Una delle immagini simbolo delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 è quella di Francesca Lollobrigida che, dopo l’oro nei 3000 metri di pattinaggio di velocità, corre ad abbracciare il suo piccolo Tommaso sugli spalti. Un’immagine accolta con affetto e naturalezza, ma che racconta un cambiamento culturale lungo decenni. C’è stato un tempo, infatti, in cui essere madri e atlete sembrava inconciliabile.
Una delle prime a infrangere questo tabù fu Giuliana Minuzzo, atleta azzurra originaria di Vallonara, all’epoca della sua nascita nel 1931 ancora comune autonomo. Il suo nome potrebbe dire poco a molti, ma questa donna determinata e coraggiosa ha scritto pagine di storia dello sci alpino italiano, infrangendo diversi record e portando in alto il nome di Marostica nel mondo.
In questi giorni, mentre si stanno concludendo le Olimpiadi italiane di Milano-Cortina 2026, la sua città le rende omaggio con una mostra ospitata alla Chiesetta San Marco fino al 22 febbraio. Il progetto nasce dal lavoro delle classi a curvatura sportiva della scuola media dell’Istituto Comprensivo di Marostica.
Lo sci entrò presto nel destino di Giuliana. Nella primavera del 1932 la famiglia Minuzzo si trasferì a Cervinia, prendendo in gestione un negozio di alimentari. Tra neve e montagne, indossare gli sci divenne naturale per la piccola Giuliana che ai Campionati Italiani del 1949 conquistò il terzo posto in Discesa Libera, rivelandosi a livello nazionale.
Il primo record infranto dalla marosticense arriva nel 1952, alle Olimpiadi di Oslo. Il 17 febbraio si disputa la Discesa Libera. Il giorno prima Zeno Colò aveva vinto la medaglia d’oro nella stessa specialità, l’unica medaglia in Discesa Libera dell’Italia fino all’Argento-Bronzo conquistati da Giovanni Franzoni e Domink Paris lo scorso 7 febbraio. Giuliana affrontò la gara senza paura e al traguardo indossò la medaglia di bronzo: la prima donna italiana a vincere una medaglia ai Giochi Olimpici.
Il suo nome entra definitivamente nella storia dello sport italiano. Per rivedere un’azzurra sul podio olimpico in Discesa Libera si dovette attendere 42 anni, quando Isolde Kostner conquistò il bronzo a Lillehammer 1994, poi bissato dall’argento a Salt Lake City nel 2002. Giuliana Minuzzo fu l’apripista olimpica di una gara che ci ha regalato grandi soddisfazioni anche in tempi più recenti con l’oro, argento, bronzo di Sofia Goggia nelle ultime tre edizioni olimpiche.
Dopo il bronzo di Oslo, Minuzzo compì un’altra scelta controcorrente: diventare madre. Un altro record, stavolta non scritto sugli albi d’oro, ma che rivisitato ai giorni nostri rappresenta una scelta coraggiosa. Nel 1954 nacque la primogenita Silvana. In un’epoca in cui maternità e carriera sportiva sembravano inconciliabili, lei dimostrò il contrario, tanto da essere soprannominata dai giornali “la mammina volante”.
La sua esperienza risuona ancora oggi, 72 anni dopo, grazie al successo di Francesca Lollobrigida che ha raccontato la difficoltà di conciliare lo sport con la vita familiare. La pattinatrice di velocità ha raccontato di essere stata sul punto del ritiro prima di accettare la sfida verso Milano-Cortina 2026. Una storia che conferma quanto nel 1954 la scelta di Giuliana Minuzzo fosse stata pioneristica e simbolica.
Il terzo e ultimo record arrivò a Cortina d’Ampezzo, in quelle che furono le prime Olimpiadi Italiane del 1956, trasmesse per la prima volta in diretta televisiva. Anche in questo caso non troverete il nome di Minuzzo negli albi d’oro, ma è la cerimonia d’apertura a farla entrare nella storia.
Davanti al Presidente Giovanni Gronchi, l’atleta originaria di Vallonara fu scelta per leggere il giuramento degli atleti, la formula letta a partire dalle Olimpiadi di Anversa 1920 da un atleta del paese ospitante come promessa di lealtà e rispetto dei valori dello sport. A lei toccò l’onore di essere la prima donna in assoluto, anche considerando i Giochi Olimpici estivi, a leggere il giuramento degli atleti abbattendo una nuova barriera verso la parità di genere.
Soltanto 65 anni dopo, alle Olimpiadi di Tokyo 2020 disputate nel 2021 a causa del Covid, è stato aggiornato il giuramento rispettando la parità di genere, facendolo pronunciare da un atleta, tecnico e allenatore di ambo i sessi. In quelle Olimpiadi su 924 atleti partecipanti soltanto 146 erano donne. Oggi gli atleti in gara a Milano-Cortina sono 2958, di cui il 47% è di sesso femminile. Un cammino durato anni, in cui Giuliana Minuzzo è stata splendida protagonista.
Cinquant’anni dopo quel giuramento, Minuzzo fu protagonista anche della cerimonia d’apertura di Torino 2006, quando consegnò la bandiera olimpica ai rappresentanti degli atleti, reggendone un lembo durante il giuramento. L’11 novembre del 2020 si spense ad Aosta, dopo aver conquistato un altro bronzo a Squaw Valley nel 1960 in slalom gigante, non prima di diventare madre per la seconda volta.
Al suo funerale, per sua precisa richiesta, le figlie la vestirono con la giacca della divisa azzurra indossata sotto il cappotto a Cortina 1956, mentre scandiva quel giuramento in mondovisione e rompeva un tabù. Sul feretro si fece dipingere i cinque cerchi olimpici.
Forse in pochi conoscono davvero il nome di Giuliana Minuzzo, ma forse è il caso di raccontare più spesso la storia di questa mamma, atleta e pioniera. L’apripista Olimpica venuta da Marostica.
