Volete affrontare una prova di coraggio, tipo camminare a piedi nudi sui carboni ardenti? Andate a chiedere oggi al ministro della Giustizia Carlo Nordio notizie sul nuovo Tribunale di Bassano del Grappa alias Tribunale della Pedemontana: a che punto siamo, come siamo messi con l’iter parlamentare, in che tempi si può ragionevolmente prevedere la conversione in legge del disegno di legge del Governo sulla riattivazione di alcuni Tribunali soppressi dalla riforma della geografia giudiziaria del 2012 e quindi, come ultimo miglio di questa infinita Tribunovela, per quando si può pronosticare la riapertura del palazzo di giustizia di via Marinali.
È vero: sono le stesse cose su cui il ministro è intervenuto lo scorso 19 marzo a Bassano del Grappa, alla conferenza stampa organizzata dal suo partito Fratelli d’Italia per sostenere le ragioni del Sì al referendum, nella quale il Guardasigilli non ha potuto fare a meno di aggiornare il pubblico presente anche sugli sviluppi delle aspirazioni giudiziarie bassanesi. Come già riportato in un precedente articolo, in quella occasione Nordio ha benedetto la prospettiva di istituire in riva al Brenta un presidio di giustizia di prossimità e ha assicurato che il progetto va avanti. “Finito questo momento concitato del referendum – ha dichiarato –, sicuramente riprenderemo in mano la questione e talloneremo il Parlamento. E la porteremo a compimento anche perché, quale che sia il risultato del referendum, e anche nell’ipotesi “metafisica” che dovesse vincere il No, non cambierebbe nulla.” Il ministro non si è invece sbilanciato sui tempi dell’approvazione della legge, limitandosi ad affermare di “puntare a chiudere l’iter parlamentare entro la legislatura”. Il che equivale a dire “entro la metà dell’anno prossimo”. Salvo imprevisti.
Ma quello era un Nordio in piena trance agonistica e in pieno estro di messaggi positivi per la campagna referendaria che stava celebrando gli ultimi giorni di festa propagandistica. Poi l’ipotesi “metafisica” della vittoria del No è diventata una realtà fisica e il ministro della Giustizia è stato travolto dallo tsunami della sconfitta referendaria, per la quale si è assunto la responsabilità politica, visto che la legge di riforma costituzionale bocciata dalla maggioranza degli italiani portava il suo nome. Nel giro di poche ore il mondo è cambiato e in particolare nelle stanze del Ministero di via Arenula. Con un uno-due che avrebbe messo alle corde anche Mike Tyson, ieri si sono dimessi praticamente in contemporanea il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, travolto dall’affaire del ristorante per il quale vi rimando alle cronache nazionali, e la potente capo di gabinetto del Ministero Giusi Bartolozzi, la più stretta collaboratrice del ministro, che aveva dichiarato in una trasmissione Tv: “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura. Sono plotoni di esecuzione”. Dimissioni rassegnate da entrambi ieri pomeriggio dopo due ore e mezza di riunione col ministro Nordio, che possiamo immaginare alquanto infuocata.
Per la cronaca, l’ormai ex sottosegretario Delmastro Delle Vedove, piemontese in quota Fratelli d’Italia, è stato colui che ha risposto in Senato il 9 gennaio 2025 a un’interrogazione del senatore vicentino di Forza Italia Pierantonio Zanettin avente ad oggetto “Il Tribunale della Pedemontana Veneta”. Nella sua risposta a Zanettin l’allora sottosegretario di Stato aveva annunciato per la prima volta ciò che poi si sarebbe verificato sei mesi dopo: “La presentazione a stretto giro di posta, da parte del Governo, di uno schema di disegno di legge che prevede una revisione dell’infausta stagione della revisione della geografia giudiziaria, con la riapertura di alcune sedi soppresse rispetto alla riforma del 2012”. Una revisione della revisione insomma, concepita ad hoc per riaprire alcuni Tribunali periferici soppressi dal Governo Monti, su legge delega della maggioranza parlamentare Berlusconi IV, tra cui quello di Bassano.
Ora quel disegno di legge (approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 luglio 2025) sta viaggiando nei meandri delle commissioni parlamentari, dopo la débâcle referendaria il Governo è impegnato in improvvise pulizie di primavera, in queste ore si è dimessa anche la ministra Santanchè e il ministro Nordio ha ben altre priorità e ben altre gatte da pelare prima di avere tempo e modo di “riprendere in mano la questione” dei Tribunali periferici da resuscitare e “tallonare il Parlamento”. Per questo andare a chiedergli oggi notizie sul nuovo Tribunale di Bassano, diversamente dall’euforia propagandistica per la campagna del Sì della settimana scorsa, altro non sarebbe che un’autentica prova di coraggio.
E guarda caso, come segnalato ieri dal Comitato per una Giustizia di Qualità a Vicenza, nel Veneto ha vinto nettamente il Sì ma nelle tre città capoluogo i cui Tribunali verrebbero depotenziati dall’istituzione del Tribunale di Bassano del Grappa, e che già soffrono di una cronica carenza di personale – e cioè Vicenza, Padova e Treviso – si è imposto il No. Solo un voto nel merito del quesito referendario oppure, come sostenuto dal Comitato, “un segnale politico che il Parlamento non può ignorare” perché “prima di moltiplicare le sedi giudiziarie, bisogna garantire che quelle esistenti funzionino davvero”?
Il pericolo concreto di questo caos post referendario per le aspirazioni della giustizia localistica è che da oggi cominci di fatto la campagna elettorale per le elezioni politiche 2027, dopo che i leader del campo largo di centrosinistra hanno già rotto il ghiaccio a seguito della vittoria del popolo del No. E che di conseguenza, invece di “tallonare il Parlamento” per “portare a compimento” la legge pro Tribunali da resuscitare, il Governo pensi prioritariamente a tallonare sé stesso, da qui e fino a fine legislatura, e a tamponare le rese dei conti interne che proprio a seguito del referendum a lui infausto sono già incominciate. Vorrei sbagliarmi, ma proprio a causa del No e delle sue reazioni politiche a catena il progetto del Tribunale di Bassano rischia di fare un salto nel voto.