Bassano del GrappaCultura
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L’insolita minExtra

“Extra Omnes – Atto I°”: alla Chiesetta dell’Angelo la nuova sfida dell’arte contemporanea targata Dif.fusione, con le opere di Mariella Scandola e Andrea Bizzotto. Quando riuscire a decifrare i messaggi di una mostra è meglio della Settimana Enigmistica

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Feb 8, 2026

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Andrea Bizzotto e Mariella Scandola (foto di Lucrezia Pegoraro)

Ma guarda un po’. Intitolare “Extra Omnes”, e cioè “Fuori Tutti”, una mostra d’arte che in quanto tale dovrebbe invece invitare la gente ad entrare, appare a prima vista una contraddizione in termini. È come intitolare “Manuale di coerenza” il prossimo libro del generale Vannacci. Ma tutto è possibile quando entra in gioco, ogni volta a gamba tesa, l’associazione Dif.fusione Aps che dal 2022 si è posta l’arduo obiettivo di promuovere a Bassano del Grappa i criptici linguaggi dell’arte contemporanea.

Vi confesso che mi diverto un mondo a vedere le mostre organizzate dagli amici di Dif.fusione (in ordine alfabetico di cognome: Ruggero Bizzotto, Matteo Bizzotto Montieni, Claudio Brunello, Francesca De Marchi Oliveri, Daniele Polita, Aurora Sindico, Romano Zanon). Per il semplice fatto che poi devo anche scriverne, cercando di rendere comprensibile quello che nell’arte contemporanea non deve essere comprensibile per forza. Mi diverto perché ogni volta – ed è la settima esposizione realizzata a Bassano dai Dif.fusori – è una sfida alla capacità di voler “trovare un senso a questa mostra anche se questa mostra un senso non ce l’ha” (citazione parafrasata dal grande Vasco Rossi), almeno all’apparenza. In realtà un senso c’è, ma è volutamente ben nascosto, e riuscire a decifrarlo è meglio che risolvere le crittografie della Settimana Enigmistica.

Non fa eccezione “Extra Omnes – Atto I°”: la nuova mostra targata Dif.fusione, allestita alla Chiesetta dell’Angelo in città e aperta al pubblico per tutto il mese di febbraio (il venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19). La provocazione di turno mette questa volta a confronto e in dialogo le opere di due artisti che amano trasfigurare la figura umana: Mariella Scandola e Andrea Bizzotto. Della prima sono esposte alcune creazioni di digital art che scompongono volti e corpi in forme e movenze sospese nello spazio, fino a renderle quasi invisibili, ma percettibili ad una attenta osservazione, nell’opera intitolata “Persona”. Del secondo è in mostra la pittura materica di corpi senza volto ispirati alle figure della mitologia greca, come il Minotauro che abita “il labirinto della nostra mente”, raffigurazioni simboliche del viaggio dell’autore alla ricerca dell’interiorità dell’essere umano. Contribuisce a creare un’atmosfera da Biennale di Venezia la solita inquietante colonna sonora diffusa in mostra e composta da Giorgio “Piperito” Salomon. Da una parte le forme fluide ed elusive di Scandola, dall’altra il mito come analisi dell’anima, di Bizzotto: è l’insolita minExtra proposta dai MasterChef di Dif.fusione.

Già, ma non abbiamo ancora dato una risposta alla domanda che assilla l’opinione pubblica: perché “Extra Omnes”? Perché citare la formula pronunciata nella Cappella Sistina dal Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, che chiudendo il portone vietato agli estranei, dà l’inizio al Conclave? E perché “Atto I°”? Lo si capisce – o almeno spero di averlo capito – all’inaugurazione.

Dopo il saluto del vicepresidente di Dif.fusione Aps Matteo Bizzotto Montieni, prende infatti la parola il presidente dell’associazione Romano Zanon, incaricato di svelare l’arcano e il filo conduttore dell’esposizione. Zanon incentra il suo intervento sul concetto di “maschera”, che non a caso i latini chiamavano persona. Perché siamo tutti delle maschere, a seconda della situazione, fin da bambini piccoli quando impariamo a mentire – e quindi a mascherare il nostro pensiero – prima ancora di imparare a parlare. Per proteggerci, per quieto vivere, per convenienza: il nostro volto si esprime, il nostro corpo si atteggia, ma non sono altro che le maschere del nostro “io” che non vogliamo mostrare agli altri. Lo scopo di “Extra Omnes”, per come l’ho compreso io, è quindi quello di smascherare la maschera umana: toglierne i lineamenti, attraverso i soggetti delle opere esposte, per far uscire dal corpo (“Extra”) la sua essenza, o se preferite la sua anima, senza finzioni e senza travestimenti. Altro che Settimana Enigmistica: questa è un’edizione speciale della Rivista di filosofia.

Ma siamo solo all’inizio, perché questa specie di azzeramento della figura dell’essere umano sarà progressiva. E la mostra di Mariella Scandola e Andrea Bizzotto ne rappresenta, per l’appunto, l’“Atto I°”. Quest’anno Dif.fusione proseguirà difatti la sua programmazione con altre due mostre, in primavera e in autunno, che continueranno il percorso di “spoliazione” del modo in cui ci presentiamo al mondo esterno, con il nostro volto e il nostro corpo, fino a portarlo all’estremo.

“Nelle opere di questi due artisti – osserva Romano Zanon – c’è una dissolvenza evidente di volti umani, quasi in assenza di una precisa connotazione fisica. Nella mostra che faremo a maggio amplieremo il concetto di dissoluzione, mentre in quella che faremo ad ottobre arriveremo al dissolvimento totale.” Ecco spiegato il sottotitolo del ciclo di “Extra Omnes”: “Dal figurativo all’assenza di ogni figura umana”. Ma se togliamo tutte le nostre maschere esteriori, che cosa rimane, dunque? “È come in quei film di fantascienza dove tengono in mano delle palline luminose – è la metafora evocata da Zanon –. Sono palline di energia. Non sono né corpo, né volto.” Caspita: e io che pensavo di trovarmi ad una mostra d’arte. Sto assistendo invece al remake de “L’invasione degli ultracorpi”.

Vado ora a concludere questo articolo, perché la mia pallina di energia sta per esaurirsi. Per darvi un ultimo spunto su cui discutere al bar, vi lascio alle righe finali del testo di presentazione del progetto espositivo, pubblicato nel catalogo:

“Extra omnes: fuori tutti. Resta la scena. Resta il dispositivo. Resta una presenza senza corpo, una voce senza respiro. Restano i suoni. Forse non stiamo assistendo alla scomparsa della figura umana. Forse stiamo imparando ad abitare la sua assenza.”

Aaah, che meraviglia: immaginare l’assenza. Degli importuni, degli ipocriti, dei falsi amici, del postino che ti porta le raccomandate, degli ausiliari della sosta.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.