L’iniziativa si chiama “Bassano Verde”, nasce da una collaborazione tra il Comune di Bassano del Grappa e Alì Supermercati attraverso WOW Nature, un portale creato da Etifor, azienda spinoff dell’Università di Padova.
Primo passo: la piantumazione di una piccola area di verde pubblico in quartiere San Vito, lo scorso 28 novembre. Obiettivo finale: circa 2500 piante in 5 zone di Bassano, entro due anni.
E ora facciamo un passo indietro. Il termine foresta evoca l’immagine di una sterminata distesa di piante ad alto fusto di cui a occhio nudo è difficile scorgere i confini. Come possiamo allora parlare di foresta all’interno della zona pianeggiante di un Comune densamente abitato come Bassano?
A livello giuridico l’Italia nel Testo Unico in materia di Foreste e Filiere Forestali definisce foresta “una superficie coperta da vegetazione forestale arborea, associata o meno a quella arbustiva, di origine naturale o artificiale in qualsiasi stadio di sviluppo ed evoluzione, con estensione non inferiore ai 2000 mq, larghezza media non inferiore ai 20 metri e una copertura arborea forestale maggiore del 20%”.
Nell’iper urbanizzata pianura Padana è davvero difficile pensare di trovare anche solo lo spazio per una foresta… e in effetti di norma si parla di boschi di pianura, quel che rimane degli antichi boschi planiziali che la ricoprivano e che nel tempo sono stati erosi e spezzettati dalle coltivazioni e dalle aree urbanizzate e industrializzate.
Piccole foreste urbane nascono a Bassano
Tornando a Bassano Verde: in questo caso a fare la differenza è l’aggettivo… non saranno vere foreste quelle che nasceranno, ma foreste urbane, piccole oasi di verde alberato tra strade, case, scuole e aziende. La riforestazione urbana rientra nella strategia nazionale per la biodiversità 2020-2030, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza e l’adattamento delle città ai cambiamenti climatici, migliorando la qualità dell’aria, contrastando ondate di calore e alluvioni. La strategia forestale europea, inoltre, prevede la messa a dimora di 3 miliardi di alberi entro il 2030. Non alberi a caso, però, ma l’albero giusto al posto giusto.
Allora, se immaginiamo di entrare nel quadro partendo da molto in alto, in pieno stile Google Earth, potremmo atterrare giusto giusto in Via Monte Rombon a Bassano, dove sono state piantumate nella giornata nazionale degli alberi le prime 120 piante del progetto. La forma è quella di un bosco naturaliforme (le piante non sono in riga) con specie autoctone: 120 giovani piante di carpino nero, ligustro, quercia e acero campestre che imitano un bosco naturale.
Gli interventi successivi non sono ancora stati calendarizzati ma dovrebbero arrivare a conclusione nello spazio di due anni: sempre in quartiere San Vito è prevista la realizzazione di una fascia arbustiva naturaliforme a protezione dell’area giochi di riviera Ca’ Sette, pensata anche come habitat per insetti impollinatori e piccoli animali. Tra i quartieri 25 aprile e San Bassiano, rispettivamente in parco Lucio Battisti e in Strada Rivana, sorgeranno due tiny forest (foreste in miniatura) ad alta densità, ispirate al botanico giapponese Akira Miyawaki. La quinta riqualificazione verde avrà come teatro Monte Crocetta: qui nascerà una food forest, una foresta commestibile con alberi da frutto e arbusti destinata a fornire nutrimento a uccelli e insetti.
Due alberi ogni nuovo nato…
“L’amministrazione comunale – spiega Andrea Viero, assessore del Comune di Bassano con delega proprio alla Forestazione Urbana – ha espresso la volontà di piantare due alberi ogni nuovo nato. Siamo stati contattati da Etifor, che si impegna attraverso l’incubatore Wownature a trovare finanziatori per l’acquisto di nuovi alberi. Ed eccoci qua. Abbiamo iniziato con il primo intervento il 28 novembre e nel giro di due anni a Bassano avremo oltre 2000 piante in più su una superficie di circa 2 ettari, tutto a costo zero”.
A Bassano il numero di bambini nati tra i residenti non supera quota 300 l’anno… quindi a livello di cifre il conto torna ed è pure in saldo positivo. Il ruolo della riforestazione urbana però non si limita a questo: Chiara Bruni, ricercatrice di Etifor, spiega che l’aumento della copertura arborea in città contribuisce alla cattura della CO2 e alla riduzione degli inquinanti (PM10, PM2.5), comporta un abbassamento delle temperature durante l’estate con la creazione di microclimi più freschi grazie all’ombreggiamento e all’evapotraspirazione (l’insieme dell’evaporazione d’acqua dal suolo e della traspirazione delle piante). A questi vantaggi, tutti a favore dell’ospite umano, si aggiungono le funzioni di rifugio per la fauna locale, sostenendo la biodiversità anche in contesti densamente urbanizzati. Ma davvero queste piccole oasi alberate, disposte a mosaico e non unite tra loro da corridoi verdi possono migliorare la vita in città?
Come una città può davvero diventare più vivibile
Piantare alberi è SEMPRE un’azione positiva, ma qualcosa manca ancora. Manca la visione d’insieme, la consapevolezza che l’ambiente non è un argomento di nicchia a cui pensare nei ritagli di tempo – e di bilancio.
“C’è bisogno innanzitutto di pianificazione – spiega Renzo Masolo, già consigliere comunale, da sempre impegnato nella promozione della mobilità verde-. Piantare alberi va bene, ma ci deve essere continuità: il Comune dovrebbe stanziare dei fondi che eccedano l’ordinaria amministrazione del verde, per poter garantire che queste piante superino bene la fase d’impianto e crescano. Sarebbe fondamentale istituire, a livello Comunale o anche sovracomunale, una Consulta del verde, che definisca un Regolamento con cui confrontarsi per qualsiasi piano che riguardi il verde pubblico o privato. Varrebbe la pena poi responsabilizzare i quartieri o addirittura le singole vie cittadine a prendersi cura delle aree verdi, con piccoli incentivi economici e con una formazione che garantisca il corretto trattamento del patrimonio forestale!”.
Il verde non è solo… decorativo: interagisce con tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana e per cambiare davvero il modo in cui viviamo la città il verde dovrebbe essere collegato sempre più in una fitta maglia che attraversa aree pubbliche e private.
“La sfida – conclude Masolo – è unire la città attraverso corridoi verdi, trasformando la città in una sorta di spugna, che consente di gestire l’emergenza idrogeologica, ricaricando le falde e diventando sempre più resiliente ai cambiamenti climatici”.
