AttualitàBassano del GrappaCultura
  • 6 min lettura

Il magnifico mondo di Giada

“Un anno di cultura a Bassano”: in Sala Chilesotti il secondo round della celebrazione di San Bassiano. Tutto quello che avreste voluto sapere sui risultati della cultura in città e non avete mai osato chiedere

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Gen 19, 2026

magzin magzin

Gong! Eccoci al secondo e ultimo round della festa di San Bassiano, divisa per la prima volta dall’amministrazione comunale in due distinti appuntamenti, entrambi mattutini. Ieri la consegna dei premi in Sala da Ponte, oggi altro giro e altra corsa nella Sala Chilesotti del Museo Civico dove già in passato si svolgeva la cerimonia civica del Santo patrono ma con la gente che – diversamente da questa volta – affollava anche gli spazi antistanti l’ingresso della Sala strapiena in ogni ordine di posti, compresi quelli in piedi. Diciamo, in altre parole, che in Museo ho visto dei San Bassiani molto ma molto più partecipati, ma tant’è.

Siamo qui riuniti per quella che ieri è stata annunciata come una “conferenza stampa”, anche se allargata alla cittadinanza. Un incontro che in pratica si sostituisce ai tre momenti topici di quella che era la cerimonia di San Bassiano tradizionale: il discorso del sindaco, il discorso dell’assessore alla Cultura e il discorso del direttore del Museo Civico. Il sindaco Nicola Finco, l’assessore Giada Pontarollo e la direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi sono qui per presentarci comunque lo svolgimento del tema assegnato sul diario: “Un anno di cultura a Bassano”. Ovvero, aggiungo io: tutto quello che avreste voluto sapere sul magnifico mondo di Giada ma non avete mai osato chiedere.

Prendendo la parola, Nicola Ignazio Finco snocciola i numeri che hanno reso il 2025 per la cultura, come afferma lui stesso, “un anno straordinario”. Eccoli qua: 77.361 visitatori ai Musei Civici, 40.098 spettatori ad Operaestate Festival tra spettacoli dal vivo e cinema estivo, oltre 110.000 presenze in biblioteca. Il sindaco sottolinea che il 50% del pubblico del Museo Civico “ha visitato il Museo per la prima volta”, proveniente anche da fuori Regione, e che il 70% “è venuto a Bassano del Grappa per visitare il Museo e le mostre”. Tuttavia, quasi la metà dei visitatori del Museo è over 60. Per questo motivo, commenta, “dobbiamo coinvolgere di più le nuove generazioni”. Finco parla anche di vile ma necessaria pecunia: nell’anno passato il Comune ha investito oltre 4 milioni e 430mila euro nell’Area Cultura e Musei, mentre oltre 1 milione e 850mila euro sono state le risorse impegnate per il progetto “Città Veneta della Cultura 2025”.

Il tema centrale dell’intervento finchiano, analogamente a ieri, è però la candidatura di Bassano del Grappa a Capitale Italiana della Cultura 2029, di cui il sindaco traccia la “timeline” e il piano di lavoro in vista della presentazione del dossier di candidatura a settembre di quest’anno, coinvolgendo nei tavoli di confronto previsti allo scopo “istituzioni pubbliche e territoriali, partner economici e sociali, ecosistema culturale e comunità”. È insomma l’apoteosi del Fincus Ex Machina, quello che sa prendere in mano e risolvere la situazione. Ma la conclusione del suo discorso, riferita ai risultati della cultura in città, è profondamente ecumenica: “Se oggi abbiamo questi numeri, è grazie agli investimenti di tutte le amministrazioni che si sono succedute.” Amen.

E il magnifico mondo di Giada? Eccolo qua. Tocca infatti all’assessore alla Cultura nonché al Turismo Giada Pontarollo entrare più nel merito dei numeri di Bassano Meravigliosa.

L’esponente di giunta esordisce ribadendo l’importanza della nomina a Città Veneta della Cultura 2025, con la conseguente creazione del “logo identitario della città” ovvero “BDG. È tutto qui”. Sono state 6 le mostre realizzate al Museo Civico nel corso dell’anno. L’ultima della serie, quella di Segantini, in corso fino al 22 febbraio, ha raggiunto ieri 61.296 visitatori ma anche la mostra fotografica di Brassaï si è difesa molto bene, con quasi 30.000 biglietti staccati. Sono state inoltre quasi 1.300 presenze quelle registrate al ciclo di conferenze “Incontrarsi al Museo Civico”, 24 le mostre allestite in spazi concessi in altri luoghi comunali o ad uso del Comune come la chiesa di San Giovanni, oltre 900 i nuovi iscritti alla Biblioteca Civica. In merito poi ad Operaestate Festival, le cifre sono sempre rutilanti: proposti l’anno scorso 116 spettacoli, ambientati in 50 luoghi diversi, con oltre 500 artisti provenienti da 14 Paesi. E poi ancora le residenze artistiche, il progetto Dance Well, la stagione teatrale, eccetera eccetera.

Accidenti: con tutte queste informazioni a pioggia, stavo per dimenticarmi l’evento clou della cultura 2025. E cioè il grande restauro del Cavallo Colossale di Antonio Canova, di cui sono già stati scritti ippodromi di parole e che sarà anche presentato in giugno a Londra, assieme a Venice in Peril Fund. Cambia quindi la prima frase da imparare alla prima lezione del corso di inglese: “The horse is on the table”.

BDG, è tutto qui? Macché, c’è anche il Marchio d’Area. Lo riferisce lo stesso assessore Pontarollo, nella sua veste di referente al Turismo: sta proseguendo il “percorso di creazione” del Marchio d’Area assieme all’IPA Pedemontana del Brenta e lo scorso dicembre “è stato approvato il progetto strategico per lo sviluppo dell’offerta turistica” che riguarda quattro “prodotti” del territorio interessato: trekking ed escursionismo; bike, e-bike e cicloturismo; cultura; prodotto enogastronomico. Quando riusciremo a vedere un concreto, ufficiale e soprattutto efficace Marchio d’Area in quel di Giadaland? Si accettano scommesse.

Alla direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi spetta infine il compito, secondo consuetudine, di presentare le nuove donazioni al Museo grazie alla generosità di cittadini benemeriti. Ma la vera news, riferita dalla direttrice, è il progetto di restauro dell’Erbario Egiziano di Brocchi, in occasione dei 200 anni dalla morte di Giovanni Battista Brocchi. Tra le “sfide” del Museo Civico del 2026 vi è anche il riallestimento della Sezione Archeologica “Virgilio Chini” che sarà ripensata in veste espositiva più moderna e più accessibile in collaborazione col Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova.

Caspita, quanta roba in questo “Anno di cultura a Bassano”. Tutto esaurito, fra i temi presentati? Non proprio, a giudicare dalla battuta che mi dice qualcuno ad incontro concluso: “Mi fischiano le orecchie da quanto ho sentito parlare del Museo Remondini.”

Infine due annotazioni conseguenti ad altrettante domande al sindaco giunte dal pubblico. La prima è dell’ex direttore dell’Archivio di Stato di via Beata Giovanna Giovanni Marcadella, che ricorda che quest’anno scade la convenzione col Ministero per garantire la continuità operativa dell’Archivio di Stato medesimo e invita l’amministrazione a tenerne conto. “Il Ministero ci ha aumentato l’affitto – replica Finco –. È l’arroganza dello Stato che ci dice: “Vuoi il servizio? Me lo paghi”. Non è logico che il Comune di Bassano e gli altri Comuni paghino 50.000 euro allo Stato per far funzionare una struttura dello Stato.” La questione ovviamente è ancora aperta, ma con simili presupposti è lecito non escludere che l’Archivio di Stato possa essere archiviato.

Un altro spettatore chiede invece se l’amministrazione sia intenzionata o meno ad acquistare King Kong Rhino, il rinoceronte d’acciaio specchiato, realizzato dall’artista Li-Jen Shih, che ormai da quasi sette anni funge da attrazione turistica sul belvedere di Palazzo Sturm. “L’artista, per venderlo, chiede 300.000 euro – risponde il sindaco –. 300.000 euro li spendiamo certamente in cultura, ma per altre iniziative. Quindi il rinoceronte o ce lo regala oppure non se ne fa niente e se lo porta via. Per il momento rimane lì.”

Ergo: all’amministrazione comunale, visto l’alto prezzo di vendita, di acquistare King Kong Rhino non gliene importa un corno.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.