Centro storico di Bassano nuovamente al centro della nostra attenzione.
Riceviamo e pubblichiamo volentieri una lettera trasmessa in redazione dall’ing. Eugenio Rinaldi, nome noto della storia del volontariato civico bassanese, da sempre impegnato nel dibattito sui problemi del tessuto e dello sviluppo urbano della città e nella conseguente ricerca di proposte di intervento, anche progettuali, e di possibili soluzioni.
Negli anni passati, soprattutto ma non unicamente nella sua veste di presidente della sezione bassanese dell’associazione Italia Nostra, ruolo che ha ricoperto dal 1995 al 2010, è stato uno dei protagonisti di quella rete di attivismo associativo che nel periodo in questione è stata la principale interlocutrice dell’amministrazione pubblica, e al contempo anche la più importante voce critica e propositiva, sui grandi temi della Bassano del presente (di allora) e della città proiettata nel futuro.
Vent’anni di battaglie civiche a Bassano del Grappa, dal 1990 al primo decennio degli anni Duemila, che sono raccontati nel libro “Venti di città”, edito nel 2024 e arricchito dalle foto di Cesare Gerolimetto, di cui Rinaldi è il co-autore assieme al sottoscritto.
Negli ultimi tempi, avendo peraltro già “dato tanto” a Bassano, l’ing. Rinaldi ha diradato il suo impegno diretto sulle grandi questioni della città. Ma continua a seguirne i vari aspetti dello sviluppo urbano con attenzione, focalizzandola sui problemi del centro storico. Vale a dire il quartiere che deve ancora e sempre armonizzare i non facili equilibri della convivenza tra i residenti, le attività ristorative e commerciali, i visitatori soprattutto del fine settimana e il rispetto della sua pregevole qualità storico architettonica.
Due anni fa, quando Seven Magazine – che è nato nel gennaio di quest’anno – ancora non esisteva, il professionista dall’animo civico era già intervenuto a mezzo stampa esprimendo la sua opinione sulla “invasione dei plateatici in centro storico”, richiamandosi ai dehors dei pubblici esercizi e affermando tra le altre cose che “è in atto dal dopo Covid una vera e propria privatizzazione dei luoghi di pregio della città”.
Parole forti, riferite a quella che per i tavolini e gli ombrelloni di bar e affini nelle piazze è stata una vera e propria conquista dello spazio. Ma Rinaldi, seppur sempre con pacatezza e moderazione, è una persona che non le ha mai mandate a dire.
Ora ritorna sull’argomento, con la lettera trasmessa alla nostra redazione, ma ampliando le sue considerazioni sulla questione più generale di una possibile e più armonica coesistenza tra chi riconosce nel centro storico il suo quartiere di residenza, chi la propria sede di lavoro per la somministrazione di alimenti e bevande e chi il luogo da visitare, e in cui spendere e “consumare”, soprattutto nei weekend.
Come dal testo che segue.
LA SPINTA DEI DEHORS
Ad un anno torno a parlare dei problemi del centro storico di Bassano, centro ricco di bellezze storico architettoniche, dalle Piazze alle vie dello shopping, al Castello, al Ponte, al Museo, per citarne alcune.
Premetto che la mia opinione è che il centro debba essere vivo grazie al turismo che apprezza quanto sopra, ma ricordo che anche chi ci abita deve viverlo e ritengo che si debba creare una giusta convivenza soprattutto tra eventi, attività serali e diritto al riposo. Riempire troppo soprattutto le piazze non serve sempre a valorizzarle.
Mi riferisco in modo particolare a due punti delicati: Piazzotto Montevecchio e Piazza Garibaldi, dove i dehors oltre alle aree consuete hanno sicuramente più che raddoppiato il numero dei clienti e gli incassi, soprattutto quelli dei bar e dei piccoli mangia e fuggi per le consumazioni nei giorni festivi.
I dehors occupano oltre la metà dell’area di queste piazze e se un turista le fotografa vedrà inevitabilmente grandi ombrelloni, tavolini e sedie e persone sedute a consumare cibi e bevande varie, con esempi poi di disordine e schiamazzi, soprattutto la sera, a volte non piacevoli.
Il tema va affrontato senza contrapposizioni tra attività, residenti e qualità degli spazi urbani. Occorrono regole chiare e omogenee che tutelino il decoro e la vivibilità della città.
L’affollamento che si è creato non deve diventare un elemento dominante. La piazza può essere impreziosita ma con l’eccesso di affollamento si rischia di nascondere i suoi valori e le sue prospettive.
E chi ha scelto di viverci deve essere tutelato. Il problema principale è soprattutto quello della convivenza tra gli eventi serali, le musiche assordanti in spazi chiusi e il diritto al riposo.
Si continua a parlare di crisi, come peraltro dappertutto, e di rilancio di attrattività della città. Ma con l’eccesso di eventi non sempre all’altezza, in realtà non si raggiungono risultati apprezzabili: i negozi continuano a svuotarsi e ricordo ancora una volta che in centro vivono famiglie, bambini, anziani che hanno diritto a una decente qualità di vita e si rischia anche lo spopolamento.
Allora si dovrebbe pensare ad affitti calmierati per i giovani che vorrebbero viverci e ad insistere su eventi culturali di maggior spessore.
Eugenio Rinaldi

