Il conto alla rovescia avanza inesorabile verso il 12 febbraio, il termine ultimo per la presentazione delle osservazioni alla Regione Veneto sul mega impianto agrivoltaico, denominato “Rosa AFV”, che la ditta Tonello Energie srl di Fara Vicentino intenderebbe realizzare a Travettore di Rosà. Una finestra di 30 giorni in cui l’ente regionale dà la possibilità a chiunque di esprimere il proprio parere prima di procedere con l’iter di approvazione o respingimento del progetto.
Una vera e propria corsa contro il tempo con il sindaco di Rosà, Elena Mezzalira, che preme sull’acceleratore: «E’ un’opportunità che non si deve perdere; è indispensabile che enti, associazioni e comitati esprimano il loro parere e i cittadini apportino la propria firma. Dobbiamo far sentire a Venezia la voce di chi vive direttamente il territorio e non vuole un impianto così impattante. Non solo dal punto di vista ambientale, si pensi ad esempio al colpo d’occhio con effetto “lago” che si avrebbe guardando il panorama da Rubbio – precisa –, ma anche per la radicale trasformazione del territorio. Quella di Travettore è una zona agricola votata alla coltivazione dell’asparago Dop e, oltretutto, coincide con il parco rurale “Civiltà delle Rogge”». Quest’ultima è un’area protetta, riconosciuta tale proprio dalla Regione, che si estende tra Bassano, Rosà e Cartigliano e costituisce un vincolo urbanistico per il Comune, il quale però rischia di essere tolto con una variante dalla Regione nel caso in cui il progetto “Rosa AFV” venga accettato.
Opinione, quella del sindaco, che tuttavia contrasta con la descrizione del piano della Tonello Energie, la quale asserisce che “la realizzazione dell’agrivoltaico non andrà̀ ad alterare la vegetazione esistente caratterizzata, peraltro, da specie vegetali comuni, rinnovabili e non strategiche”. La Tonello punterebbe persino alla sua riqualificazione con attività di zootecnia, come l’apicoltura per un totale di 250 arnie presenti, e la coltivazione dell’area, oltre che a prato, in parte a specie arbustive mellifere e in parte ad orticole sotto la supervisione e la sperimentazione dell’Università di Padova.
Al sindaco, inoltre, preoccupano le eventuali ripercussioni sulla salute pubblica di cui lei è responsabile: «Non ci tranquillizzano le garanzie fornite dall’azienda; vanno debitamente considerati i campi elettromagnetici e le isole di calore che potrebbero formarsi», anche se la Tonello, nero su bianco, afferma che “si può escludere il pericolo per la salute umana e quindi l’impatto elettromagnetico può essere considerato non significativo”. Poi, ipotizza che nei 30 anni di vita dell’impianto si eviterebbe l’emissione nell’atmosfera di un milione di tonnellate di anidride carbonica.
Non sono pochi i grattacapi per la Mezzalira che si pone il quesito: «La richiesta di energia del nostro territorio giustifica davvero un parco agrivoltaico di tali proporzioni o ne eccede il fabbisogno?» L’impianto infatti presenta numeri considerevoli, sarebbe in grado di produrre una potenza complessiva di 51.800 kWp poiché si estenderebbe su oltre 73 ettari, di cui 55 sarebbero di fatto coperti da circa 80 mila pannelli che ruotano su se stessi alla ricerca del sole, posizionati da 1,3 a 3,3 metri di altezza da terra in file, a loro volta, distanziate 5 metri l’una dall’altra.
Un “pachiderma” che, oltretutto, creerebbe un pericoloso precedente secondo il primo cittadino: «E’ una questione che riguarda tutto il Bassanese, ne siamo tutti coinvolti, perché se oggi tocca a noi, domani potrebbe interessare un altro Comune. Quello di Rosà è un primato in Veneto per l’ampiezza dell’impianto ed esiste il rischio che si possa replicare altrove».
Anche la lista civica “Riparte Rosà” sta preparando la propria osservazione ma Giulia Vanin, la consigliera di minoranza che la rappresenta, non sembra nutrire grandi aspettative. «Per fermare un progetto di tali proporzioni serve l’intervento della politica ad alte sfere, si dovrebbero muovere i nostri esponenti di Venezia e Roma. Inoltre – continua – l’amministrazione non ha svolto un’opera di sufficiente sensibilizzazione della popolazione, non ha indetto assemblee pubbliche per informare e creare dibattito. La questione l’abbiamo portata in consiglio noi, nel luglio scorso, e continuiamo a spingere perché venga affrontata in modo adeguato ma dubito che si stia facendo tutto il possibile, sembra più un agire di facciata».
Secondo la Vanin, infatti, la riunione che si è tenuta lunedì scorso a Malo, indetta dal locale sindaco in merito a nuovi progetti e iniziative inerenti alle fonti rinnovabili e che ha visto coinvolti i sindaci della provincia nonché alcuni esponenti politici, avrebbe dovuto svolgersi a Rosà, dove pende la spada di Damocle più pesante, su iniziativa dell’amministrazione rosatese.
In quella sede, con l’obiettivo di fare fronte comune in un tema che presenta ancora molti aspetti nebulosi e non normati, gli astanti hanno espresso le loro perplessità e difficoltà, ma hanno pure lasciato intendere di essere favorevoli alla transizione energetica, pur facendo dei distinguo.
«Non sono contraria in toto – commenta infatti Elena Mezzalira – ma va usata più scrupolosità nelle scelte da fare sul territorio preferendo zone depresse, come ad esempio ex cave, o sfruttando la copertura delle aziende nelle aree artigianali, senza sacrificare terreno produttivo in contesti di pregio come il nostro».
In modo lapidario infine conclude: «Si devono assolutamente valutare delle alternative all’impianto di Rosà».
