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L’Era dell’Elefante Bianco

Nella Grotta dell’Elefante Bianco a Ponte Subiolo (Valstagna), una tra le grotte sommerse esplorate dall’uomo più profonde del mondo, lo speleosub polacco Bartłomiej Pitala ha raggiunto i -292 metri di profondità. È il nuovo record di immersione in grotta in Italia

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Mar 12, 2026

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Foto da Facebook / Bartłomiej Pitala

Si chiama Grotta dell’Elefante Bianco. È una grotta subacquea situata in località Ponte Subiolo, poco più a nord di Valstagna in Comune di Valbrenta, prende il nome dalla particolare forma di una candida roccia sommersa che ricorda le fattezze di un elefante, è una delle sorgenti carsiche più frequentate da sub e speleosub italiani e stranieri per le sue vaste dimensioni e per la sua bellezza ed il suo nome, in sé, richiama la suggestione di una favola orientale. Ma mai come in questo caso bisogna diffidare dalle apparenze: la grotta che si inabissa sotto lo specchio azzurro del laghetto di Ponte Subiolo e che raccoglie acqua piovana da tutto l’Altopiano di Asiago è detta infatti anche “il pozzo della morte” perché ben otto speleosub vi hanno perso la vita, dal 1971 ad oggi. Al punto che dopo l’ultimo incidente avvenuto nel 2008 la Prefettura di Vicenza ha coordinato con gli altri enti preposti l’elaborazione di una serie di regole, rivolte ai sub utilizzatori della grotta, al fine di promuoverne una fruizione responsabile e di ridurre al massimo i rischi. Tuttavia, la pericolosità di quella che è la sorgente valchiusana più profonda d’Italia non ha mai impedito agli speleosub più arditi e più esperti di immergersi e anche di tentare di oltrepassarne il limite di esplorazione. Fino a che, lo scorso 2 marzo, il record di immersione nell’antro carsico della Valle è stato superato.

A scendere fino a dove nessuno prima d’ora era riuscito ad arrivare è stato il polacco Bartłomiej Pitala, che ha raggiunto i -292 metri di profondità. Un risultato che rappresenta un progresso di oltre 60 metri rispetto al limite precedente di -227 metri, fissato dallo stesso Pitala nel febbraio 2024. Si tratta del nuovo record di immersione in grotta in Italia, che rende inoltre la Grotta dell’Elefante Bianco una tra le cavità sommerse più profonde del mondo tra quelle esplorate dall’uomo.  

Non sto ovviamente parlando dell’ultimo arrivato. Classe 1993, Bartłomiej Pitala è un nome di spicco delle immersioni in grotta a livello europeo, perfezionatosi anche nel campo della fotogrammetria subacquea 3D, in particolare dei relitti nel Mar Baltico. È la figura di punta del BAD Exploration Team, un gruppo polacco di speleosub specializzato nelle immersioni profonde in grotta, che ha già al suo attivo esplorazioni di rilievo nella grotta di Sintzi Spring in Grecia (-255 metri) e nella grotta Vrelo in Macedonia (-287 metri). A toccare quota -292 metri nella risorgenza di Ponte Subiolo è stato il team leader, in solitaria, ma il risultato è stato conseguito grazie a uno straordinario lavoro di squadra.  

Come ha raccontato lo stesso Pitala nel suo profilo Facebook, l’impresa che ha coronato questo “progetto di lunga data” ha avuto inizio alle 11:05 del 2 marzo, quando lo speleosub si è immerso insieme al compagno Tomasz Wciórka, che lo ha accompagnato fino a -40 metri. Da quel punto Pitala ha proseguito da solo in discesa rapida con un doppio scooter subacqueo Seacraft, raggiungendo dopo pochi minuti la quota di -235 metri, e quindi già oltre il suo record del 2024, dove aveva lasciato il rocchetto di segnalazione durante un’immersione precedente. Ha quindi proseguito in un corridoio inesplorato che si sviluppava per oltre un centinaio di metri. “Quasi senza fermarmi – ha riferito il protagonista dell’esplorazione –, ho preso il mulinello e mi sono messo su una strada verso l’ignoto, un corridoio che nessuno aveva mai visto.” Alla fine di questa galleria sommersa è comparso un pozzo, descritto come “un vuoto verticale, largo diversi metri e di profondità sconosciuta”. È in questo pozzo che lo speleosub polacco ha continuato la sua discesa, riuscendo a scorgere il fondo, “cosparso di enormi frammenti di roccia”, solo oltre i -280 metri di profondità. Ha deciso di raggiungerlo, riprendendo con la telecamera questo scenario mai visto prima da occhio umano, e una volta toccato il fondo del pozzo i computer segnavano -292 metri. Raggiunto il limite, ha quindi iniziato la delicata fase della risalita.

Il compagno di squadra Tomasz Wciórka lo aspettava sopra uno dei pozzi superiori della grotta, a -120 metri. Nelle ore successive Bartosz Zdziebel e Luca Cavicchioli hanno assistito Pitala nelle lunghe fasi di decompressione, mentre dalla superficie Michal Sojka coordinava l’intera operazione. Dopo otto ore di immersione, alle 19.12, Bartłomiej Pitala è riemerso nel laghetto di Ponte Subiolo, l’Alfa e l’Omega di tutto, dove l’attendevano l’intero team e il gruppo di supporto locale del GGG – Gruppo Grotte Giara Modon. Momenti che rimarranno nella memoria, grazie anche ad Andrea Mescalchin e a Matteo Mescalchin che hanno raccolto quotidianamente filmati che immortalano le attività della spedizione polacca, sopra e sotto acqua, dai quali uscirà presto un docufilm da non perdere.

“L’esplorazione di quest’anno dell’Elefante Bianco è per noi un successo incredibile, realizzando un sogno che si è radicato da anni e che ci ha accompagnato in molte fasi del nostro sviluppo di immersioni – ha commentato Pitala sul suo profilo social –. È una sensazione incredibile poter seguire le orme di giganti come Luigi Casati e Olivier Isler, spingendo avanti questa “staffetta” di esplorazione subacquea.”

Se lo speleosub svizzero Olivier Isler è un altro dei “big” europei del settore che si sono cimentati con la sfida della Grotta dell’Elefante Bianco, il grande speleonauta lecchese Luigi Casati è stato colui che nel 2004, utilizzando attrezzature e tecniche all’avanguardia per l’epoca, si immerse nella sorgente profonda ai piedi dell’Altopiano raggiungendo il limite dei -189 metri, che è rimasto insuperato per vent’anni prima di essere battuto proprio dal polacco.

Ed è così che in quel di Ponte Subiolo, tra Valstagna e San Gaetano vicino al Brenta, è stata scritta una nuova pagina estrema, parafrasando uno dei successi del sommo Franco Battiato, dell’Era dell’Elefante Bianco.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.