Un buco senza fondo. È il gioco d’azzardo, autentica piaga del nostro tempo: videolottery, slot machine, lotto e Superenalotto, scommesse online, scommesse sportive, casinò online, gratta e vinci e chi più ne ha più ne perda. Un autentico gioco al massacro, nel vero senso della parola, che sottrae risorse gigantesche all’economia reale e crea rovinosi scompensi al portafoglio di moltissime famiglie. Faccio un semplice esempio, relativo al gioco d’azzardo più “popolare” e in quanto tale ancora più pericoloso degli altri: in Italia si acquistano 4.116 gratta e vinci al minuto, con una spesa media di circa 23.000 euro al minuto. Questo significa che nei pochi minuti necessari a leggere questo articolo, in Italia saranno stati bruciati oltre 100.000 euro, e solo di gratta e vinci. Altro che Turista per sempre, qui si rischia di diventare degli illusi per sempre.
Ma una cosa è considerare il fenomeno secondo le percezioni generiche, un’altra invece è sottolinearne la gravità con dati reali alla mano. È quanto viene presentato al convegno “Il buco nero del gioco”, ospitato al Palazzo delle Competenze a Bassano e fortemente voluto da Simone Costenaro, che del Palazzo delle Competenze è il fondatore e lo spiritus movens. Un vero e proprio momento della verità – al quale assiste un qualificato pubblico di imprenditori, operatori sociali e amministratori pubblici – introdotto e moderato da Oscar Mazzocchin, assessore comunale a Cassola e già assessore comunale a Bassano del Grappa, da sempre sensibile a questo problema di devastante impatto sociale. Ma anche di sconvolgente impatto economico, come emerge dal primo dei due interventi dell’incontro, affidato proprio a Simone Costenaro. Dalle sue parole, e soprattutto dai suoi numeri, ci si rende infatti conto di come e soprattutto di quanto l’azzardo sottragga risorse all’economia reale.
L’analisi di mister Palazzo delle Competenze ha preso in esame il territorio del Distretto 1 dell’Ulss 7 Pedemontana, composto da 23 Comuni con oltre 157 mila abitanti. Ebbene: in questo comprensorio nel solo 2024 sono stati allocati nel gioco d’azzardo quasi 300 milioni di euro, per l’esattezza 298.054.276 euro. Un valore che, se confrontato con il gettito fiscale, equivale al 50% dell’importo delle imposte nette pagate dai contribuenti del territorio. Un dato ancora più clamoroso se considerato sul piano individuale: i grafici dimostrano come nel Distretto 1 dell’Ulss 7 circa l’8,6% del reddito medio nel 2024 sia stato destinato al gioco d’azzardo. In termini assoluti, questo si traduce in una perdita stimata ad oltre 47 milioni di euro: risorse che non tornano più nelle disponibilità delle famiglie.
Nel suo intervento, Simone Costenaro parla anche di “costo opportunità” e cioè di cosa sarebbe potuto accadere agli oltre 298 milioni di euro impegnati in giochi d’azzardo nel nostro territorio nel 2024 se fossero stati impiegati in strumenti finanziari tradizionali. Attraverso simulazioni, è risultato che al 1° gennaio 2025 l’investimento ipotetico di quella somma nel FTSE MIB (e cioè in titoli di Borsa) avrebbe generato una crescita stimata di oltre 93 milioni di euro; investita invece in BTP Valore Titoli di Stato avrebbe comunque prodotto un rendimento positivo, pari a circa 9,6 milioni di euro. Un confronto finalizzato “a rendere evidente la distruzione di valore economico generata dal gioco d’azzardo rispetto ad alternative produttive”.
“Il gioco d’azzardo – è il messaggio conclusivo di Costenaro – non è solo una questione individuale, ma un buco nero economico e sociale che drena risorse dal territorio, impoverendo famiglie, imprese ed economia reale. Rendere visibili questi numeri significa offrire strumenti di lettura più consapevoli e favorire prevenzione, responsabilità e capacità di intervento, soprattutto da parte di chi opera quotidianamente a contatto con i flussi economici delle persone.” Già: ma quali sono, per l’appunto, i margini di intervento per arginare il fenomeno?
Il vero problema è “che non si tratta di vietare ma di regolamentare un fenomeno sfuggito di mano, anche perché manca una vera e propria legge organica che regola la materia del gioco d’azzardo”. Ad affermarlo è Filippo Torrigiani, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, specializzato nel contrasto al GAP (gioco d’azzardo patologico) e nell’analisi delle infiltrazioni mafiose nel settore economico, relatore del secondo intervento all’incontro di Bassano. Per Torrigiani creare consapevolezza sugli impatti negativi del fenomeno dell’azzardo, che lui chiama “sistema predatorio”, è una vera e propria missione che svolge con incontri pubblici e incontri nelle scuole in tutta Italia. L’esperto consulente della Commissione Parlamentare Antimafia presenta una serie di dati e numeri che lasciano a bocca aperta, ne citerò solo alcuni per rendere l’idea.
In vent’anni e cioè dal 2004 al 2024 il volume di soldi spesi al gioco in Italia è stato pari a 1.774 miliardi di euro: una somma abnorme, comparabile al valore del PIL nazionale del 2021 che ammontava a 1.782 miliardi di euro. In Veneto, i soldi veicolati nei canali d’azzardo sono stati 6 miliardi e 249 milioni di euro nel 2021 e 9 miliardi e 37 milioni nel 2024 con un incremento in soli quattro anni del +43%. E fa specie la “forbice” nazionale in aumento tra il 2023 (oltre 147 miliardi di euro giocati) e il 2024 (157,4 miliardi). Cifre di gran lunga superiori alla spesa per i beni di largo consumo (cibi, prodotti per l’igiene eccetera) che è stata di 134 miliardi di euro e anche alla spesa sanitaria, attestatasi nel 2022 a 128 miliardi. Potrei continuare ancora con i numeri presentati a Bassano ma penso che siano sufficienti a delineare il preoccupante quadro della situazione e mi fermo qui.

E allora come se ne esce? Visti i presupposti e l’enorme invadenza del fenomeno sulla popolazione, uscirne appare una autentica Mission: Impossible. Almeno finché la politica, come lamenta il relatore, non prenderà coscienza del problema. Filippo Torrigiani indica però due possibili soluzioni per limitare gli effetti di questa che è una vera e propria emergenza. La prima è la riduzione dell’esorbitante offerta dei giochi d’azzardo: per fare un solo esempio, oggi in Italia ci sono oltre 8.000 tipologie di scommesse sportive. La seconda è la rintracciabilità dei flussi finanziari che per il gioco d’azzardo non è prevista. È per questo motivo, come rivela il consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, che il settore del gioco d’azzardo rappresenta un enorme bacino di riciclaggio di denaro da parte delle mafie. E il problema continua a persistere, come rimarca il relatore, “col silenzio assordante delle categorie economiche e sociali del Paese”.
Eccolo qua, dunque, “il buco nero del gioco”. Che genera un collasso gravitazionale per le tasche degli italiani come i buchi neri nell’universo. Ci vorrebbero tanti incontri come quello al Palazzo delle Competenze per creare una vera coscienza nazionale sul problema che però rimarrà tale fintantoché il barista dell’autogrill dell’autostrada, nel farti lo scontrino del caffè, ti chiederà anche di comprare il gratta e vinci.
