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Apriti Venzo

Intervista al noto imprenditore bassanese Sandro Venzo, criticato e attaccato per aver difeso il Governo in televisione. “Non è vero che si stava meglio quando si stava peggio”

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Gen 7, 2026

magzin magzin

Non c’è che dire: Sandro Venzo ha un diavolo per capello.

E siccome di capelli ne ha tanti (“Me li sono persino tagliati per andare in trasmissione”, confessa) diciamo dunque che è un tantino inviperito.

Niente di nuovo sotto il sole: la “vis polemica” fa parte del suo modo di essere.

Questa volta però ha trovato pane per i suoi denti: una sequela di critiche e di attacchi nei suoi confronti, ovviamente in quei soliti sfogatoi chiamati social, dopo aver difeso il Governo in televisione.

Da anni il noto imprenditore bassanese, titolare della Venzo Stampi a Romano d’Ezzelino e conosciuto alle cronache locali soprattutto come presidente del raggruppamento di Bassano del Grappa di Confartigianato, compare periodicamente come ospite, in presenza oppure in collegamento in diretta dalla sua azienda, nelle trasmissioni di attualità e politica e nei talk show delle emittenti nazionali.

E questo perché quelli delle TV si sono accorti che i suoi interventi “fanno audience” e sono rappresentativi delle istanze e preoccupazioni del mondo dell’impresa.

La sua caratteristica riconosciuta è infatti quella di dire sempre quello che pensa, senza stampi sulla lingua.

È accaduto anche lo scorso 23 dicembre, quando in collegamento dal suo stabilimento Sandro Venzo è intervenuto nel corso della trasmissione “È sempre Cartabianca”, condotta in studio da Bianca Berlinguer e in onda su Rete4.

L’intervento di Sandro Venzo durante la trasmissione condotta da Bianca Berlinguer 

Argomento di dibattito: l’operato del Governo in relazione alla manovra finanziaria.

Una questione sulla quale Venzo si è confrontato in diretta coi giornalisti Concita De Gregorio, Gianluigi Paragone, Andrea Scanzi e Roberto Poletti e con l’attore Leopoldo Mastelloni.

Un confronto praticamente a senso unico. Per il semplice fatto che, in sostanza, nel corso del dibattito Venzo è stato l’unico a difendere apertamente il Governo Meloni, a cui ha dato “la sufficienza” perché “ha creato una stabilità del Paese a livello internazionale che non era mai riuscita a nessuno” e perché “in un momento come questo, in cui abbiamo 3.130 miliardi di debito” non si può fare altro “se non dare un po’ di stabilità e un po’ di fiducia alle imprese”.

Apriti Venzo: l’attuale Governo sarà anche in crescita nei sondaggi di gradimento, ma non per alcuni esponenti del pubblico della trasmissione, che hanno spiattellato su Facebook e dintorni all’imprenditore bassanese tutto il loro livore per quanto da lui dichiarato dentro il teleschermo.

Sandro Venzo: qual è la sua impressione generale, a freddo, del dibattito televisivo a cui ha partecipato?

Io ho cercato di dire esattamente quello che penso, come sempre. Cioè dire che a questo Governo, tutto sommato, io la sufficienza gliela do piena, quindi un 6 o un 6 e mezzo pieno, e continuo a ripetere che il Paese va male da trent’anni e non da tre anni. E questo Governo c’è da tre anni. Quindi, potevano fare di più? Assolutamente sì. Possono fare di più? Assolutamente no. Perché i soldi che girano sono quelli e, a un certo punto, o scontenti di qua o scontenti di là. Quindi è stata una manovra – e lo ha ammesso lo stesso ministro – molto cautelare. Il Governo ha fatto 22 miliardi di manovra e sono stati già bravi a fare questa cosa. Ci sono però certe trasmissioni che ricordano solamente le promesse non mantenute della destra, come ad esempio il fatto che le pensioni sarebbero state aumentate, ma non ricordano che i Governi precedenti hanno fatto il bonus 110 che ha creato una voragine e hanno fatto il reddito di cittadinanza, che è stata pure una voragine. Quindi quello che dico io è che non si stava meglio quando si stava peggio.

Lei però al Governo dà un “6 o 6 e mezzo”. È comunque un voto non eccezionale…

Assolutamente non lo è, nel senso che se noi guardiamo tutte le aspettative che avevamo, è vero che quasi tutte le promesse in campagna elettorale non sono state portate avanti.

E allora perché non dare l’insufficienza?

Perché se oggi avessimo quelli che c’erano prima, il Paese, sto giro, sarebbe come la Grecia di dieci-quindici anni fa. Questo è il mio pensiero.

Il suo pensiero però ha portato, come lei mi dice, a una serie notevole di reazioni nei suoi confronti.

Ma certo! Questo succede quando hai una marea di pensionati che ti dicono che non riescono ad arrivare alla fine del mese, e posso anche crederci perché abbiamo pensioni base che fanno veramente schifo. Poi bisogna capire perché uno ha una pensione base che fa così schifo, e chiudo parentesi perché non entro in certi discorsi. E poi magari ti trovi chi ha perso il reddito di cittadinanza, che ti insulta perché è una cosa che questo Governo ha tolto. È facile essere attaccati. È come sparare sulla Croce Rossa, Tich.

Lei domani mattina cosa chiederebbe al Governo, avesse la linea diretta con la Meloni?

Insomma, un certo rapporto di linea con questo Governo c’è. Chiederei di continuare a spingere ancora di più quello che è un Paese visto in modo migliore rispetto ad anni fa nel contesto mondiale. Perché dobbiamo dire che questo Governo ha dato una bella rinfrescata al Paese Italia nel contesto mondiale. Un Paese che sta dando quindi credibilità. E per un imprenditore avere credibilità a livello mondiale vuol dire vendere.  

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.