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Spaghetti al granchio

Replica del direttore di Seven Magazine al post di Alessandro Morello su Marostica senza Censura.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Lug 27, 2026

magzin magzin

“Molti nemici molto onore”, diceva qualcuno. Peccato che poi i nemici siano diventati troppi e lui sia finito a testa in giù. Per carità: non pretendo di certo che non esistano persone a cui sto sulle scatole e sicuramente non mi aspetto che tutti siano concordi con i miei editoriali. Del resto, se tutti fossero d’accordo con quello che scrivo sarebbe una mia sconfitta. Ma le critiche ai miei contenuti giornalistici vanno sempre fatte dopo aver letto con attenzione quello che ho scritto. Lo ribadisco e lo sottolineo: “con attenzione”. Altrimenti è solo impalpabile aria fritta, e fritta anche su olio bruciato.

Sono quindi costretto a dedicare una parte del mio tempo ad Alessandro Morello, amministratore della pagina Facebook Marostica senza Censura e del blog Marostica Notizie, della cui attenzione – e non è la prima volta – ho avuto l’onore di essere degno. Solo che questa volta Morello è probabilmente in vacanza al mare ed è andato a pescare, perché ha preso un gigantesco granchio. Almeno una sostanziosa frittura di crostacei gli è assicurata per cena. 

Ma vediamo innanzitutto, di seguito, l’oggetto della sua attenzione nei miei confronti, debordata in un post intitolato “Ed il noto giornalista Tich prende per il c… la Resistenza come fosse un western nella vicenda della pastasciutta antifascista e perde la faccia. Ma perché?”.

Non cito integralmente la marea di parole sciorinate nel post che mi riguarda. Potete andare a leggerle su Marostica senza Censura e ne riassumo i passaggi principali.

La tesi di Morello è sostanzialmente questa: nel mio articolo intitolato “Spaghetti Western” io avrei ridotto la questione della pastasciutta antifascista – prevista per la serata di sabato scorso a Solagna e poi annullata – per l’appunto a uno “Spaghetti Western” e avrei quindi compiuto una cosa “veramente ignobile pensando all’eccidio dei Fratelli Cervi e all’inizio della Resistenza su cui si fonda la nostra Repubblica”.

Ma il capolavoro di Morello è la sua spiegazione di quella che a suo dire sarebbe stata la mia mancanza di rispetto all’antifascismo e del motivo del mio “scendere a livello di scontro western”. Ovvero, e cito testualmente: “Ma la spiegazione di un simile atteggiamento è da trovare nelle vicissitudini avute dal Tich come profugo istriano.”

La sua affermazione è inesatta: io non sono un profugo istriano, sono nato in Italia diversi anni dopo la cessione delle terre adriatiche alla Jugoslavia e sono figlio di esuli, ma da Fiume che è vicina all’Istria ma non è Istria. Morello osserva (del resto si firma “Osservatorio Economico e Sociale di Marostica”) che “la famiglia del Tich se ne è dovuta scappare all’arrivo dei comunisti di Tito”. E non solo lei ma anche “la quasi totalità degli italiani, per la maggior parte fascisti, che per 25 anni se la erano goduta a spese degli sloveni e dei croati a cui era addirittura proibito parlare la loro lingua.”

Da qui, secondo il Morello-pensiero, trarrebbe origine la mia “avversione” verso tutto ciò che parla di antifascismo e di Resistenza. “Forse il Tich – è la sua perla più strepitosa – avrebbe bisogno di alcune sedute psicologiche per mettersi il cuore in pace con i comunisti “titini” duri e puri.”

Un’altra parte dell’invettiva morelliana è dedicata al fatto che io “sembri d’accordo” per la “sospensione tecnica”, e non per la sospensione politica, della pastasciutta antifascista di Solagna. “Neanche si sogna – scrive il nostro eroe riferendosi a me – di far presente al Sindaco di Solagna, un certo Stefano Bertoncello, che un evento del genere andava favorito senza problemi per la significativa valenza dell’anniversario. E resta meravigliato del fatto che abbiamo definito la sospensione come fascista.” Già: perché la frase “Il Comune “fascista” di Solagna vieta la pastasciutta antifascista di questa sera 25 luglio” l’aveva scritta proprio lui.

Potrei aggiungere ancora altre perle di saggezza scritte dal nostro, ma penso che possa bastare. Adesso tocca a me.

Per prima cosa, egregio Alessandro Morello, lei non sa niente, ma proprio niente di me. Non sa la vera storia della mia famiglia, non sa che mio nonno materno Ignazio era un autonomista fiumano antifascista, non sa che mio zio materno Furio ha combattuto con i partigiani in terra jugoslava, non sa che mia moglie Marinka è croata, non sa che a casa mia si parla italiano e croato e non sa che il mio compianto suocero Bogdan faceva parte dell’associazione degli ex combattenti jugoslavi. In altre parole, e per dirlo con estrema eleganza: lei non sa una beata mazza.

Poi entriamo nel merito del mio articolo. Per prima cosa, io non “sembro d’accordo” con nulla e con nessuno. Avuta la notizia della sospensione della pastasciutta antifascista a Solagna, ho solamente fatto il mio mestiere e sono andato ad ascoltare i gestori del chiosco dove avrebbe dovuto svolgersi l’evento che mi hanno confermato le motivazioni puramente burocratiche dell’annullamento. Saranno arrivate anche “in extremis” da parte del Comune di Solagna – cosa che ha scatenato gli adepti della setta di Dietrology – ma il chiosco non aveva tutte le carte in regola per l’evento e adesso dovrà regolarizzarle per riproporlo in altra data. Tutto qui.

Ma, egregio Morello, è soprattutto la sua interpretazione del mio titolo “Spaghetti Western” che conferma il suo analfabetismo funzionale, la caratteristica che impedisce alle persone di comprendere i testi complessi.

La locuzione “Spaghetti Western” non è stata assolutamente un modo per “prendere per il c…”, come ha scritto lei, la pastasciutta antifascista o la Resistenza – mi crede davvero così scemo? – ma era chiaramente riferita alla bagarre scatenatasi sui social, alla quale anche lei ha contribuito, sullo stop imposto all’evento conviviale del 25 luglio. Le riscrivo anche qui e di seguito, virgolettato, quello che ho scritto verso la fine dell’articolo, visto che se l’è perso:

“È sempre la solita storia: in tema di fascismo e di antifascismo, non se ne esce. E così la questione della “pastasciutta antifascista” che avrebbe dovuto svolgersi stasera in riva al Brenta, annullata e rinviata per motivi burocratici, si è trasformata un uno Spaghetti Western. Spari di qua e spari di là. Perché nel tritatutto dei social, anche i detrattori dell’evento dei “comunisti” non si stanno risparmiando in attacchi e in invettive.”

Punto e basta. Se lei non è stato in grado di comprendere il senso delle mie parole, me ne farò una ragione. Amen. E dagli Spaghetti Western agli spaghetti al granchio, il passo è stato breve. Un’ultima annotazione riguarda l’inizio del suo post, dove lei scrive, presentandomi: “Tich, noto giornalista locale ora approdato a “Sevenmagazine” dopo Bassanonet”. Beh, almeno una cosa l’ha capita. 

A proposito: come ho già riportato, lei mi consiglia di andare a fare “alcune sedute psicologiche per mettermi il cuore in pace con i comunisti “titini” duri e puri”. Ho preso nota. Ma, egregio Alessandro Morello, nel caso ci andassi, le faccio una proposta: venga con me. Ci sono anche degli ottimi psicologi specializzati nella cura delle visioni distorte.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.