Ve lo confesso: abitando io a Solagna, passo in macchina centinaia di volte all’anno a pochi metri dalla zona di via Rea a Pove del Grappa, ubicata proprio di fianco alla Statale Valsugana sul lato opposto di Zanchetta Marmi e della Birreria Dolomiti, tanto per intenderci. Ma adesso che è proprio via Rea la destinazione di questo reportage – e per me è la prima volta che me ne occupo “sul campo” – mi preparo spiritualmente ad avvertire chissà quale puzza nell’aria. E invece no: l’inverno, col freddo, è la stagione più clemente. Come mi riferiscono i residenti, i problemi arrivano da aprile a novembre, coi picchi di aria nauseabonda che si registrano nel pieno dell’estate.
La questione degli odori molesti si trascina da anni, coinvolgendo in particolare gli abitanti delle vie Rea, Torino e Boschi. È in quest’area che svolge infatti la propria attività la Baggio Srl, azienda ubicata in via Torino, vicinissima alle case, e specializzata nel trattamento e stoccaggio temporaneo delle carcasse di animali. Vi vengono processati avanzi di animali necessari alla produzione di alimenti per animali: una sorta di Alfa e Omega della catena alimentare. Ma come mi racconta sempre chi vi abita vicino, vi arrivano anche le carcasse di bestie morte per qualche malattia o epidemia animale, prima che ciò che ne resta venga destinato agli inceneritori.
Va detto che la ditta Baggio non è una “presenza aliena” perché esiste qui da cinquant’anni. Ma è negli ultimi cinque-sei anni che, con l’aumento della quantità di carcasse animali trasportate e stoccate in azienda e con lo sviluppo della tipologia delle lavorazioni, è esploso in particolare il problema degli odori molesti provenienti dal sito industriale. Quelli a cui sono già state dedicate sulla stampa Brentane di parole e riguardo ai quali sulle recinzioni di alcune case e proprietà private sono ancora appesi gli striscioni con le scritte “Vendesi”, “La puzza non è decorosa” oppure “Pove non puzza quando ci sono eventi”. Sul significato di questo ultimo striscione tornerò più avanti.
Come ho già scritto, in inverno le puzze si attenuano, sia per frequenza che per intensità. Ma la stagione fredda non impedisce l’altrettanto sgradito effetto collaterale della “pioggia dall’alto” sui giardini delle case e anche sui rami degli alberi di pezzi di animali morti. Brandelli di carne, con osso o senza, oppure zampe e quant’altro. L’ultimo della serie è stato un pezzo di una zampa di gallina – quello che vedete nella foto –, rinvenuto domenica scorsa 1° febbraio da una signora che andava in giro col cane su un sentiero di fianco alla ditta. Sono tutti “bocconi” persi in volo dagli uccelli che sui resti animali stoccati in azienda trovano cibo per i loro becchi: soprattutto gabbiani ma anche cornacchie e garzette.
Mi trovo qui in via Rea perché ho appuntamento con Laura Moretto, portavoce del gruppo sociale “Cittadini determinati contro l’odore”. Assieme a lei mi accolgono in loco altri due residenti, effettivi vicini di casa della Baggio Srl: Graziano Moro e Valter Moro. Il gruppo è costituito da undici famiglie di via Rea e vie limitrofe. Non sono tantissime, tenuto conto dell’incidenza del problema e anche del fatto che alla prima raccolta firme contro gli odori molesti le adesioni erano state molte di più. Ma col tempo, come mi viene spiegato, il tema delle puzze ha finito col dividere gli stessi residenti: chi – come la signora Moretto e gli altri componenti del gruppo – non ne può più di dover tenere chiuse le finestre di casa nei mesi caldi e continua a manifestare il disagio e chi invece preferisce non occuparsi della questione per quieto vivere. Tenuto anche conto che l’amministrazione comunale ha sempre ripetuto, come un mantra, che l’azienda opera in regola rispetto alle normative ambientali e sanitarie vigenti.
Comunque sia, i “Cittadini determinati contro l’odore” sono determinati per davvero: nella loro agenda c’è l’impegno di una manifestazione da organizzare una volta al mese in giro per il paese per sensibilizzare sul problema. Prima hanno manifestato davanti al Comune, quindi lungo il sentiero del Brenta e lo scorso gennaio a Pove alto, all’incrocio tra via Fusari e via Albertoni. L’appuntamento di protesta civile si ripeterà anche questo mese, in data e luogo che saranno comunicati.
Laura Moretto tira fuori la documentazione in suo possesso sugli odori molesti in zona: un tomo di carte maestoso. Dal quale estrae il registro in cui il gruppo annota puntualmente, mese per mese e giorno per giorno, sabato e domenica compresi, le segnalazioni odorigene. Le quali, come precisa la portavoce, “non sono neanche tutte” e riguardano anche le ore notturne. Mi vengono mostrati alcuni dati significativi. Il primo riguarda il mese di agosto 2025: ben 310 segnalazioni odorigene, per una media di una decina al giorno. E quando si è verificato il picco di puzze di quel mese? Pensate un po’: proprio il giorno di Ferragosto, con 20 segnalazioni. “Sembrava una fuga di gas – ricordano Graziano e Valter Moro –. Si forma una nuvola densa odorigena e se non chiudi le finestre in tempo ti entra e rimane dentro casa.”
Per contro, il dato di dicembre 2025 conferma la flessione del fenomeno in inverno: solo 24 segnalazioni odorigene. Interessante, infine, il dato di settembre 2025 che dopo il “mese delle puzze” riscontrato ad agosto ha registrato “appena” 200 segnalazioni. Ma settembre 2025 è stato il mese delle Feste Quinquennali, quando il Comune di Pove del Grappa deve presentarsi al meglio alle migliaia di visitatori della manifestazione. E quindi, per il gruppo dei Cittadini determinati, la coincidenza puzza. Da qui lo striscione, già citato sopra, “Pove non puzza quando ci sono eventi”.
Manifestazioni organizzate ogni mese, segnalazioni del problema, documentazioni raccolte, protesta civile. L’impegno dei residenti contro gli odori molesti prosegue senza sosta. E allora?
“E allora tutto tace – dichiara Laura Moretto –. Nonostante le manifestazioni che facciamo e tutti i documenti che abbiamo chiesto e abbiamo inviato all’amministrazione e a tutti gli enti. Noi continuiamo la nostra battaglia, anche perché non è una questione da “litigio da vicini”. Qui stiamo parlando di una questione sanitaria e ambientale, per la quale noi cittadini stiamo subendo un sopruso da parte di tutti.”
“Per “tutti” cosa intende?”, le chiedo. “Per tutti intendo l’amministrazione, intendo i vari enti e anche i cittadini che dicono che il problema non c’è e che ci hanno anche tolto il saluto – risponde –. Anche nostri vicini di via che ci dicono che dove vivono loro la puzza non la sentono e che noi stiamo svalutando le loro case. Cioè non è l’azienda a svalutarle, ma siamo noi.” “Un’azienda così serve? Sì, certo – conclude la portavoce dei “Cittadini determinati contro l’odore” –. Noi abbiamo sempre detto che non vogliamo che chiuda, assolutamente. Però non possiamo neanche vivere noi così. Siamo stati veramente privati della nostra libertà ed è una cosa gravissima.”
Una sola cosa è certa: questa storia è ancora lungi dallo scrivere la parola “fine”.
