sostiene il sindaco Finco. E poi ovviamente ad Elena Pavan, osteggiata da varie figure della “alleanza” finchiana sin dalla sua adesione a FdI e dal suo conseguente ingresso nella compagine di centrodestra, col correlativo veto a partecipare alle riunioni del gruppo di maggioranza che per la prima volta l’ex sindaca ha voluto infrangere.
Quella dei consiglieri di FdI è stata una Toccata e fuga perché la partecipazione alla riunione è durata pochissimo. Il tempo di uno scambio di battute con il sindaco Nicola Finco, e via.
In sintesi, anche perché l’episodio è già stato sintetico per conto suo, i Fantastici Quattro sono comparsi in sala Ferracina, suscitando già all’inizio reazioni stizzite o “divertite” da parte di qualcuno, che ha anche subito fatto capire a Giunta e a Pavan di non essere ospiti graditi. Al che Stefano Giunta si è rivolto al sindaco Nicola Finco, presente all’incontro, chiedendogli cosa pensasse al riguardo.
La risposta di Finco è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il sindaco, in sostanza, ha affermato che quello che aveva da dire lo ha già detto in consiglio comunale. E cioè che lui ha i numeri per governare anche senza Fratelli d’Italia e che piuttosto di avere un gruppo consiliare che gli crea problemi preferisce stare senza FdI.
Detto, fatto: i quattro Fratelli Karamazov (perché ormai questa storia sembra quasi un dramma di Dostoevskij in salsa bassanese) hanno alzato i tacchi e se ne sono andati via.
Non il quinto, però. Andrea Zonta è rimasto in riunione per discutere alcune questioni di competenza del suo assessorato. E non avrebbe potuto fare altrimenti. Zonta deve infatti gestire la delicata situazione di trovarsi tra l’incudine e il finchello: da una parte è componente di Fratelli d’Italia ma dall’altra è membro della giunta comunale, ben sapendo che con l’eventuale uscita di FdI dalla maggioranza il suo incarico nel governo cittadino avrebbe le ore contate.
Adesso però, dopo quanto successo a Palazzo e proprio in tema di “eventuale uscita di FdI” dalla coalizione di governo cittadino, si apre uno scenario foriero di possibili clamorosi sviluppi a breve termine. Anche perché, da qui e fino alla fine della legislatura comunale nel 2029 (e mancano ancora quasi tre anni, praticamente un’eternità), questo teatrino non può ripetersi ad ogni riunione del gruppo di maggioranza.
Quello attualmente in corso, per Fratelli d’Italia Bassano del Grappa, sarà un fine settimana “di riflessione”. Poi dopodomani, lunedì 19 ottobre, è in programma una riunione del direttivo cittadino del partito in cui sarà valutata la situazione politica e si vedrà come proseguire il cammino amministrativo. Non sarà necessariamente l’incontro delle decisioni definitive. A quanto pare, infatti, ci sarebbe ancora qualcuno che tiene alzato il freno a mano nei riguardi di una possibile uscita dei meloniani dalla stanza dei bottoni.
Ne dà conferma il fatto che ieri mattina, quando le news sull’incontro ravvicinato del terzo Finco in gruppo di maggioranza si erano già diffuse arrivando anche al mio telefonino, era stato annunciato a breve un comunicato stampa di Fratelli d’Italia sulla vicenda. Comunicato che, però, non è mai arrivato in redazione. Ieri sera poi una fonte confidenziale del partito mi ha riferito che qualcuno si è opposto alla diffusione della nota stampa per non alimentare un clima di contrapposizione che la gente non capirebbe.
Il problema, però, è che non serve “alimentare” un clima di contrapposizione perché quel clima esiste già. È sotto gli occhi di tutti e nascondere la polvere sotto il tappeto sarebbe ormai un palliativo inutile e controproducente. Non tanto per la politica ma per i cittadini bassanesi che non si meritano un governo comunale che deve pensare a mettere le pezze sugli squarci delle braghe.
Come ho già scritto in un precedente editoriale, senza FdI Nicola Finco avrebbe effettivamente ancora i numeri per governare la città. Ma sarebbero numeri risicati, con una maggioranza sempre in bilico sul filo del rasoio e sempre costretta ad essere fisicamente presente in blocco in consiglio comunale. Tuttavia, l’orgoglio personale del sindaco leghista è tale, pur di dimostrare al mondo di poter gestire la situazione anche senza i Fratelli, da mettere nel computo questo rischio concreto.
Non posso ancora prevedere come tutta questa storia andrà a finire perché la mia sfera di cristallo è temporaneamente disattivata. Ma in realtà, con la risposta data a Giunta alla riunione di maggioranza, Nicola Finco ha lanciato un formidabile assist ai suoi Fratelli disconosciuti.
E spiego il perché: con tutto quello che è accaduto tra FdI e il resto della coalizione, in particolare la scorsa estate, la prospettiva di un distacco di Fratelli d’Italia dalla “alleanza” di centrodestra è nell’aria già da mesi. Ma dal punto di vista della convenienza politica, uscire dalla coalizione solo per il fatto di voler uscire, facendo la prima mossa, non pagherebbe. E in quel caso sì, che la gente non capirebbe.
Tutt’altra cosa è invece la decisione di togliere il disturbo quando si verificano le condizioni politiche oggettive che la rendono opportuna se non necessaria.
E la presa di posizione del sindaco che in ben due occasioni istituzionali – in consiglio comunale e in gruppo di maggioranza – ha dichiarato la sua sfiducia nei confronti del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, sostenendo di poter benissimo farne a meno, è una di quelle condizioni politiche oggettive. Perché le parole del sindaco, che è il capo dell’amministrazione comunale, valgono molto ma molto di più di quelle degli altri quattro capigruppo di maggioranza del “perimetro” che lo sostiene.
Teniamoci dunque pronti. Perché magari non sarà così, se i Fratelli disconosciuti vorranno continuare a praticare del masochismo politico mantenendo il ruolo irreversibile di separati in casa fino al 2029. Ma resta alta la probabilità che nel repertorio di musica classica eseguita all’auditorium di via Matteotti, riferito alla presenza in maggioranza di Fratelli d’Italia, si aggiunga un’altra composizione di Johann Sebastian Bach, quello vero: la Missa da Requiem.

