Ma che fine ha fatto il “Green Deal”? È ancora in vita il piano europeo varato nel 2019 dalla signora von der Leyen per promuovere la transizione ecologica nell’economia, nell’energia, nei trasporti e nell’industria, dando impulso alle fonti energetiche rinnovabili allo scopo di garantire un futuro più sostenibile? Non se ne sente più parlare già da tempo, avversato com’è anche dal signor Trump, visto che oltre il 50% dell’export dei beni Usa in Europa è legato ai combustibili fossili e la svolta ecologia dell’Ue rappresenterebbe una minaccia per le esportazioni americane. Noi stessi, in generale, proviamo una sensibilità meno “ambientalista” di pochi anni fa e Greta Thunberg è sparita dai radar della pubblica opinione.
Ma arrivano momenti in cui ti tocca diventare ecologista a prescindere, messo alle strette dall’improvvisa impennata dei prezzi dei carburanti, dalla chiusura dello stretto di Hormuz dove transitano le petroliere e dal monito lanciato dal Qatar che ha minacciato che se la guerra continua, il Golfo potrebbe fermare l’export dell’energia. E tutto questo perché sempre il signor Trump ha deciso assieme ad Israele di attaccare l’Iran, generando un conflitto che si sta estendendo di ora in ora a macchia di petrolio nella regione arabo-mediorientale, nella speranza che non si allarghi alla nostra area del Mediterraneo che già vede schierate navi da guerra europee e statunitensi a protezione di Cipro, dove la base della Royal Air Force britannica di Akrotiri è stata colpita da un drone iraniano.
Per questo motivo è “prioritario investire sulle fonti rinnovabili”. Parola di Erik il Verde. Da non confondere con Erik il Rosso, il leggendario ma realmente esistito esploratore norvegese famoso per aver fondato poco prima dell’anno 1000 il primo insediamento europeo in…Groenlandia. Ma guarda che storia: ovunque ti giri, il fantasma di Trump compare sempre. Erik il Verde altri non è che l’onorevole Erik Pretto, deputato vicentino della Lega. “Verde” non solo per i colori sociali del suo partito ma anche e soprattutto per il messaggio da lui lanciato, con un comunicato stampa trasmesso in redazione, sulla necessità di investire su fonti alternative all’energia fossile.
“L’attuale scenario internazionale continua ad essere caratterizzato da forti tensioni economiche e geopolitiche, che stanno incidendo in modo significativo sui mercati energetici – dichiara l’on. Pretto –. L’aumento dei costi dei combustibili fossili, insieme alla volatilità dei prezzi delle materie prime, rappresenta oggi una delle principali criticità per imprese e famiglie, con effetti diretti sulla competitività del sistema produttivo e sulla stabilità economica. La riduzione dei margini per molte aziende rischia infatti di tradursi in minori investimenti, in maggiore precarietà occupazionale e di conseguenza in una crescente fragilità sociale. In questo contesto, il tema dell’approvvigionamento energetico assume pertanto un ruolo sempre più centrale.”
“La dipendenza dalle fluttuazioni dei mercati internazionali – prosegue il parlamentare – espone il Paese a rincari improvvisi che possono compromettere la continuità produttiva, soprattutto nei settori industriali ad alto consumo energetico; è il caso tipico del nord-est, la cui economia si fonda prevalentemente sulle imprese manifatturiere. Una risposta concreta a questa problematica può arrivare da un maggiore impulso nello sviluppo delle energie rinnovabili, con particolare riferimento al fotovoltaico da installare sulle coperture degli edifici o sulle aree già impermeabilizzate, ma anche al nucleare di nuova generazione.”
“Quanto al fotovoltaico – aggiunge –, in Italia esiste un enorme potenziale ancora inutilizzato: migliaia di metri quadrati di superfici disponibili sui tetti di capannoni industriali, strutture logistiche e complessi produttivi, nonché aree destinate alla sosta dei veicoli, che potrebbero essere agevolmente destinati all’installazione di impianti solari. La valorizzazione di questi spazi rappresenterebbe non solo un passo importante verso la transizione energetica, ma anche uno strumento strategico per mitigare gli effetti delle crisi globali e delle oscillazioni dei mercati energetici.”
“La produzione diffusa di energia rinnovabile consentirebbe alle imprese di essere più autonome nella produzione di energia, sostenendo minori costi e rafforzando la resilienza del sistema industriale nazionale – osserva il deputato leghista –. Favorire la competitività delle imprese significa anche tutelare l’occupazione, che rappresenta uno dei pilastri della tenuta sociale dei territori e della coesione delle comunità. Quando la disoccupazione e la precarietà aumentano, infatti, crescono le difficoltà economiche delle famiglie, con effetti diretti sulla stabilità sociale e sulla qualità della vita.”
“Alla luce di queste considerazioni, è sempre più importante che il Governo presti particolare attenzione allo sviluppo del fotovoltaico e delle energie rinnovabili, soprattutto nelle aree strategiche per la produzione nazionale – conclude l’on. Erik Pretto –. Politiche di incentivazione mirate, procedure autorizzative più snelle per gli impianti non impattanti e programmi che favoriscano l’utilizzo delle coperture industriali potrebbero rappresentare strumenti decisivi per rafforzare la sicurezza energetica e garantire uno sviluppo economico sostenibile nel lungo periodo. Una sfida ambiziosa, che deve essere colta.”
Così parlò Erik il Verde. E meno male che, almeno per questa volta, la Groenlandia non c’entra.
