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Bando di idee per la riqualificazione e rigenerazione urbana e architettonica del complesso immobiliare del Centro Giovanile: prescelti i progetti vincitori. Saranno presentati e discussi in un convegno pubblico sabato 21 febbraio

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Feb 11, 2026

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Foto Alessandro Tich

Bando alle chiacchiere: riguardo al bando di idee per la definizione del Masterplan di riqualificazione e rigenerazione urbana e architettonica del Centro Giovanile a Bassano alias CG, di proprietà della Parrocchia di Santa Maria in Colle, siamo arrivati a una fase decisiva.

Dopo la prima fase dedicata all’ascolto delle tante realtà che gravitano attorno al CG per individuare le nuove esigenze di questi tempi da tradurre in soluzioni progettuali, la Parrocchia ha promosso un concorso di idee affinché le indicazioni emerse si concretizzino in proposte di progetto nel rispetto degli obiettivi centrali di quello che dovrà essere il Centro Giovanile del domani: rigenerazione urbana, architettonica e funzionale del complesso; costruzione di un Masterplan capace di coniugare continuità con la storia del luogo e innovazione per esigenze future; integrazione con il tessuto urbano; sostenibilità ambientale; inclusione, accoglienza e valenza sociale. Infine, ma non ultima per importanza, fattibilità economica e gestionale, prevedendo una realizzazione a stralci del nuovo che verrà.

Il bando si è svolto con procedura aperta, in forma anonima, tramite una piattaforma telematica messa a disposizione dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, garantendo in questo modo trasparenza e pari condizioni di partecipazione. Al concorso di idee sono pervenute 166 manifestazioni d’interesse da tutta Italia, con altrettante richieste di sopralluogo. Alla fine i partecipanti sono stati 34, con altrettanti elaborati progettuali inviati alla Parrocchia nella forma di due tavole di progetto e una relazione tecnica. La commissione giudicatrice, composta dal presidente arch. Giorgio Strappazzon e dai commissari dott. Mattia Bertin, arch. Lisa Borinato, arch. Gaia Bollini e arch. Linda Munari, ha quindi provveduto alla valutazione e selezione collegiale degli elaborati, proclamando alla fine i tre studi di architettura vincitori (1°, 2° e 3° classificato) e cinque segnalati con menzione.

I nomi dei vincitori saranno svelati e le loro proposte progettuali presentate – con tanto di plastico del progetto 1° classificato – nel convegno pubblico “Restituzione alla città: il Bando di idee per il Centro Giovanile” in programma sabato 21 febbraio alle ore 15 in Sala Martinovich oppure in Sala Da Ponte, a seconda del numero dei partecipanti che si iscriveranno tramite apposito QR Code da scannerizzare allo scopo. È la notizia che viene annunciata in una conferenza stampa convocata nella Sala Martinovich, con gli interventi dell’arciprete abate Don Andrea Guglielmi, del RUP (responsabile unico del procedimento) del concorso di idee Domenico Baggio e del presidente di commissione Giorgio Strappazzon.  

“Da anni il Centro Giovanile si sta impegnando in un percorso di ripensamento e rigenerazione degli spazi, sapendo che non si può rigenerare uno spazio se non si rigenera anche molto altro – afferma Don Andrea –. È un cammino lungo, lento, complesso di rigenerazione non solo strutturale ma anche umana, relazionale, sociale, educativa e anche di rigenerazione urbana. Dobbiamo ripensare anche le presenze nel Centro Giovanile. Se è stato lo spazio di una Parrocchia per tanti decenni, oggi non sarà così. Dopo la prima fase di ascolto e ricerca, inizia ora la seconda grande fase, maggiormente progettuale.”

“Abbiamo ricevuto una risposta molto soddisfacente dal territorio nazionale – conferma Domenico Baggio riguardo al concorso di idee –. Sabato 21 dopo la presentazione dei progetti seguirà un dibattito in sala. Lo scopo del convegno è quello di capire e ragionare per poi continuare l’attività di co-progettazione. Al termine, nella Chiesa di San Giovanni sarà inaugurata la mostra di tutti gli elaborati presentati, con la premiazione ufficiale dei primi tre classificati.”

“La commissione ha compiuto il suo approfondimento in base a una traccia di bando che richiedeva anche una nuova visione della città nel suo complesso – spiega l’arch. Giorgio Strappazzon –. Gli elementi di valutazione hanno tenuto conto di come il progetto si inserisce nel tessuto urbano, della funzionalità architettonica e della sostenibilità economica, secondo una progettualità a lotti di intervento.”

Habemus, quindi, le opere vincitrici. Dopodiché cosa succederà? È presto detto, anche se “presto” non è l’avverbio adatto per indicare i lunghi tempi tecnici che richiede l’effettiva riprogettazione di un imponente complesso immobiliare come il CG, compresi gli spazi esterni che andranno totalmente ripensati in termini di fruizione urbana. Le migliori idee emerse dal concorso e condivise in un percorso partecipato saranno la base dell’effettiva definizione del Masterplan progettuale, per il quale verrà anche attivato un piano pluriennale di sostenibilità finanziaria. Ne sentiremo parlare, quindi, ancora a lungo.

Paragrafo conclusivo. Nell’occasione, pongo al Don la solita e inevitabile domanda, relativa all’eterna questione irrisolta del nuovo Teatro cittadino, di cui oggi la Sala Da Ponte rappresenterebbe una delle soluzioni più possibili o, se preferite, meno impossibili: “Il concorso di idee ha riguardato anche la Sala Da Ponte oppure la Sala Da Ponte è stata stralciata, in attesa di eventuali prospettive di acquisizione da parte del Comune?”. Interviene prima l’arch. Strappazzon, precisando che il bando era “all inclusive” e riguardava quindi anche il ripensamento del teatro per il quale, specifica, non sono però emersi grandi stravolgimenti. Poi Don Andrea risponde prendendola alla larga, in modalità Dottor Divago, ma comunque risponde: “Noi manteniamo un atteggiamento di dialogo, se ci verranno presentate idee e proposte interessanti le valuteremo.”

Come dire: non abbandonate le scialuppe, a Bassano sulla questione del Teatro siamo ancora in alto mare.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.